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Il pensiero computazionale è la capacità di trovare soluzioni a carattere algoritmico, così precise e definite da poter chiedere ad una macchina o ad un robot di eseguirle per noi. Con tutta evidenza, non si tratta di matematica e neppure di informatica. E’ senz’altro qualcosa di strettamente vicino alla logica. La logica convive con la sintassi e l’analisi, è presente in tutte le attività della vita, non solo scolastiche.
Il pensiero computazionale è proprio questo: la capacità di descrivere un procedimento costruttivo che porti alla soluzione di una determinata situazione problematica. Avere pensiero computazionale vuol quindi dire essere in grado di attivare un processo mentale che permetta di risolvere problemi di varia natura utilizzando metodi e strumenti specifici, scomponendoli dapprima in tanti step, cercando di trovare una soluzione ad ogni fase per arrivare così più facilmente a quella finale. Naturalmente la soluzione trovata deve essere sempre verificata, attraverso una fase esperenziale o attraverso una simulazione della situazione presentata.
Il Raspberry è un computer dalle ridottissime dimensioni che nasce con l’obiettivo di offrire al pubblico un dispositivo in grado di affiancare, alle tradizionali performances dei computer moderni, prestazioni discrete ad un costo contenuto. Soprattutto la presenza di una GPIO (general purpose input-output) consente l’interazione del dispositivo con il mondo reale, mediante la realizzazione di una pluralità di progetti, tutti differenti ed originali tra loro, che affascinano la comunità degli appassionati, come l'orologio parlante illustrato nella figura. Tra i valori educativi di questo approccio vi è quello di valorizzare gli oggetti, anche quando sono rotti o sembrano inutilzzabili.
La presenza delle tecnologie a scuola e la necessità di personalizzare l’apprendimento suggeriscono nuove domande sui processi di organizzazione della conoscenza e sollecitano una diversa organizzazione della didattica. Come può essere programmato un insegnamento che sia attuale rispetto alle tecnologie, ma in grado di salvaguardare i processi di base, in particolare la memoria? L’articolo offre alcune riflessioni utili a dipanare la questione.
L’articolo offre alcuni punti di riflessione su quanto ha prodotto nella scuola l’introduzione emergenziale della didattica a distanza e delle tecnologie basate sulla rete. In particolare, viene evidenziato il potenziale inclusivo e collaborativo delle tecnologie, a condizione che vi sia una competente gestione da parte del corpo docente.
Gli studi sulla metacognizione dimostrano come la didattica metacognitiva sia in grado di stimolare la riflessione e la consapevolezza sui processi mentali del bambino, promuovendo un monitoraggio attento delle attività proposte, oltre che la condivisione di strategie e l'insegnamento reciproco tra pari (Cornoldi, De Beni e Gruppo MT, 2001). Per queste ragioni è stato progettato un intervento indirizzato sia ai bambini che ai docenti, partendo dall'ipotesi che un miglioramento delle abilità metacognitive possa incidere positivamente sul benessere scolastico generale.
Riordinando lo studio, mi torna tra le mani l’agenda 2019/20 ed un particolare mi balza subito agli occhi: la netta differenza di usura e di consistenza delle pagine da marzo in poi; un crescendo di appunti e appuntamenti che si intrecciano moltiplicandosi. Ricordi non lontani nel tempo riaffiorano alla mente, anche se sembra passato un secolo.
Inevitabile riconoscere il momento storico a cui mi riferisco: la pandemia covid 19. L’agenda è testimone fedele di cosa quel periodo abbia significato per me e per altri addetti al digitale nella scuola. Nel giro di pochi giorni, cercando di trasformare la difficoltà in opportunità, gli istituti dei vari ordini di scuola si sono dovuti reinventare logisticamente e didatticamente per poter continuare a garantire il servizio educativo ai milioni di bambine e bambini e ragazze e ragazzi italiani.
Presto i cellulari potrebbero essere di nuovo ammessi tra i banchi di scuola italiani. Forse non tutti sanno che, al momento nella nostra Penisola, vige il divieto di utilizzo di tutti i dispositivi elettronici durante le lezioni per una normativa introdotta nel 2007.
Educare.it propone un corso a distanza che insegna ad utilizzare una serie di programmi gratuiti per realizzare attività didattiche coinvolgenti, interattive e multimediali, da utilizzare anche per la didattica a distanza. Si tratta di competenze sempre più necessarie per una professionalità docente capace di intercettare l'interesse di alunni "nativi digitali" e per supportare gli apprendimenti di coloro che manifestano bisogni educativi speciali. Il corso è organizzato in moduli, che ciascuno sceglie sulla base delle proprie preferenze e necessità, al termine dei quali si riceve un attestato di partecipazione relativo al singolo modulo frequentato.
Per ulteriori informazioni si invita a consultare l'ambiente e-learning di Educare.it: https://www.educare.it/fad
Una scuola non scuola, uno spazio di conoscenza e un laboratorio didattico alla scoperta delle grandi sfide della contemporaneità. Fondazione Giangiacomo Feltrinelli presenta Scuola di Cittadinanza Europea, la nuova proposta formativa con oltre 30 progetti sui temi della cittadinanza e della formazione civica, rivolti alle scuole primarie e secondarie per l’anno scolastico 2017/2018.
La dimensione digitale permea ogni aspetto della vita contemporanea, dall’educazione alle relazioni sociali, dal lavoro all’etica. Per affrontare consapevolmente questa rivoluzione, la Fondazione Scintille di Futuro ETS, Edulia Treccani Scuola e l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, con il patrocinio dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e il sostegno di Namex, hanno ideato “Scuola Onlife”, un progetto educativo gratuito dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado.
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