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La riabilitazione a distanza in età evolutiva

logopedia da casaL’articolo descrive gli elementi necessari alla struttura della riabilitazione a distanza dei disturbi specifici di sviluppo in età evolutiva. Nella seconda parte viene presentata un’esperienza di terapia logopedica pensata e realizzata nel corso del lockdown e delle successive limitazioni, con alcune riflessioni sulle possibilità di mantenere, una volta risolta l’emergenza, un modello integrato di terapia riabilitativa logopedica in età evolutiva, sia in presenza sia a distanza.

 

Introduzione

La riabilitazione logopedica in età evolutiva è un argomento vasto ma “costretto” in rigidità operative, che poi diventano di contenuto, spesso determinate da esigenze economico organizzative e da punti di vista ristretti. Le rigidità operative sono spesso imposte da chi non è riabilitatore, ma che presume di sapere come deve essere realizzata la riabilitazione.

La riabilitazione è come l’elefante della fiaba, in cui alcuni ciechi, toccandone ciascuno una parte diversa, si sono poi messi a litigare a lungo, ciascuno sostenendo, con sicurezza, di avere la verità su cos’era un elefante, ma in realtà ciascuno parlava della piccola parte che era riuscito a toccare (neanche vedere). L’intervento riabilitativo mirato sia all’apprendimento degli strumenti di base (lettura, scrittura, numero e calcolo), sia al loro uso integrato nel percorso scolastico e quotidiano, necessita di una esercitazione giornaliera, con contenuti e metodi calibrati sulle caratteristiche del bambino e del suo disturbo in quel momento, in quel livello di sviluppo. Tutte le componenti da automatizzare vanno esercitate, “allenate” in un modo preciso e frequente. Poiché ogni bambino e ogni famiglia sono diverse, le modalità (il come) e le esercitazioni (il cosa) devono essere personalizzate da parte del riabilitatore.

La pratica del metodo di studio, con gli strumenti di base, è il passo successivo agli apprendimenti strumentali. Anche questa abilità va perseguita in modo personalizzato.

Per l’intervento nei disturbi del linguaggio valgono gli stessi criteri: tutte le componenti coinvolte dal disturbo vanno educate ed esercitate, “allenate” in un preciso modo e con costanza quotidiana. Anche per i disturbi di linguaggio, il “come” e il “cosa” devono essere calibrate e praticate con il riabilitatore, con precisa attenzione alla dimensione relazionale e psicologica.

T-islessia: un progetto sperimentale di riabilitazione

In una pubblicazione dal titolo: T-islessia: riabilitazione a distanza. Un progetto sperimentale per la tv interattiva (2008), Giacomo Stella, Sonia Arina e Anna Conti precisano la differenza della riabilitazione in età evolutiva da quella in età adulta, dove sono chiari gli obiettivi da reintegrare e ci si può basare sull'esperienza pregressa del paziente. Nella «rieducazione dei DSS (Disturbi Specifici di Sviluppo) in età evolutiva il processo di acquisizione risulta ancora in atto, non ha raggiunto forme di stabilizzazione e utilizza una struttura cognitiva costituzionalmente e selettivamente debole, caratterizzata da deficit funzionali dovuti ad alterazioni di natura neurobiologica, in uno o più processi modulo-specifici. In questo caso non si tratta di riapprendere abilità già acquisite, ma di promuovere l’acquisizione di abilità non ancora strutturate e in difficoltà di sviluppo. Gli interventi attivati dovranno quindi prevedere forme e modi di sostegno a uno sviluppo che si presenta a rischio di patologia. Nel caso di bambini con DSS, il sistema cognitivo, seppure integro, presenta aspetti citoarchitettonici e morfofunzionali con sfumate peculiarità (Galaburda et al., 1985), che investono una o più aree corticali e possono essere ritenute responsabili del deficit funzionale» (pag. 213).

Proprio per queste peculiarità, il bambino con DSS non riesce a mantenere traccia delle esperienze di apprendimento, rendendo necessaria una reiterazione intensiva degli stimoli, per tempi prolungati, con variabilità di forme e contesti per evitare l’assuefazione e la caduta della motivazione.

Gli autori precisano un’altra condizione che la riabilitazione a distanza permette di rispettare: la variabilità. I disturbi specifici si presentano con una marcata variabilità interindividuale, con uno spettro eterogeneo di profili con deficit funzionali sottostanti diversi. Altrettanto marcata è la variabilità intra-individuale, poiché il profilo funzionale di uno stesso bambino si modifica nel corso del tempo, spontaneamente o guidato dai processi di apprendimento e dai compensi che ogni soggetto attiva.

Non secondariamente, l’intervento (ri)abilitativo deve essere precoce, va attivato nella fase iniziale della costruzione delle abilità, per prevenire la strutturazione di risposte devianti e ridurre il deficit funzionale fornendo strumenti vicarianti efficaci. È, quindi, necessario intervenire non appena le difficoltà iniziano ad ostacolare il percorso di apprendimento, anche in anticipo sulla definizione di una diagnosi certa e prima che si strutturi un disturbo conclamato (Stella e coll. 2008, pag. 214).

Altre due condizioni sono essenziali: la riabilitazione deve essere intensiva e specifica. La rarefazione dell’intervento specialistico in qualche seduta settimanale non può ottenere i risultati necessari. È necessario strutturare l’intervento in modo da mantenere la massima individualizzazione e una frequenza giornaliera. A questo proposito, gli autori affrontano un nodo spesso ignorato: le condizioni necessarie di intensità e di individualizzazione si scontrano con la carenza di strutture dei servizi territoriali per l’intervento riabilitativo e la difficoltà a modificare l'organizzazione scolastica.

Le possibilità di affrontare queste limitazioni dovrebbero orientarsi ad una integrazione fra scuola e servizi specialistici, sempre più difficile per la mancanza di tempo e un’organizzazione dei servizi sempre più centrata sulla “prestazione”. Accanto alle attività di rilevamento precoce dei disturbi, che in molti contesti si stanno effettuando da tempo, è necessaria una collaborazione che chiarisca in modo condiviso le condizioni sottostanti alle difficoltà che il bambino presenta e le misure compensative da mettere in atto.

Poiché l’intervento (ri)abilitativo tempestivo, specifico e intensivo è quasi impossibile da attivare presso i servizi territoriali, Stella e collaboratrici propongono l’autorieducazione, cioè portare la “rieducazione al bambino, anziché il bambino alla rieducazione”. Questo rovesciamento di prospettiva apre percorsi alternativi all’unica possibilità di usufruire della riabilitazione presso le sedi dei servizi sanitari territoriali, che possono essere distanti dalle abitazioni dei bambini, con orari talvolta molto vincolanti e spesso con liste d’attesa lunghe nel tempo.

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Autrice: Barbara Peroni, logopedista, opera da quasi quarant'anni nel Servizio Età Evolutiva di una ASL. Laureata anche in Scienze dell'educazione, ha collaborato con il gruppo di Studio e Ricerca sull'Handicap dell'Università di Verona, in attività di ricerca e di formazione. Al suo attivo annovera numerose formazioni a insegnanti sui disturbi di apprendimento e sulla Comunicazione Aumentative Alternativa.


copyright © Educare.it - Anno XX, N. 9, settembre 2021