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La testa ben fatta: l’istruzione secondo E. Morin - Le finalità dell’insegnamento


Le finalità dell’insegnamento

Nel cap. 8 egli cerca di definire le finalità dell’insegnamento nei tre gradi della primaria, della secondaria e dell’università.
Per quanto riguarda la scuola primaria, il fine è di partire dall’essere umano, nella sua duplice natura di essere biologico ed essere culturale. Bisogna raccontare l’avventura cosmica unendo le domande sulla condizione umana con le domande sul mondo.
Bisogna rispondere alla domanda “che c’è una cosa”, vedendo nella cosa non un semplice oggetto, ma un “sistema”, un’unità che assimila parti diverse in un contesto.
Bisogna imparare ad andare oltre la causalità lineare causa-effetto, e apprendere la mutua causalità o causalità circolare: la causa provoca un effetto che può causare un altro effetto divenendo, a sua volta, causa.

Fermo restando l’insegnamento più propriamente contenutistico della lingua, dell’ortografia, della storia e dell’aritmetica, nella scuola primaria si deve cominciare ad insegnare ad apprendere la vita, e ciò avviene secondo due vie, la via interiore e la via esteriore. La via interiore passa per l’auto-analisi e l’auto-critica.

La via esteriore passa per l’introduzione alla conoscenza dei media:
Poiché i ragazzi si trovano immersi precocemente nella cultura mediatica (televisione, giochi, video, annunci pubblicitari, ecc.), di conseguenza il ruolo del maestro non è quello di denunciare, ma di far conoscere i modi di produzione di questa cultura” [5].

Per quanto riguarda la scuola secondaria, essa è il luogo dell’apprendimento della cultura e del dialogo fra cultura umanistica e cultura scientifica. La storia deve cogliere i caratteri multidimensionali o complessi delle realtà umane. Dovrebbe essere istituito un insegnamento raccorpato delle scienze umane, perché uno è l’uomo e non diviso nelle sue componenti.
Gli studi scientifici dovrebbero convergere nello studio della condizione umana.
La filosofia dovrebbe riflettere sulla conoscenza scientifica e non scientifica, e sul ruolo delle tecno-scienze, che nella nostra società hanno assunto un ruolo preponderante, e discutere della problematica della razionalità e della razionalizzazione. La matematica deve essere insegnata in quanto forma di pensiero logico impiegato nelle operazioni di calcolo.

In conclusione:
I programmi dovrebbero essere sostituiti da guide d’orientamento che permettano agli insegnanti di situare le discipline nei nuovi contesti: l’Universo, la Terra, la vita e l’umano.” [6]
Occorre anche un confronto con la cultura mediatica che non deve essere disdegnata dagli insegnanti, in quanto i giovani se ne nutrono. I film sono come le tragedie e i romanzi: ci parlano delle paure e delle ossessioni della nostra vita.
Per quanto riguardo l’Università, essa deve insegnare l’autonomia della coscienza, la problematizzazione, il primato della verità sull’utile, l’etica della conoscenza. Essa, adattandosi ai bisogni della società contemporanea, realizza la sua missione nella conservazione, trasmissione e arricchimento del patrimonio culturale.

La riforma del pensiero che Morin propone esige la riforma dell’università. Egli propone una riorganizzazione generale delle facoltà, dei dipartimenti su un riaccorpamento pluridisciplinare intorno a un nucleo organizzatore sistemico (ecologia, scienze della Terra, cosmologia). Propone, quindi, di istituire una facoltà del cosmo; una facoltà della Terra che comprenda scienze dalla Terra, ecologia, geografia fisica e umana; una facoltà della vita, una facoltà dell’umano che comprenda la preistoria, l’antropologia biologica, l’antropologia culturale, , le scienze umane sociali ed economiche; un’intera facoltà consacrata alla storia che comprenda la storia mondiale; una facoltà dei problemi mondializzati; la conservazione della facoltà di lettere con un’apertura alle arti e al cinema, e una facoltà epistemologica o trans-disciplinare che preveda dei corsi per insegnamenti comuni e che verta sui presupposti dei diversi saperi e sulla possibilità di farli comunicare.
Tutto ciò è astratto? La riforma del pensiero proposta da Morin è suggestiva, può sembrare estemporanea, ma è necessaria per la salvaguardia del mondo umano. Il riduzionimo [7], la frammentazione delle discipline, ci fanno perdere l’unità e la complessità dell’umano, del mondo e della natura, sottomettendoci alle tecnologie e alle macchine che abbiamo creato, portandoci all’autodistruzione.

La riforma di pensiero è una necessità democratica chiave: formare cittadini capaci di affrontare i problemi del loro tempo; frenare il deperimento democratico, che è suscitato in tutti i campi della politica dall’espansione dell’autorità degli esperti, degli specialisti di tutti i tipi, che limita progressivamente la competenza dei cittadini.” [8]
Morin critica la razionalità scientifica in nome non di un irrazionalismo, ma in nome di una razionalità superiore, una razionalità aperta contro una razionalità chiusa, che si presta, al contrario di quest’ultima, agli sconfinamenti delle discipline. Egli auspica la fondazione di un nuovo paradigma e di un nuovo umanesimo che non abbia però il carattere di supremazia dell’uomo sulla natura, in quanto l’uomo è parte della natura e la natura è parte dell’uomo.
La sua è una concezione ologrammatica [9] dell’universo in cui la parte è nel tutto e il tutto è nelle parti. Ciò implica il principio di interdisciplinarietà/multidisciplinarietà/pluridisciplinarietà per conoscere il mondo.


Note:

[1] E. Morin, La testa ben fatta, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000

[2] Per sistema s’intende con von Bertalanffy che ”un tutto è più dell’insieme delle parti che lo compongono”, op. cit., p.21

[3] Essa pone questi problemi fondamentali:” che cos’è il mondo, che cos’è la nostra Terra? da dove veniamo?”, op. cit., p.31

[4] op. cit., p.55

[5] op. cit, p.80

[6] op.cit., p.81

[7] Il riduzionismo è riduzione della conoscenza alla conoscenza additiva dei suoi elementi e riduce il conoscibile a ciò che è misurabile, quantificabile, formalizzabile.

[8] op. cit., p. 108

[9]Questo concetto lo ritroviamo nelle Indicazioni nazionali per i piani personalizzati nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado.


Autore: Eugenio Tipaldi è laureato in filosofia ed ha sempre insegnato in scuole “di frontiera”: per sei anni presso la scuola media “Giovanni XXIII” di Sant’Antimo, in provincia di Napoli; per due anni presso la scuola media “Guarino” a San Pietro a Patierno, periferia di Napoli; per sette anni presso la scuola media “Pasquale Scura”, sita nei Quartieri Spagnoli di Napoli.
Attualmente insegna presso la scuola media “Santa Maria di Costantinopoli” di Napoli.
E’ autore di un libro di poesie: “La malattia mortale della gioventù” (Editrice Letteraria Internazionale, Ragusa 1996) e del pamphlet polemico: “Diario scolastico. le vicissitudini di un insegnante in una scuola a rischio di Napoli” (Oppure editore, Roma 2004).


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 7, Giugno 2005