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L'inserimento scolastico degli alunni stranieri. Lo sfondo culturale e giuridico - Lo sfondo pedagogico delle Circolari del Ministero della Pubblica Istruzione

 

Lo sfondo pedagogico delle Circolari del Ministero della Pubblica Istruzione

Le indicazioni del Ministero della Pubblica Istruzione non riguardano solo gli aspetti amministrativi e burocratici, ma forniscono veri e propri indirizzi educativi proponendo di leggere l’ingresso dei bambini stranieri nella scuola in termini di risorsa e di opportunità educativa. L’attenzione delle prime circolari è sicuramente centrata sugli aspetti regolativi e sull’organizzazione della scuola, ma in esse si esprime sia l’attenzione al bambino in quanto persona, sia la valenza educativa dell’incontro e del confronto con l’altro da sé per la costruzione dell’identità personale dei ragazzi e per la loro capacità di saper vivere con persone diverse.

La prima C.M. che specificamente tratta questo argomento (n. 301 del 1989) raccomanda di attivare "una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio, e a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse nella prospettiva della cooperazione tra i popoli, nel pieno rispetto delle etnie di provenienza…" e "…di sollecitare gli alunni ad accettare e capire quelle peculiarità, perché ciò contribuisce a promuovere una conoscenza culturale aperta". E nella C.M. successiva (n. 205 del 1990) riguardante "La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri", si sottolinea che "gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze con le loro individualità e differenze, fra le quali l’appartenenza ad una diversa etnia si colloca come una delle variabili da prendere in considerazione, senza tuttavia escludere gli opportuni accertamenti sul piano motorio, cognitivo e socio-affettivo che sono alla base di una corretta azione programmatoria per tutti gli alunni."

E' questa attenzione primaria data dalla scuola italiana all’alunno nella sua individualità e unicità che costituisce a nostro parere uno degli aspetti peculiari delle indicazioni educative del Ministero della Pubblica Istruzione. Vi è l’attenzione a ciò che di nuovo portano gli alunni stranieri: la scuola, con il mandato di istruzione ed educazione che la società le affida, rispecchia all’interno di sé e cerca di dare risposte educative ad un mondo che è in cambiamento, e che abbisogna di nuove regole, nuove forze,nuovo pensiero, nuovi stili di vita.

Ecco che nella C.M. n. 205 del 1990 si rende esplicita la tematica dell’educazione interculturale "quale condizione strutturale della società multiculturale…. (Essa)… avvalora il significato di democrazia, considerato che la diversità culturale va pensata quale risorsa positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone. Pertanto l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme. Essa comporta non solo l’accettazione ed il rispetto del diverso. Ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione,e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento (…) L’educazione interculturale valorizza le diverse culture di appartenenza… perché la pur necessaria acculturazione non può essere ancorata a pregiudizi etnocentrici. I modelli della "cultura occidentale", ad esempio, non possono essere ritenuti come valori paradigmatici e, perciò, non devono essere proposti agli alunni come fattori di conformizzazione".

Queste indicazioni sono riprese e ampliate con una riflessione che investe anche le discipline scolastiche nella C.M. n. 73 del marzo 1994, la "magna carta" dell’educazione interculturale nella scuola italiana, con un paragrafo dedicato agli alunni stranieri a scuola.

L’origine ideale di questa linee pedagogiche tracciate da queste circolari ministeriali e poi approfondite in quelle successive che il MPI ha emanato, si ritrova in movimenti che operavano nel senso dell’interculturalità (educazione alla pace e alla mondialità, educazione alla cooperazione e allo sviluppo, ecc.) a partire già dal secondo dopo guerra, e tra tutti possiamo citare il Cem Mondialità, il Cres Mani Tese, il Movimento di Cooperazione Educativa, oltre alla riflessione delle pedagogie compensative degli anni ’70 e all’Immigrant Education proposta nei Paesi del Nord Europa.

In questo ambito anche gli insegnanti sono chiamati ad aggiornare il proprio modo di porsi all’interno della scuola sia per gli aspetti didattici che educativi: il loro progetto educativo deve essere inter-culturale, cioè deve porre in atto strategie di conoscenza, scambio, relazione tra le culture, e non solo multi-culturale, che dice un approccio eminentemente descrittivo di una situazione di convivenza di persone-ragazzi di diversa provenienza.

All’interno di un quadro di scelte di indirizzo operativo il Ministero propone di lavorare in direzione interculturale, aprendo la strada al cambiamento strutturale della scuola e delle discipline stesse, sia in presenza che in assenza di alunni stranieri (4).

 

Multiculturalità

Interculturalità

Sfondo quantitativo

Un dato di fatto

Il risultato di un processo

Una spinta della storia

Impostazione oggettuale, cumulativa, enciclopedica del rapporto tra le culture

E’ sufficiente la tolleranza

Sfondo qualitativo

Una risposta educativa

Il risultato di un processo + un progetto

Una scelta intenzionale

Impostazione Interattiva, epistemica, transcognitiva del rapporto tra le culture

Oltrepassare la tolleranza (5)