- Categoria: Esperienze a scuola
- Scritto da Sergio Cattani
Educare alla salute: un'esperienza nelle scuola
Article Index
Educare alla salute nelle scuole è un'impresa bellissima, ma per farlo al meglio richiede idee chiare, tanta passione e voglia di andare allo sbaraglio.
Innanzitutto idee chiare, ovvero grande partecipazione e dimestichezza con gli argomenti da trattare. Siamo parte di una società ad alto tasso di medicalizzazione, i consumi di antibiotici e antipiretici non accennano a diminuire da livelli altissimi (vedi rapporto OSMED 2011), le mamme e i papà ricorrono ai medicinali appena il bambino mostra qualche segno di "discostamento dalla media", i medici non si sottraggono a questo trend e la TV lo cavalca (pubblicità, informazione sponsorizzata e trasmissioni dedicate), proponendo un modello di benessere assoluto. Non possiamo pensare che i bambini subiscano questi "maltrattamenti" senza sviluppare essi stessi un atteggiamento di grande familiarità con le scatolette di farmaci, assunti già a 10-11 anni senza il confronto con i genitori. Disinnescare l'automatismo malattia+farmaco=salute sempre è un lavoro duro ma necessario, che va affrontato alle basi. Nel senso anagrafico, perché da piccoli è più facile cambiare idea; nel senso concettuale, perché è il rapporto tra salute e malattia che va ridisegnato.
L'organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce dal 1946 la salute come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia, senza tuttavia comprendere il concetto di equilibrio. Personalmente lo ritengo necessario, in quanto passiamo da "avere la salute" a "essere in salute", come essere in ballo, in barca, in piedi: ovvero un essere dinamico, un equilibrio appunto. Nel nostro corpo sono in atto in ogni istante migliaia di processi volti a mantenere l'omeostasi (stabilità interna), contrastando tutte le minacce (infezioni, squilibri etc.) che potrebbero portare alla malattia. Solo quando questi ultimi processi hanno la meglio si diventa malati, ma nella maggior parte dei casi basta dare al corpo la possibilità di "difendersi" al meglio per recuperare l'equilibrio perduto. I farmaci sono utili per alleviare i sintomi mentre si aspetta di guarire, ma quasi mai sono necessari alla guarigione.
Questi sono i concetti che i bambini devo tenere vicini a sé: fermati e riposa, starai meglio. Credere nelle proprie capacità di guarire e nella possibilità di rompere con i ritmi quotidiani, ovvero disinnescare il pensiero di efficienza continua, alla base dell'ideologia che va per la maggiore, secondo cui l'uomo è una macchina che rende solo se non si ferma.
Il secondo cardine dell'educazione alla salute nelle scuole è la passione, da parte di chi si mette alla cattedra. Questo accomuna tutti gli interventi educativi: dal momento in cui ci mettiamo davanti ai ragazzi, diventiamo dei modelli, ovvero delle persone che vengono guardate, squadrate e studiate. Loro decideranno se seguirci o meno, ma se non "viviamo" quello che diciamo, sarà tanto più difficile comunicarlo e farlo diventare quella fusione di sguardi, parole, gesti, pensieri che conquista, ammalia e ti trascina con sè.
Infine, è necessario andare allo sbaraglio, ovvero entrare in una classe e saper mollare la palla al momento giusto. Dare qualche informazione e poi lasciare che la rimettano in campo in altri modi, per vedere come è stata digerita. Qui in noi nasce e cresce la paura di perdere il controllo, di sentirsi in balia di una classe schiamazzante o di qualche personalità dominante, ma perché l'educazione sia un grande momento di insegnamento per chi la fa, quale migliore occasione?
SALUTE – immagini in movimento
Abbiamo provato a sintetizzare questa visione di educazione alla salute in un laboratorio didattico che si chiama "SALUTE – immagini in movimento". Per scriverlo, abbiamo dovuto prima sciogliere due nodi. Il primo è come tradurre in parole semplici concetti difficili come la definizione di salute e malattia, il rapporto equilibrato coi farmaci, l'indipendenza di giudizio rispetto alle informazioni sponsorizzate che ci circondano. Il secondo è come rendere la loro comprensione un'esperienza coinvolgente, aprendo nei ragazzi porte su domande mai fatte, proponendo un altro punto di vista ma contemporaneamente incoraggiandoli a cercare le risposte in territori diversi da quelli consueti (passaparola, pubblicità, televisione).
La nostra ricetta è partita da questo mondo, per loro familiare ed affidabile, mettendo in luce gli interessi che stanno dietro la pubblicità dei farmaci, i mille stratagemmi che usano le aziende per convincerti ad aver necessità dei loro prodotti e trovando assieme un altro modo di affrontare una malattia. Così, scrivendo una storia che parli di salute ma NON di farmaci, dividendosi i ruoli per interpretarla, recitandola e filmandola per farne un cortometraggio, si pensa e ci si fa un'idea su "cose" nuove. E le ore trascorrono veloci, si vive un'esperienza intensa che col tempo lascia un piacevole ricordo, qualche dubbio in più e uno sguardo diverso sul mondo che sta attorno e la sua medicalizzazione.
Abbiamo riassunto la nostra esperienza nel sito www.saluteducazione.it, per presentarci attraverso parole (la descrizione dei laboratori didattici), immagini (le foto scattate durante l'attività in classe), i filmati (i video realizzati in classe, quelli di presentazione dei laboratori, i bloopers). Un altro modo di parlare di salute, che parte e arriva ai ragazzi e alle ragazze, passando per il mondo che ci sta attorno.
Autore: Sergio Cattani, farmacista, autore e docente di laboratori didattici nelle scuole medie ed elementari
copyright © Educare.it - Anno XII, N. 12, Novembre 2012

