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Il disagio scolastico - Aspetti specifici del disagio

 

ASPETTI SPECIFICI DEL DISAGIO
1. Fattori relativi al soggetto

Ho precedentemente evidenziato come il disagio sia un fenomeno complesso e multifattoriale. Analizziamo più in dettaglio i fattori riconducibili al soggetto:

  • Caratteristiche psicologiche generali del soggetto
    Come bassa autostima, scarsa motivazione, immaturità dell'io (inibizione affettiva; scarso controllo emotivo; ansia di separazione, bassa tolleranza della frustrazione), inadeguato stile di attribuzione (attribuzione delle cause degli eventi a fattori esterni indipendenti dal soggetto)

  • Scarso livello di conoscenza
    Come povertà di contenuti cognitivi, carenti strutture cognitive (come l'informazione è organizzata e rappresentata nella memoria), inadeguati processi cognitivi (come il sistema cognitivo interpreta e operare sulla realtà), stile di apprendimento poco funzionale (apprendimento mnemonico tendente alla descrizione più che alla comprensione; carenza di abilità metacognitiva).

 

2. Fattori contestuali

Analizziamo più in dettaglio i fattori riconducibili alla famiglia:

  • Svantaggio socioculturale e carenze del contesto relazionale
    Per situazione socioculturale svantaggiata non si intende tanto la condizione economica familiare quanto invece fattori come il livello di istruzione dei genitori, la zona e le condizioni di residenza, la eventuale appartenenza a minoranze culturali/linguistiche, carenze affettive, assenza di una valida rete di supporto alla famiglia.
    Un alto livello socioculturale può incidere in vari modi, per es. fornisce un ambiente più ricco di stimoli e sussidi e con stimolazioni dirette qualitativamente superiori, c’è una maggiore sensibilità rispetto al processo di apprendimento e al valore della scuola e dell’istruzione ed è così più facile che il bimbo sia motivato ad apprendere e al successo scolastico.
    Questi fattori interagiscono con quelli legati alle caratteristiche della famiglia: clima, valori proposti, attenzione e interesse dei genitori verso le attività scolastiche del figlio, i contenuti che affronta, attenzione quotidiana a cosa è successo a scuola. La qualità di questa attenzione deve però essere regolata, evitando la troppa e inadeguata attenzione, che determina eccessiva pressione e si accompagna di solito all’elaborazione di ambiziosi progetti (più interessati ai risultati che al reale apprendimento). Si può avere un effetto boomerang per cui il bimbo all’inizio accoglie le sollecitazioni e poi però reagisce negativamente e nel timore di non essere all’altezza delle aspettative dei genitori può ritirarsi e rifiutare la sfida con le prove scolastiche.

  • Atteggiamenti educativi inadeguati
    Come atteggiamento iperprotettivo (può favorire una carenza di impegno nell'affrontare le nuove situazioni o le difficoltà quotidiane,. nonché le regole del vivere insieme); atteggiamento autoritario (il bambino può reagire con chiusura o rinuncia all'iniziativa, oppure tendenza all'opposizione e all'aggressività); atteggiamento permissivo (può essere vissuto dal bambino come manifestazione di non interesse profondo; non favorisce lo sviluppo della capacità di tollerare la frustrazione); svalutazione del bambino, incoerenza negli atteggiamenti.

Analizziamo più in dettaglio i fattori riconducibili alla scuola:

  • Strutture e servizi assenti o inadeguati

  • Metodologie e Relazioni
    (scarsa utilizzazione delle risorse culturali del territorio; rapporti non collaborativi con la famiglia; formazione insegnanti non idonea a prevenire le difficoltà; stile d'insegnamento di tipo trasmissivo-nozionistico; stile educativo autoritario, antidemocratico; scarsa competenza relazionale dell’insegnante)

Analizziamo più in dettaglio i fattori riconducibili al contesto sociale:

  • Ambiente e Cultura
    (provenienza da aree economicamente povere; inadempienze territoriali e istituzionali; emarginazione economica, geografica, politica; cultura dell'indifferenza; modelli socio-culturali violenti).

 

3. L’abbandono scolastico

Il disagio scolastico, come abbiamo visto, assume varie forme, dalle difficoltà di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacità del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali quali difficoltà di attenzione e concentrazione, iperattività motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo. C’è poi la realtà dell’abbandono non accompagnato dall’atto manifesto di lasciare la scuola ma caratterizzata da un disimpegno e disinvestimento. Si tratta di una realtà che ingloba altre forme di non frequenza scolastica: evasione, assenteismo, rendimento inferiore alle reali capacità di apprendimento, disaffezione, insuccesso e dispersione, fino a legarsi a aspetti più specifici della vita sociale quali le condotte a rischio.

L’abbandono scolastico è dunque presente nella nostra scuola in forme differenti sul piano dell’osservabilità: da forme più esplicite ed evidenti a forme più sommerse. Nel primo gruppo rientrano tutte le manifestazioni che comportano una interruzione degli studi come risultato dell’impossibilità di proseguire dei ripetuti fallimenti sul piano del rendimento, di un rifiuto nei confronti di una realtà fonte di emozioni negative e frustranti, oppure frutto di una scelta più o meno razionale e più o meno condivisa tra genitori e figli. Queste manifestazioni, come indica anche Pelanda (1999), possono essere accompagnate da tendenze oppositive, espressione del bisogno di ribellarsi nei confronti delle richieste-imposizioni esterne e quindi anche scolastiche, oppure da sentimenti di rabbia nei confronti della scuola, vista come la causa dell’insuccesso, o ancora, da sentimenti di tipo depressivo, di inadeguatezza, di incapacità, di scarsa autostima e conseguentemente ritiro e disinvestimento che può estendersi anche ad altre attività.

Nel secondo gruppo invece troviamo manifestazioni più sommerse di disagio. Il ragazzo lamenta un senso di noia, di scontentezza, di disinteresse, a volte circoscritto alla scuola, ma più spesso generalizzato, al quale l’adolescente non sa dare un significato. In questi casi non si verifica un vero e proprio abbandono della scuola, ma una fluttuazione o abbassamento del rendimento accompagnato da altrettanta flessione e scarsa fiducia nelle proprie capacità e possibilità e dall’assenza di piacere nell’usare il proprio pensiero.

In entrambi i casi si tratta di un segnale di un disagio sottostante che può presentarsi per la prima volta nell’adolescenza rimandando alle problematiche di cambiamento che essa comporta e dunque avere carattere transitorio, ma può anche legarsi a difficoltà già presenti, in modo nascosto o difficilmente rilevabile, in precedenza e esacerbate dal periodo evolutivo che possono dunque assumere carattere patologico.

Talora può invece trattarsi di modalità disfunzionali reattive con le quali l’adolescente cerca di far fronte a carenze della realtà esterna quali, ad es., l’inadeguatezza dell’istituzione scolastica e del corpo insegnante, situazioni familiari particolari, etc.

I molteplici fattori in gioco, specificati nei paragrafi precedenti, pesano in maniera diversa sul dropping out a seconda del grado scolastico. Nella scuola dell’obbligo infatti sono determinanti i fattori di ordine socioculturale che riguardano la famiglia, mentre nella scuola superiore incidono soprattutto le variabili di tipo personale (desiderio di rendersi economicamente indipendenti, caduta di significato della scuola nella propria vita, etc) (O. Liverta Sempio, 1999)

Una riflessione di questo tipo è molto importante in quanto la scuola è un banco di prova attraverso il quale l’adolescente cerca di trovare riscontri che gli consentono di investire positivamente un sè incerto, ancora indefinito tanto sul piano dell’identità corporea che su quello del pensiero e delle competenze cognitive, in termini di ricerca di identità adulta. Il fallimento in questa realtà non fa che confermare una immagine di sè svalutata, inadeguata, determinando così un effetto boomerang che può investire anche altri aspetti della realtà anche futura del soggetto (Pelanda, 1999).

 

4. Disagio e difficoltà di apprendimento

In situazioni di oggettive difficoltà e disturbi di apprendimento l’innescarsi del disagio è ricorrente. Non di rado infatti l’alunno che viene a trovarsi in questa situazione mette in atto comportamenti anomali di tipo reattivo (opposizione, rifiuto, aggressività o inibizione, demotivazione...).

Tutto questo accade per una immediata e diretta percezione che egli ha del proprio stato, ma anche per le ripercussioni che queste difficoltà producono nell’intero sistema relazionale e di vita del soggetto, negli stessi insegnanti e soprattutto nei familiari. Si verifica una compromissione della relazione tra questo alunno e il suo ambiente, per cui il ragazzo si viene a trovare in un contesto di aspettative disattese, disorientamento, senso di colpa e inadeguatezza, frustrazione, vissute dai vari componenti (famiglia, scuola, soggetto stesso). Da qui ha origine un senso di inferiorità e insicurezza insieme ad una progressiva degradazione dell’immagine di sè, come effetto degli insuccessi ripetuti e delle conseguenti disapprovazioni, esplicite o implicite, degli altri, che non fa che influire maggiormente sulle già presenti difficoltà. Ecco che torna di nuovo evidente il carattere complesso e circolare del fenomeno del disagio scolastico, che spesso rischia di divenire disagio a più livelli: affettivo, relazionale, psicologico. Un’attenta opera di screening precoce (sia relativamente a difficoltà/disturbi dell’apprendimento che a situazioni a rischio disagio) e di prevenzione assume dunque una valenza fondamentale.

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