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Dibattito: reperire il materiale per sostenere la propria tesi - Seconda parte

La presenza d’errori grammaticali, di termini carichi emotivamente, di una molteplicità di punti esclamativi in stile chat o sms, oppure di un linguaggio gergale possono essere un altro indicatore per insospettirsi dell’inattendibilità del sito. Ricerche attendibili vengono infatti corrette da persone terze e richiedono forme espositive semplici, scorrevoli e non emotive.

Ulteriore aspetto da considerare è la presenza di una bibliografia. È infatti improbabile che testi o ricerche scientifiche non abbiano bibliografia. Tuttavia la presenza in un testo della bibliografia non garantisce la sua attendibilità ma gioca a favore della sua trasparenza: non solo sapremmo da quali fonti l’autore ha attinto informazioni, ma potremmo ricercare quegli stessi documenti e verificarne il contenuto e il modo in cui esso li ha riportati.

Le regole fin qui considerate sono utili per una ricerca tra pagine web che non si conoscono e che risultano da una semplice interrogazione dei più comuni motori di ricerca. Esse possono essere d’aiuto per approfondire una ricerca che parte, ad esempio, da una generica ma a volte ben documentata pagina Wikipedia, o per valutare gli articoli dei quotidiani e dei periodici online che, oltre a fornire dati o esempi utili per il dibattito, sono di facile interrogazione grazie alle edicole online . La ricerca in internet, però, può essere intrapresa partendo direttamente da siti riconosciuti attendibili quali l’Enciclopedia Treccani (http://www.treccani.it/), i dizionari tematici, Google Scholar (http://scholar.google.it/) oppure da database quali http://idebate.org/debatabase dell’International Debate Education Association, che rendono accessibili documenti o loro sintesi, organizzati già in pro e contro su una molteplicità di argomenti controversi. Inoltre, quando il documento ricercato è un testo, è possibile interpellare Google libri (http://books.google.it/) che, con qualche limitazione, rende accessibili testi digitalizzati, oppure il sito del Progetto Gutenberg (http://www.gutenberg.org/), una biblioteca che offre in accesso aperto testi non più coperti dal diritto d’autore o dal copyright. Tutt’altro che trascurabili sono inoltre le biblioteche universitarie, comunali o d’istituto che possono essere interpellate mediante i cataloghi online, e rese accessibili e fruibili dai competenti bibliotecari che saranno più che felici di potervi aiutare nella ricerca dei testi o dei documenti più rilevanti per gli argomenti di vostro interesse.

La ricerca degli elementi che compongono le argomentazioni non deve forzatamente iniziare dal web. Anzi, iniziare la riflessione sulla questione assegnata ragionando non potrà che focalizzare la successiva ricerca in internet e favorire la padronanza dell’argomento. Infatti, dubbi e interrogativi che emergono dall’attività di ragionamento permettono quella comprensione e quell’organizzazione mentale adatte a sostenere e difendere una tesi con competenza. Alcuni metodi per stimolare l’attività cognitiva e la creatività sulle questioni da discutere sono il brainstorming e le strategie acronimiche. Il brainstorming, letteralmente “tempesta cerebrale”, richiede al gruppo di esprimere per dieci minuti tutte le idee, assennate e assurde, che gli sfiorano la mente per poi conservare e sviluppare le più idonee. Il principio di queto metodo si basa sul riconoscimento che idee geniali o innovative possono emergere grazie anche ad idee bizzarre. Le strategie acronimiche si basano invece sulla memorizzazione di acronimi il cui significato è in grado di innescare i processi cognitivi adatti a reperire ragioni o punti di vista complementari, rispetto alla tesi da sostenere. Due i principali acronimi da ricordare: S.U.P.R.E.M.A. e O.P.T.A.I. Riconducibili alla terminologia italiana per essere ricordati con facilità, i due acronimi ci sollecitano a pensare alle connessioni che la questione da preparare può avere da un punto di vista:

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oppure in relazione ai soggetti che:

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