- Categoria: Monografie
- Scritto da Michele Lionetti
Insegnare per il cambiamento: l’educazione in Africa
In Africa la costruzione di una prassi educativa autoctona è al centro del dibattito accademico e culturale. Se nel passato la trasmissione della cultura, e quindi la pratica educativa, è stata veicolata dalla tradizione orale, oggi si cerca di strutturare un sistema educativo che si fondi su un nuovo paradigma. In particolare nell’area sub-sahariana, pur nella diversità propria delle diverse nazioni, si punta ad un modello con basi comuni che si affranchi dalle influenze esterne ed assuma una dimensione originale. Non è operazione semplice, anche per il fatto che molti studiosi africani si sono formati in università estere o in istituti i cui programmi sono allineati a quelli europei o americani. Dal punto di vista operativo, sta prevalendo l’idea che l’utilizzo di strumenti e paradigmi estranei alla tradizione non comprometta l’identità africana, perché questi vengono “africanizzati” e diventano altro. In questo articolo si analizza tale processo di “africanizzazione” e le modalità con cui si cerca di rendere più accessibile e più giusta l’educazione nel continente. Nello specifico, si offre un’idea delle peculiarità del dibattito attuale, dell’orientamento e delle prospettive, nelle quali è centrale l’idea della filosofia africana di Ubuntu.
L’educazione in Africa
Ogni pratica educativa consegue ad un particolare paradigma educativo, nel quale sono definiti i riferimenti valoriali e gli scopi rispetto alle specificità dei bisogni e dei problemi di una determinata società. Come qualsiasi altra filosofia dell’educazione (anglo-sassone, cinese, araba, buddista), quella africana deve chiarire cosa è bene e necessario fare per se stessi e per gli altri, in un contesto vincolato dagli interessi urgenti della decolonizzazione, della crescita economica e della democratizzazione, nonché dalla necessità di un affondo sui temi etici (Higgs, 2012). Il contesto africano si caratterizza per alcune questioni, su cui ci si sofferma per comprenderne la genesi e le cause, e capire quali conseguenze hanno nel campo educativo.
- I governi/dittature militari
Alcuni Stati africani sono governati da giunte/dittature militari o da sistemi autoritari. Questi regimi limitano la libertà e la partecipazione, l’esercizio dei diritti politici e le libere elezioni. Le conseguenze nel campo dell’educazione sono evidenti: gli studenti sono scoraggiati al confronto/scontro con le istituzioni statali, possono essere censurati, messi a tacere; criticare, opporsi ed essere in disaccordo diventa un atto illegittimo. All’educazione si chiede di diventare mera trasmissione, di rinunciare alla sua dimensione di innovazione sociale.
Per uscire da tale snaturamento della propria funzione, l’educazione potrebbe cominciare a fare opposizione, anche solo passivamente, contribuendo ad un’inevitabile, anche se tardivo, processo di cambiamento, di democratizzazione, in chiave locale e poi generale, partendo dalle istanze indigene e locali (Waghid, 2016; Sefa Dei, 2014; Higgs, 2012; Assié-Lumumba, 2005; Wiredu, 2005; Bell, 2002). A questo proposito, si vedrà più avanti il caso delle proteste studentesche e quello della Truth and Reconciliation Commission (TRC) in Sudafrica, che sono diventate un paradigma applicato da altre co-realtà del continente sub-sahariano (Waghid, 2016).
- L’impegno delle donne in agricoltura
L’impegno delle donne nelle attività agricole, spesso loro completo appannaggio, è un fenomeno assai frequente nella realtà africana, accentuato con l’emigrazione interna o verso l’estero degli uomini alla ricerca di un lavoro. Le donne sono oggi portatrici di una conoscenza profonda delle tecniche di coltivazione tradizionali che fondono con le conoscenze moderne. Il loro ruolo è socialmente ed economicamente importante per la produzione del cibo, per il sostentamento dell’economia familiare e comunitaria. Il grande prestigio che ne deriva ha una forte valenza educativa. Infatti esse promuovono l’aspetto locale, la sostenibilità, il recupero delle tradizioni, l’attualizzazione delle stesse, valorizzano la figura della donna, rimodulano i ruoli all’interno della famiglia e all’interno della società. L’accesso consistente delle donne alle cariche politiche e di rappresentanza è uno dei risultati di tale valorizzazione, destinato a giocare un ruolo chiave nel disegno degli assetti futuri (Jagire, 2014).
- Le proteste studentesche
Le proteste studentesche nascono dalla richiesta di un’educazione migliore e accessibile a cui spesso le autorità universitarie e governative non riescono a rispondere. In Sudafrica le proteste studentesche del 2015 nacquero come risposta all’innalzamento delle tasse universitarie. Mostrarono la realtà di un paese dominato dalla disuguaglianza e dalla povertà in cui le tasse ponevano un serio problema a quei studenti che per entrare nel competitivo mondo del lavoro avevano bisogno di una qualifica universitaria. Nonostante l’esistenza del National Student Financial Aid, finalizzato ad aiutare gli studenti più poveri, molti rimanevano esclusi dal programma perché troppo ricchi per poterne beneficiare, ma troppo poveri per potere pagare le tasse universitarie. Il risultato era l’esclusione di una moltitudine di studenti dall’educazione universitaria, perpetuando una ingiustizia che continuava dal passato.
Si tratta di un problema ampiamente presente nella formazione universitaria del continente, che rimane ampiamente irrisolto e pronto a sfociare in periodiche proteste sia da parte degli studenti, sia da parte del corpo docente. Quest’ultimo, per esempio in Nigeria, è protagonista di prolungati scioperi, anche di mesi, contro i bassi stipendi e l’assenza di fondi per le attività didattiche e di ricerca. Il corpo accademico in modo lento, ma progressivo, spinge ad una riformulazione dell’organizzazione e della gestione finanziaria, saldandosi con le proteste studentesche. Urge la modernizzazione del sistema, la riorganizzazione di un mondo frastagliato di università statali, private, confessionali, autonome, con livelli di istruzione a volte molto diversi tra loro.
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Autore: Michele Lionetti, insegna Matematica e Scienze nella Scuola Secondaria, è professore Universitario a contratto di Fisica Applicata presso l’Università di Brescia. Laureato in Fisica, ha conseguito un Master post-laurea sulle tematiche interculturali dell’educazione.
copyright © Educare.it - Anno XX, N. 2, Febbraio 2020

