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Separazione dei genitori ed età evolutiva - La fine della famiglia

 

La fine della famiglia

In Italia il numero dei matrimoni che falliscono anno per anno subisce un incremento esponenziale.

Le ragioni che portano al dissolvimento delle unioni matrimoniali sono molteplici [5]. Le cause si possono compendiare in quattro fenotipi:

  1. il matrimonio inesistente;
  2. il considerare la coppia come ormai priva di legame;
  3. la contingenza di un evento imprevisto di notevole portata;
  4. lo scarso investimento sulle responsabilità che caratterizzano una coppia.

Nel matrimonio inesistente ognuno dei due coniugi ha una sua idea di matrimonio che non collima con quella dell’altro. L’unione giunge a termine quando i due coniugi si rendono conto dell’inconciliabilità delle loro idee.

La seconda tipologia, ovvero il considerare la coppia come ormai priva di legame, si crea in una condizione che avviene ad un’epoca ben precisa, cioè quando i figli vanno via di casa. I coniugi, allora, si rendono conto di non essere più marito e moglie, ma solo madre e padre dei propri figli. In pratica, il legame fra i coniugi non esiste più.

Nella terza evenienza, ossia di un evento imprevisto di notevole portata, succede che un accadimento, come può essere una malattia invalidante di uno dei due coniugi o di un figlio o la morte di un figlio, scuota nelle fondamenta il legame coniugale, privandolo di qualsiasi significato.

Nella quarta condizione, ovvero lo scarso investimento sulle responsabilità, si verifica che la coppia abbia come faro, nella navigazione della quotidianità familiare, solo ed esclusivamente il proprio benessere personale, che orienta la percezione del legame di coppia. Nel momento in cui il lato edonico dello stare insieme viene meno, il legame fra marito e moglie naufraga.

Età evolutiva e separazione dei genitori

Spesso nel bambino più piccolo, che subisce la separazione dei genitori, manca la capacità di distinguere fra la tipologia dei legami che contraddistinguono il nucleo familiare, ovvero il legame coniugale e il legame genitoriale.

Il piccolo pensa che, essendo terminata la relazione fra il proprio padre e la propria madre, termini tutto, quindi anche il legame fra genitori e figli.

Sovente il minore immagina che egli è la causa di tutto, in pratica non è stato capace di essere un buon figlio e questo ha determinato il fallimento del matrimonio dei propri genitori.

Il bambino, poi, vive in prima persona gli accadimenti che caratterizzano la fisiologia di una coppia in via di separazione; in altre parole il papà, che solitamente è quello che va via di casa, viene visto dal piccolo come il personaggio che l’abbandona, che esce completamente dalla sua vita e questo determina una profonda ipoteca sulla vita relazionale futura del bambino.

In pratica, ovunque andrà e a qualsiasi età, nel fondo della sua personalità rimarrà il timore di essere abbandonato, lungo il corso della sua vita, da qualche altra figura affettivamente importante.

La Kubler Ross [6] assimila il vissuto del bambino, i cui genitori si stanno separando, ad un evento luttuoso, caratterizzato da una serie di emozioni e sentimenti che si susseguono.

Dapprima il piccolo nega a se stesso l’evidenza dei fatti, cioè non vuol prendere coscienza che il legame fra i propri genitori è terminato.

Subentra successivamente la rabbia, che in principio è eterodiretta (è veicolata verso il genitore che egli ritiene responsabile della separazione) e successivamente è autodiretta, creando una frantumazione dell’immagine che il bambino ha di sé. Ciò può generare un vissuto depressivo.

In ultimo subentra il convincimento e, quindi, l’elaborazione del lutto. Per far sì che si possa arrivare alla fine del ciclo descritto, ovvero allo sviluppo di emozioni positive, è necessario che si aiuti il bambino ad elaborare il lutto, attraverso la verbalizzazione ed legittimare la sofferenza connessa all’avvenimento.