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La Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura - Seconda parte
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Significativo il riferimento alle "diverse età" (artt. 5 e 16), perché fanciulli ed adolescenti hanno differenti esigenze, mentre manca il distinguo tra bambini e bambine. Apprezzabile pure il rispetto di ogni differenza (art. 13) e delle diverse abilità (art. 15). A proposito di bambini diversamente abili, si pensi alle applicazioni terapeutiche di varie forme d'arte, come la teatroterapia e l'arteterapia, che consentono la "preparazione ad un impiego ed occasioni di svago tendenti a far raggiungere al fanciullo l'integrazione sociale e lo sviluppo individuale più completo possibile, incluso lo sviluppo culturale e spirituale, come previsto nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia (art. 23 par. 3). La definizione dei bambini quali "soggetti competenti e sensibili" (art. 6) dovrebbe essere ricordata dagli adulti non solo in rapporto con l'arte e la cultura ma anche in altre dinamiche relazionali. Si richiedono "professionisti" (art. 5), come già nell'art. 7 della Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro del 1967 si diceva di "particolari e preparati animatori". Gli insegnanti dovrebbero tenere sempre a mente il ruolo nei confronti dei bambini come "mediatori necessari per sostenere e valorizzare le loro percezioni" (art. 12). Le locuzioni "continuità" (art. 8) e "osmosi continua" (art. 10) richiamano quella continuità educativa necessaria per dare le radici da cui s'eleva lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale del bambino. Considerevoli anche le definizioni di cultura "viva (art. 10), "laica" (art. 13) e "diffusa e pubblica" (art. 17), ovvero la cultura dovrebbe essere "cultura di vita", fonte di benessere per tutti realizzando quella libertà e pienezza di vita di cui all'art. 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. Arte e cultura veicolari all'iniziazione alla vita del bambino, come si ricava anche dal duplice riferimento alla competenza (artt. 3 e 6) e alla condivisione (artt. 9 e 14), necessarie per una sana comunicazione e una vera comunità.
La Carta, dopo l'esplicazione dei vari principi e criteri direttivi, si conclude con la locuzione "tutti i bambini hanno diritto all'arte e alla cultura" (art. 18). Dovrebbe essere così per ogni atto normativo, in altre parole prima l'enunciazione dei contenuti sostanziali e poi la formulazione del diritto, proprio per renderlo più concreto e vicino ai suoi titolari.
"Avvicinarsi" (art. 1), "sperimentare" (art. 2), "godere" (art. 5), "condividere il piacere" (art. 9) è "educare attraverso l'esperienza diretta", "considerare l'esperienza personale di ciascun individuo con la natura e con le migliori opere dell'uomo il veicolo essenziale per l'educazione al gusto, all'armonia, al riconoscimento della bellezza. Solo un più consapevole e abituale rapporto con esempi positivi può condurre spontaneamente verso un corretto comportamento e favorire felicità e benessere fisico e spirituale" (dal punto n. 9 delle 10 Proposte per l'ambiente del 2004, denominato "Decalogo del FAI", Fondo Ambiente Italiano).
Con l'arte e la cultura si consente ai bambini di tornare ad essere bambini, di divenire bambini. "L'offesa che ogni giorno e nei modi più subdoli facciamo ai bambini mi strazia. Abbiamo sottratto loro tutto, l'innocenza, la poesia, lo stupore, salvo poi inondarli di benessere e doni inutili. È uno scandalo terribile la distruzione programmatica che facciamo delle loro anime, che abbiamo privato di ogni sorgente di bene e di vera gioia. Ma nessuno lo dice e si continua in un genocidio spirituale e generazionale" (Susanna Tamaro) .
Con l'arte e la cultura "la bellezza salverà il mondo" (Fedor Dostoevskij) ed "il mondo sarà salvato dai ragazzini" (Elsa Morante).
Arte e cultura per aiutare a sviluppare in modo armonico la persona minore di età, ricordando che il concetto di persona viene proprio da quello della maschera usata nel teatro antico e nella Carta il teatro (la cui radice etimologica significa "guardare, riguardare, considerare, meravigliarsi", quelli che dovrebbero essere gli atteggiamenti nella vita quotidiana) è indicato come prima tra tutte le forme dell'arte (nell'art. 1 e poi menzionato nell'art. 11) perché scuola di vita.
copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 7, luglio 2013

