- Categoria: Bambini
Il disegno, una finestra sul mondo interno del bambino
Article Index
Una delle poche cose che (probabilmente) tutti noi abbiamo fatto da piccoli, è stato scarabocchiare con passione ed impegno qualcosa di estremamente prezioso: poco importa se si trattasse del documento che papà aveva portato a casa dall’ufficio o dello stucco veneziano sulle pareti del salotto, quello che conta è che il primo adulto ad accorgersi della cosa ci abbia guardato come si guarderebbe Attila l’Unno dopo un’invasione.
Ed effettivamente il nostro estro creativo non poteva scegliere supporto peggiore, ma spiegare ad un bimbo la differenza tra l’album da colorare e… tutto il resto non è facile, come si fa? In genere, posto rimedio al rimediabile, l’unico altro risultato derivante dal "fattaccio" consisteva nel tenere il piccolo Picasso lontano da matite e pennarelli, per terrore di dover rispiegare al capoufficio che il contratto con i fornitori giapponesi aveva nuovamente assunto le fattezze di un policromo quadro cubista. Probabile risultato: se ci vedevano un pennarello in mano venivamo resi innocui in qualche modo e la storia che volevamo "raccontare" rimaneva lì, imprigionata nel cappuccio del pennarello rosso tutto mordicchiato.
In mezzo a tutto ciò, il significato di quanto fatto dal piccolo artista, scompariva allora e rischia di scomparire, mutatis mutandis, anche oggi.
Cerchiamo di vedere le cose dal punto di vista del bambino, rovesciamo la prospettiva di analisi e vediamo cosa succede. Come prima cosa bisogna considerare l’età del bambino: se non padroneggia per bene il linguaggio, disegnare è una delle attività che meglio gli possono consentire di esprimersi (il suo mondo interno desidera mostrarsi) e di comunicare (non solo "informare", ma comunicare, cioè dialogare). Ciò significa che i suoi scarabocchi definiscono tutta una serie di personaggi, luoghi, sentimenti, emozioni, paure; la forma non è proprio decifrabilissima, siamo d’accordo, ma il significato è proprio lì, desideroso di essere svelato.
E’ evidente che si deve porre un limite alla "libertà creativa" del bambino - perché non si può scarabocchiare proprio dappertutto, ma è anche evidente che questa sua modalità di espressione ha il diritto di essere ascoltata e compresa. Basta sedersi vicino a lui mentre disegna e chiedergli (ovviamente se è in grado di rispondere, almeno con singole parole) chi e cosa sono quelle belle figure colorate che sta disegnando. C’è da rimanere stupiti di fronte alle spiegazioni che i bambini sanno dare dei loro disegni! Quando il piccolo… cresce ed entra nella scuola materna, disegnare diviene una delle sue attività preferite: il momento è favorevolissimo per incoraggiarlo a esprimersi e per farsi raccontare i suoi pensieri e le sue emozioni; inoltre è importante saper "leggere" i disegni, perché spesso i significati più importanti sono quelli che il bambino non verbalizza, perché "indicibili" o perché nascosti anche alla sua consapevolezza.
Si dice che il bambino sia tutto spontaneità ed "inconscio", che ci sia una trasmissione ed un’espressione diretta ed im-mediata dei suoi stati d’animo, senza censure super egoiche: psicoanaliticamente parlando, secondo questa prospettiva, il bambino è tutto "Es", cioè tutto pulsione, tutto istinto.
Supposto che sia così, mi trovo a dover sottolineare con forza che, invece, i bambini imparano molto presto (certamente prima della formazione del Super Io, sempre in riferimento alla teoria psicoanalitica) e molto rapidamente a modulare il loro modus vivendi sulle aspettative degli adulti che hanno accanto, genitori in primis.

