- Categoria: Aggressività e bullismo
L'aggressività del bambino come possibilità di apprendimento/insegnamento nella relazione educativa - Seconda parte
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Quando un minore esibisce un comportamento aggressivo siamo portati a pensare che si tratti di una risposta legata ad un evento frustrante, a qualcosa cioè che delude le sue "attese". Voglio la caramella, voglio vincere, voglio uscire con gli amici, voglio la mamma tutta per me, ma qualcosa o qualcuno me lo impedisce. L'imperativo è soddisfare il proprio desiderio a tutti i costi.
Desiderare è il motore della vita e l'incapacità di gestire la forza del desiderio è ciò che rende la vita a rischio perché pesanti sono le conseguenze dell'incapacità di tollerare la frustrazione.
Saper desiderare, saper far attendere il proprio desiderio, saper trovare le soluzioni pertinenti con il proprio obiettivo di felicità, passa attraverso un'esperienza di relazione con l'adulto, nella quale si elabora il desiderio di " condizionare" la relazione, i costi e i guadagni che si ricavano.
Occorre agire un ribaltamento d'ottica.
Nei comportamenti aggressivi di un bambino, bisogna prima di tutto mettere in conto inclinazioni naturali e condizionamenti ambientali. E', poi, importante iniziare a considerare gli eventi d'aggressione come delle opportunità che si offrono all'adulto per cominciare un percorso d'elaborazione delle difficoltà che un minore dimostra. Dietro l'aggressività, infatti, vi possono essere sentimenti di inadeguatezza del bambino rispetto alle attese che gli altri nutrono nei suoi confronti o che lui stesso nutre nei propri. Allo stesso modo, il confronto con i propri errori può restituire un vissuto di fallimento e non una possibilità di imparare a far meglio.
Ma come aiutare i bambini ad avere un approccio diverso nelle situazioni percepite come squalificanti? Il ruolo degli adulti che stanno loro vicino può essere decisivo, soprattutto se utilizzano con costanza specifiche attenzioni educative.
Un primo esempio: un genitore o un educatore potrebbe scegliere di contrastare la voglia di competizione di un bambino che cerca di misurarsi nei giochi tra amici. Ma il cucciolo d'uomo ha un forte bisogno di confronto, di conferma che va accolto, magari giocando con lui; l'aiuto va quindi finalizzato non tanto alla repressione ma alla comprensione le reazioni, con un adulto che gioca il ruolo del modello, tematizzando (rendendo cioè tema attorno al quale confrontarsi, riflettere, considerare) intorno alle proprie modalità di gestire la competizione e le eventuali frustrazioni.
L'esempio di un genitore/educatore che vince senza infierire e che perde senza sentirsi e mostrarsi schiacciato può aprire nuovi orizzonti di significato: che non c'è niente di male nel perdere, se significa dover impegnarsi di più nell'allenamento, pensare a quali sono le capacità da potenziare; perdere può anche significare il confrontarsi con il compagno di gioco imparando a valorizzare le differenze, imparare a legittimare la fatica, orientarsi tra esperienze diverse anche se frustranti.
Per crescere bisogna imparare a dare un senso a quello che succede e ciò va spiegato al bambino: "il tuo comportamento è un'occasione per mostrarti che possiamo affrontare insieme questo tuo modo, è un'occasione per valutarne le conseguenze, per parlare della tua rabbia, per ascoltare i tuoi punti di vista e mostrarti i miei, per riflettere sulle analogie che questa situazione evoca, per aprire degli spazi di riflessione ed esplicitazione sui significati della nostra relazione".
A questo scopo possono essere di grande aiuto i diversi momenti di vita familiare, quelle situazioni in cui sono coinvolti i genitori, gli amici, i conoscenti. I racconti quotidiani possono essere visti come occasioni per mostrare ad un piccolo spettatore come sia possibile affrontare un problema o un errore.
Capita di sbagliare? Anche all'adulto? Bene! Anche questa può divenire una significativa opportunità per sollecitare il bambino ad osservare le reazioni delle persone davanti all'errore.
Dare spiegazioni dei propri comportamenti (in modo comprensibile all'età), sollecitare la curiosità che porta alla richieste di spiegazioni e di confronto tramite il "dialogo" (come atteggiamento costante e non come intervento saltuario), sollecitare l'emersione di analogie tra un'esperienza e un'altra possono essere untili strumenti di risignificazione (attribuzione di senso) dell'esperienza di "aggressività" vissuta dal bambino.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, Ottobre 2001

