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Il bullismo elettronico - Happy slapping

 

Happy slapping

Recentemente si è sviluppata notevolmente la pratica definita happy slapping, e cioè la ripresa (spesso effettuata senza permesso) da parte del persecutore, di immagini strettamente private e imbarazzanti, al fine di diffamare, ricattare e perseguitare la persona protagonista del video o della foto. Le immagini vengono infatti diffuse attraverso la posta elettronica o altri canali del web, e le azioni e gli atteggiamenti dell’inconsapevole vittima vengono ben presto conosciuti da migliaia di utenti presenti nel web. Gli psicologi statunitensi indicano con il termine cyberharassment (o cyberstalking) le molestie, gli insulti e le minacce effettuate attraverso internet: attraverso l’invio di e-mail dal contenuto imbarazzante e osceno, attraverso le anonime offese registrate su di un blog, su di un forum elettronico, sui cosiddetti bash boards, o più in generale su di un sito internet, i cyber-bulli sono oggi in grado di “controllare” e di molestare con molta più facilità la vita privata della loro vittima.
Il web costituisce senza dubbio il luogo preferito dai bulli per colpire le loro vittime. Secondo uno studio effettuato da Hinduja e Patchin infatti, il 55% del bullismo elettronico avviene all’interno delle chat-rooms, mentre circa il 28% avviene via e-mail. Utilizzando un instant-messaging program (IM) è possibile anche allontanare, così come avviene nel “mondo reale”, la vittima dal gruppo di appartenenza: ciò avviene con la pratica denominata kick (e cioè “calcio”). Spesso il modo preferito dai cyberstalkers per “punire” e deridere la loro vittima, è quello di inserire il numero di telefono di quest’ultima in rete, accompagnato dall’invito a telefonare per ricevere prestazioni sessuali, oppure quello di diffondere nel web la notizia che la vittima è portatrice di gravi malattie infettive. Sono ormai innumerevoli i casi di cyberstalkers denunciati alla polizia per diffamazione: tuttavia, malgrado i footprints elettronici lasciati dal bullo-digitale, è ancora oggi assai difficile risalire all’identità del persecutore digitale.

Il fenomeno del cyberbullying è in costante sviluppo, anche perché questo tipo di bullismo consente una forma più forte di anonimato rispetto al bullismo tradizionale: lo studioso Schneier indica infatti nella mancanza di visibilità (lack face-to-face contact) l’estrema potenza e pericolosità del “bullo elettronico”. Il senso di responsabilità personale per l’invio di e-mail oscene o di blogs volgari e offensivi diminuisce nettamente se il “bullo” percepisce di poter essere difficilmente scoperto, e perciò qualsiasi inibizione per degli atti così riprovevoli viene con facilità superata. Il bullo perciò, grazie alle nuove tecnologie, è riuscito a trovare una maschera dietro cui può nascondersi, sentendosi di conseguenza in grado di molestare e perseguitare senza poter mai essere scoperto: il persecutore si barrica dietro la cosiddetta mask of electronic anonymity.
All’interno del mondo elettronico il concetto di “identificazione” assume dei confini assai labili e pericolosamente incerti. Nel contesto del cyberbullying infatti, l’“identità reale” viene completamente celata: l’Io-reale lascia il posto all’Io-virtuale. L’individuo svanisce definitivamente, per divenire solamente nickname.
Se dunque oggi il bullismo è già un’emergenza sociale, la sua variante informatica è ancora piuttosto sconosciuta, nonostante sia – grazie all’anonimato – particolarmente subdola e pericolosa.

 


Bibliografia:
Cottle T., (2001), Mind fields: Adolescent consciousness in a culture of distraction, New York, Lang

Li, Q (2006) Cyberbullying in schools: a research of gender differences, School Psychology International, 27
Olweus D., (1995-96) “Bullismo, insegnanti e scuola”, Psicologia e Scuola, 77
Olweus D., (1996) Il bullismo a scuola: ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Firenze, Ed. Giunti
Joinson A., (2003), Understanding the psychology of Internet behaviour, New York, Palgrave
Sharp S., Smith P., (1995) Bulli e prepotenti nella scuola, Trento, Erikson

Siti web consultati:
www.bullismo.it

www.childresearch.net
www.cyberbullying.ca
www.cyberbullying.us
www.wiredsafety.org


Autore: David
Evangelisti, laureato con 110 e lode in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pisa, indirizzo politico-sociale. Appassionato e studioso di tutto ciò che riguarda la Psicologia Sociale, ed in particolar modo la Psicologia del male (The Psychology of Evil).
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copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 3, Febbraio 2007