- Categoria: Aggressività e bullismo
Il bullismo elettronico
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Gli episodi di bullismo, cioè quei comportamenti oppressivi ripetutamente messi in atto da parte di una persona (persecutore) al fine di intimidire e dominare un’altra persona (vittima), stanno diventando sempre più frequenti al mondo d’oggi, soprattutto nell’ambito delle scuole medie e superiori.
In relazione alla scuola superiore, delle recenti ricerche hanno addirittura evidenziato che circa 1 ragazzo su 2 è stato vittima di fenomeni di bullismo. Minacce, offese, prese di giro e botte: sono queste le forme di bullismo più sviluppate nel mondo dei ragazzi e degli adolescenti. La vittima può essere danneggiata sia apertamente, sia in maniera indiretta: in accordo agli studi di numerosi psicologi, si parla infatti sia di bullismo diretto, ossia di quelle prepotenze verbali o fisiche messe in atto apertamente nei confronti della vittima (ad esempio: offese faccia a faccia, spintoni), sia di bullismo indiretto, ossia di quei comportamenti (ad esempio la diffusione di pettegolezzi offensivi) che mirano all’isolamento sociale della vittima e all’esclusione di questa dal gruppo. Il fenomeno denominato bullying, in entrambe le sue due manifestazioni specifiche, è stato generalmente contestualizzato soprattutto all’interno del sistema-scuola: il “bullo” trovava infatti nella scuola il terreno fertile per mettere in atto i suoi soprusi e le sue prepotenze, tutto ciò a danno dei compagni di classe o comunque sia a danno di altri ragazzi appartenenti alla stessa scuola.
L’analisi fornite da Olweus, e quelle altrettanto importanti effettuate da Sharp e Smith, hanno gettato le basi fondamentali per la comprensione del fenomeno, contribuendo in maniera notevole a fornire delle risposte sui quesiti sorti intorno ai tipici atti di bullying. Sociologi e psicologi hanno però notato come il fenomeno in questione stia assumendo delle connotazioni sempre più particolari in relazione all’enorme sviluppo delle conoscenze tecnologiche dell’uomo, soprattutto nell’ambito delle comunicazioni (IMT: information and communications technology).
Nell’era di Internet, della posta elettronica, dei blogs, e dei telefoni cellulari sempre più tecnologici, il fenomeno generale del bullismo ha assunto perciò delle nuove forme, tutte riconducibili all’espressione cyberbullying, o “bullismo elettronico”. Il bullo non agisce più esclusivamente all’interno del “mondo reale”: oggigiorno egli molesta le sue vittime anche attraverso il “mondo virtuale” offerto dalla rete.
Alla base di queste nuove forme di bullismo vi è la possibilità di trasmissione elettronica delle informazioni. L’informazione specifica cioè, come ad esempio il pettegolezzo offensivo, l’insulto, o la minaccia, non viene più trasmessa oralmente, o per via cartacea, bensì attraverso l’utilizzo di moderni e sofisticati strumenti, come ad esempio i siti web, l’e-mail, i blogs (diari in rete), gli SMS, i messaggi multimediali per cellulari (MMS), ecc.
Il bullo ha perciò nuove vie e nuovi strumenti per perseguitare le sue vittime: è così che il fenomeno del bullismo è cresciuto in maniera impressionante, varcando velocemente i confini fisici dei corridoi e delle mura delle scuole, per svilupparsi nello spazio ben più indefinito e vasto del web. Le offese, le minacce, i pettegolezzi, gli attacchi verbali, le botte, le aggressioni, episodi assai frequenti all’interno del sistema-scuola, sono stati così trasportati rapidamente nelle pagine web visibili in tutto il mondo. Le molestie verbali inoltre, vengono sempre di più inviate attraverso l’uso delle nuove tecnologie messe a disposizione dei telefoni cellulari, delle videocamere e dei PC.
Dueck sostiene che oggigiorno la vittima degli atti di bullismo non trova più sicurezza, come invece accadeva in passato, all’interno della sua casa: anche le quattro mura domestiche possono infatti essere teatro di violenze e molestie subite via cellulare o via internet. Le aggressioni verbali, dirette o indirette, hanno trovato la via elettronica per colpire i loro bersagli.

