Stop the genocide poster

Percezione del rischio: strategie d'intervento in adolescenza - Educare al rischio

 Educare al rischio

La ricerca del rischio, come la percezione del pericolo distante dal giovane che tale scelta consciamente attua, nasconde un disagio, un desiderio di essere e quindi accettarsi, di comunicare e quindi sentirsi accettato dagli altri. E’ su questo che dovrebbe far leva ogni azione di “educazione al rischio” da parte degli adulti. Lavorare con gruppi di adolescenti, nella scuola ma non solo, individuando un leader in ogni gruppo, il cosiddetto “decision maker” per ingaggiarlo al fine di coinvolgere proficuamente anche gli altri giovani. Gli adolescenti, tendono ad emulare quelli che percepiscono come figure carismatiche all’interno del proprio o altrui gruppo, ed è un dato di fatto, che ogni gruppo, ha una sua figura carismatica che fa da traino su tutti gli altri ed è proprio su questa figura, che gli operatori dovrebbero focalizzare l’attenzione. In questo modo le azioni pericolose, se concepite come tali dal “capobranco” potrebbero essere evitate o riconosciute preventivamente dal gruppo come tali. Ciò permetterà di valutare come “credibile” e “altamente probabile” l’esito dell’ azione rischiosa che l’adulto esporrà. Se il leader, per esempio, decide che non è possibile la guida del ciclomotore senza casco o, che il sabato sera a turno un membro del gruppo deve astenersi dal consumare alcolici, difficilmente qualcuno si opporrà.

La scuola, come accade nella maggior parte dei casi, è l’ambiente ideale per valutare chi per comportamento e caratteristiche personali, è in grado di influenzare altri soggetti, pertanto, compito di insegnanti ed educatori, dovrebbe essere quello di “adoperare” le qualità del singolo a favore della collettività. Insegnanti ed educatori dovrebbero comunque assumere un ruolo educativo deciso e diretto, utilizzando nel contempo una comunicazione rispettosa dell’interlocutore. Il messaggio deve necessariamente tenere conto dei destinatari: gli adolescenti.

Insufficiente si dimostra un’opera di sensibilizzazione basata unicamente sul “terrorismo”, che mostri cioè immagini tratte da incidenti automobilistici. Questo perché gli adolescenti risultano dotati di un locus of control esterno, sono portati cioè a pensare che vi sia il caso o la sfortuna a determinare l’esito fatale delle azioni rischiose [22] dicendo a sé stessi “doveva succedere”. E’ presente inoltre negli adolescenti un elevato senso di sicurezza sui propri comportamenti, vale a dire che gli esiti sfavorevoli possono riguardare più facilmente quando non esclusivamente gli altri pensando erroneamente “tanto a me non succede” [23].
Metodologicamente risulta ormai necessario ed inevitabile l’uso delle nuove tecnologie e di supporti multimediali che gli adolescenti sembrano maneggiare con estrema conoscenza. In tempi di Youtube, Google, podcasts, Messenger e videotelefoni non è possibile utilizzare solamente la lavagna ed i gessi o creare dei poster con colla e pennarelli. Ormai moltissimi giovani sono in gradi di utilizzare softwares di fotoritocco digitale o di creare filmati mediante l’utilizzo di fotocamere. Questo deve essere visto dagli insegnanti come un un necessario ausilio nel loro lavoro, non come un ostacolo all’apprendimento bensì un moderno amplificatore di conoscenza.
La tendenza sempre maggiore ad usare brevi parole, le cosiddette parole chiave o keywords per la ricerca su internet di contenuti o utilizzate nei messaggi dei telefonini (sms), deve consigliarne l’impiego. Esse definiscono sinteticamente concetti più complessi e dovrebbero necessariamente essere presa in considerazione dagli operatori coinvolti al fine di costruire messaggi più facilmente “leggibili” dai ragazzi. La scelta dell’ utilizzo di queste strategie dovrebbe sempre avvenire prestando attenzione ai limitati tempi d’attenzione dei giovani dando la possibilità di esprimersi liberamente, creando essi stessi i materiali e ricercando una interazione dibattuale con gli adolescenti [24].
Ben vengano quindi concorsi inter ed intrascolastici per la creazione del miglior messaggio di sensibilizzazione da parte degli studenti. Ciò permetterebbe di rendere partecipi creativamente i ragazzi, stimolandoli ed educandoli ad una criticità che forse i media hanno sopito in loro. Tale metodica inoltre li stimolerebbe a comunicare ai propri pari, con la possibilità di avere una “corsia preferenziale” rispetto alla soluzione precostituita offerta tipicamente dall’adulto. Una trappola in cui un progetto preventivo infatti non dovrebbe incorrere è quella fornire obblighi elencando azioni lecite e comportamenti illeciti. Non è possibile fare l’elenco di ciò che si deve o non si deve fare, perché un approccio di questo tipo, oltre a risultare poco utile, potrebbe rivelarsi persino controproducente e portare i giovani ad attuare comportamenti opposti a quelli insegnati.

Concordando con precedenti lavori, il ruolo centrale dell’adolescente e quello educativo dell’adulto devono necessariamente confrontarsi al fine di costruire progetti mirati a prevenire i rischi dati da azioni pericolose [25] e cristallizzare nel “futuro adulto” tali insegnamenti. L’adulto deve necessariamente fungere “da esempio”, altrimenti ogni intervento risulterebbe improduttivo e poco credibile.
L’efficacia della prevenzione dipende quindi dalla reale disponibilità a rendere i ragazzi parte attiva nella valutazione e critica dei comportamenti che si intende prevenire.
Terminiamo rammentando che sebbene tuttora la ricerca abbia sottolineato l’assenza di una relazione diretta tra conoscenza e comportamento [26], rimaniamo dell’opinione che gettare un “ponte” sincero fra il mondo degli adolescenti e quello degli adulti educando ad una maggiore criticità potrebbe mitigare i pericoli maggiori.

 

 


Note:

 

1 Jeanette Gonzalez, Tiffany Field, Regina Yando, Ketty Gonzalez, David Lasko, Debra Bendell Adolescent perceptions of their risk-taking behavior. Adolescence, Fall, 1994
2 Bosma H., Jackson S.(1990), Coping and self-concept in adolescente, Sprinter, Berlin
3 Holtz KD, Twombly EC J A preliminary evaluation of the effects of a science education curriculum on changes in knowledge of drugs in youth. Drug Educ. 2007;37(3):317-33<br>4 Dolcini, M. M., Cohn, L. D., Adler, N. E., Millstein, S. G., Irwin, C. E., Kegeles, S. M., & Stone, G. C. (1989). Adolescent egocentrism and feelings of invulnerability: Are they related? Journal of Early Adolescence, 9(4), 409-418
5 Jessor R., Jessor S.L. (1977), Problem behavior and psychosocial development.A longitudinal study of youth. Academic Press, New York.
Langer LM, Tubman JG. Risky sexual behavior among substance-abusing adolescents: psychosocial and contextual factors. Am J Orthopsychiatry. 1997 Apr;67(2):315-22.
6 Geldard, F.A. (1972). "Psicofisiologia degli organi di senso". Martello, Milano.
AAVV. "Sensazione e Percezione". Zanichelli, Bologna, 2007
7 Tonkins, R. S. (1987). Adolescent risk-taking behavior. Journal of Adolescent Health Care, 8, 213-220
8 Alexander, C. S., Young, Y. J., Ensminger, M., Johnson, K. E., Smith, B. J., & Dolan, L. J. (1990). A measure of risk taking for young adolescents: Reliability and validity assessments. Journal of Youth and Adolescence, 19(6), 559-569
9 Zuckerman, M., Sensation Seeking: Beyond the Optimal Level of Arousal, Lawrence Erlbaum Associates, Hillsdale, New Jersey, 1979
10 Zuckerman, M., Are you a risk-taker? In Psychology Today, 2000, Nov/Dec., pp. 54-87.
Forresi B.L’ascolto del disagio in adolescenza- Telefono Azzurro- Sallustiana Editrice
11 Brooks TL, Woods ER, Knight JR, Shrier LA. Body modification and substance use in adolescents: is there a link? J Adolesc Health. 2003 Jan;32(1):44-9
12 Steele JR, Raymond RL, Ness KK, Alvi S, Kearney I. A comparative study of sociocultural factors and young adults' smoking in two Midwestern communities.Nicotine Tob Res. 2007 Jan;9 Suppl 1:S73-82.
13 Giordani M., Noro A. NAUTIBUS,esperienze e strumenti di intervento sociale con adolescenti. FrancoAngeli editore Milano, 2004
14 Donovan, J. E., & Jessor, R. (1985). Structure of problem behavior in adolescence and young adulthood. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 53, 890-904.
15 PHINNEY J.S., GOOSSENS L. Introduction: Identity development in context. Journal of Adolescente Volume 19, Issue 5, October 1996, Pages 401-403
16 Dion K.L., Baron R.S.,Miller N., Why do groups make risiker decisione than individuals? In Berkowitz L. (a cura di), Advances in experimental social psychology, Academic Press, New York, 1978, vol V.
17 ISTAT. Statistiche degli incidenti stradali, anno 2003
18 Culotta C., Cecconi R., Ferrando G. Indagine sugli incidenti negli adolescenti genovesi che usano il ciclo motore Bollettino Epidemiologico Nazionale - Notiziario ISS - Vol. 17 - n. 11 Dicembre 2004
19 Alesci NL, Forster JL, Blaine T. Smoking visibility, perceived acceptability, and frequency in various locations among youth and adults.Prev Med. 2003 Mar;36(3):272-81.
20 ibidem
21 Officina della mente. Guida scegliendo la vita: la percezione del rischio nei giovani. Udine 4 dicembre 2007 Auditorium Zanon http://www.auxilia.fvg.it/percezione%20del%20rischio.htm
22 Rolison MR, Scherman A. College student risk-taking from three perspectives. Adolescence. 2003 Winter;38(152):689-704.
23 Elkind, D., Bowen, R. (1979). Imaginary audience behavior in children and adolescents. Developmental Psychology, 15, 38-44.
24 Mian, E. “Body Image 07: a prevention program for Eating Disorders in Italian adolescents”- European Council on Eating Disorders- Porto 2007
25 Bonino S., Cattelino E., Ciairano S. Adolescenti e rischio: comportamenti, funzioni e fattori di protezione. Giunti, 2003
26 ibidem
Savadori L., Rumiati R. (1996), Percezione del rischio negli adolescenti italiani. Giornale Italiano di Psicologia. 1, 85-106.

 


 

Autore: Emanuel Mian, psicologo perfezionato in diagnosi e trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Giudice Onorario della Corte d'Appello sez. Minori del Tribunale di Trieste. Presidente dell’Istituto di Ricerca Internazionale sulla Salute ed il Disagio in Adolescenza (I.R.I.D.S.A.). Responsabile e Consulente di progetti di ricerca e prevenzione sui disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, binge eating), sull’abbandono scolastico e sull’uso delle nuove tecnologie nell' apprendimento. Membro di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo d’intesa con il Ministero della giustizia. Collaboratore di redazione di SocialNews mensile di informazione sociale organo di divulgazione del Dipartimento Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia.

 


copyright © Educare.it - Anno VIII, Numero 5, Aprile 2008