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Percezione del rischio: strategie d'intervento in adolescenza - Strategie di prevenzione

 

Strategie di prevenzione

Per arginare le logiche e gli elementi che determinano una errata comprensione del rischio attuando azioni efficaci, è necessario inscrivere strategie preventive e di sensibilizzazione all’interno di una rete di interazioni [15] che il giovane attua nel proprio ambiente. Con il gruppo dei pari e con il mondo degli adulti a scuola o fuori da essa e con l’ambiente familiare.
Gli interventi con gli adolescenti dovrebbero quindi inserirsi non solo nel gruppo classe, ma anche in gruppi informali sfruttando addirittura i luoghi di frequentazione dei giovani e, non da ultimo le loro famiglie. Seppur con cautela è quindi necessario il coinvolgimento anche dei familiari, cercando di renderli partecipi in momenti non distinti da quelli dei loro figli. E’ però principalmente nel gruppo dei coetanei e proporzionalmente alla numerosità dei suoi elementi che i rischi vengono maggiormente e più facilmente corsi. In alcuni casi ciò si spiega con una percezione di responsabilità diffusa e talvolta, ai fini di mantenere il proprio status di membro [16].
Tra i conducenti deceduti in seguito a incidente stradale, nella classe di età tra 15-17 anni, circa il 68% era alla guida di un ciclomotore ed il 90% di essi era di sesso maschile [17]. Quasi la totalità delle ricerche effettuate pone i maschi come maggiormente proni a correre dei rischi”, rispetto alle proprie colleghe. L’elevata velocità, il mancato utilizzo del casco alla guida, come il potenziamento del motore dei propri ciclomotori [18], sono azioni all’ordine del giorno che vedono come unico timore per chi le attua, una sanzione pecuniaria. Legiferare norme maggiormente severe e garantirne la loro applicazione, unita ad un esempio concreto dato dagli adulti pare essere un valido deterrente, almeno per quanto concerne la lotta contro il fumo [19]. Ancora molto deve essere però fatto per rendere omogenea anche nel nostro Paese tale metodica estendendola alla repressione dei diversi altri comportamenti rischiosi.

In sintesi i comportamenti rischiosi sopperirebbero al bisogno degli adolescenti di [20]

a) prendere controllo della proprie vita
b) esprimere opposizione alle convenzioni sociali e quindi al mondo degli adulti,
c) tenere a bada ansie e frustrazioni date dal senso d’inadeguatezza,
d) identificarsi con la subcultura giovanile e permettere l’accesso al gruppo dei pari,
e) confermare la propria identità e rimarcare la transizione verso l’adultità.

Quali dovrebbero essere quindi le modalità da utilizzare con gli adolescenti al fine di sensibilizzare ed educare ad una corretta percezione dell’esito delle proprie azioni pericolose?
Alcuni istituti ad esempio, in collaborazione con la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza ed il Corpo dei Carabinieri, stanno da tempo attuando progetti mirati a sensibilizzare i giovani sui temi della sicurezza stradale e sugli esiti dell’uso di alcolici e stupefacenti alla guida di veicoli. Indubbiamente questi interventi, anche se non continui e limitati spesso ad un’unica lezione possono gettare le basi per argomentazioni che il corpo docente dovrebbe inserire, in un’ottica multidisciplinare, all’interno delle normali ore di lezione. In Friuli Venezia Giulia inoltre, questa sensibilizzazione ha coinvolto non solo gli organi di competenza, ma anche vittime di incidenti stradali, piloti di rallies, medici e psicologi [21].