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Descrizione di un'esperienza: Martina - Approccio teorico, principi pedagogici e tecnica d’intervento


Approccio teorico, principi pedagogici e tecnica d’intervento
Martina segue un trattamento psicopedagogico in piccolo gruppo da circa due anni. Il piano d’intervento tiene conto di tutte le risorse che i contesti istituzionali mettono a disposizione della bambina (scuola, famiglia, strutture riabilitative e di tempo libero, ecc.), perche “adottare un curricolo educativo significa assumere un punto di vista specifico relativamente sia agli scopi generali dell’educazione, sia agli obiettivi particolari che derivano da tali scopi, sia alle forme operative adatte a realizzare gli obiettivi scelti” (Campioni, Bascetta, Aureli).
Per quanto riguarda la stesura concreta del piano educativo individualizzato, accenniamo brevemente ai dati essenziali che esso deve contenere: l’intervento prevalente; i criteri generali; gli obiettivi specifici; le tecniche essenziali utilizzate; le modalità operative; gli strumenti utilizzati.

L’intervento prevalente, che è motivato:

  • dalla situazione patologica del bambino e dall’area potenziale di sviluppo (livello di gravità e natura dei deficit, armonia o disarmonia della struttura di personalità, presenza o meno di deficit sensoriali);
  • dalla “storia” del bambino (precocità o meno di comparsa della malattia, esperienze affettive, sociali, di apprendimento ecc.);
  • da ciò che “deve essere evitato”, cioè dall’esclusione di quegli interventi che sarebbero inutili o dannosi alla sua struttura di personalità.

I criteri generali fondamentali, con cui si ritiene possibile attuare questo intervento prevalente, vale a dire il tipo di approccio che l’adulto deve tenere con il bambino, e che dovrà essere rivolto:

  • ad accogliere ed elaborare i bisogni essenziali, anche quando questi sono meno manifesti o si esprimono in forme stereotipate;
  • ad amplificare o a contenere mediante l’azione ed eventualmente la verbalizzazione, le forme di pensiero, da quelle più primitive a quelle più evolute o distorte, fungendo da sostegno complementare;
  • a restituire, in modo non direttivo invadente, ma più o meno “normativo” secondo i casi, modelli comportamentali più organizzati, facilmente interiorizzabili e funzionalmente riutilizzabili.

Gli obiettivi specifici, sui seguenti aspetti essenziali:

  • le capacità basali dell’intelligenza (attenzione, memoria, stato di vigilanza ecc.);
  • le capacità d’integrazione percettiva, che condizionano ogni esperienza, sia emotivo - affettiva, che di apprendimento;
  • la coscienza di sé e l’autonomia, cardini della vita di relazione;
  • l’apprendimento in senso stretto, compreso quello scolastico.

Le tecniche essenziali utilizzate, sugli obiettivi specifici sopra enucleati:

  • dalle attività ludiche individuali con gli oggetti, e di gruppo;
  • alle attività di comunicazione verbale e non verbale;
  • alle attività psicomotorie e senso percettive;
  • alle attività scolastiche;
  • alle attività prassiche e di autonomia personale.

Le modalità operative con cui si organizzano le attività prescelte:

  • modi di organizzazione delle situazioni di esperienza scolastica ed extrascolastica;
  • modi di presentazione degli “oggetti” di apprendimento e di utilizzazione dei sussidi;
  • tempi e sequenze di svolgimento delle varie attività.

Gli strumenti utilizzati per ogni tipo e fase di lavoro:

  • oggetti di uso comune e giocattoli;
  • materiali e sussidi più o meno strutturati.

Queste indicazioni sono orientative, perché ogni progetto di curricolo è legato non solo alla particolarità del bambino, ma anche alla personalità dell’educatore e ai modi specifici di operare di ogni struttura riabilitativa.
Assume un ruolo fondamentale la discussione in équipe, volta alla formulazione della programmazione del piano educativo individualizzato.
Per quanto riguarda Martina, il piano di trattamento dell’anno appena trascorso è stato finalizzato a un maggior sviluppo dell’interazione con i pari e con l’adulto. Si riporta qua sotto lo specifico:
“I comportamenti sociali saranno insegnati attraverso esperienze piacevoli per la bambina, in grado di far scattare in lei una motivazione a ripeterli e di farli diventare essi stessi motivazione. La cornice dentro la quale lavoriamo è il gioco, guidato dall’adulto, finalizzato all’uso funzionale, rappresentativo e simbolico dell’oggetto, e alla condivisione con i pari dei materiali e degli spazi. L’obiettivo è di favorire, attraverso l’imitazione e l’iniziativa personale, un arricchimento delle sequenze di gioco, un ampliamento dei temi e l’utilizzazione di oggetti diversi.
Si lavorerà quindi sul gioco funzionale e rappresentativo, in cui l’oggetto-giocattolo è utilizzato in modo appropriato alla sua funzione, riproducendo azioni dell’adulto in differita.

A tal proposito si svolgerà attività sotto forma di gioco che consentono alla bambina di consolidare e raggiungere i seguenti obiettivi:

  • favorire l’emozione e l’intenzione congiunta, in particolare attraverso i giochi di movimento e con la musica (canali che Martina predilige);
  • osservare se stesso allo specchio imparando a riconoscersi nella propria integrità corporea e nei
    vari segmenti che compongono il proprio corpo (testa, mani, braccia, busto, pancia, gambe, piedi), ricalcare sul foglio la sagoma del compagno, dipingere e ritagliare la propria, per una maggiore conoscenza del se corporeo, di se stesso e dell’Altro da Sé;
  • incrementare le abilità logiche, anche attraverso l’uso d’immagini da mettere in sequenza secondo nessi logico-causali;
  • favorire i circoli di comunicazione e la mobilità del livello sensoriale, privilegiando il canale visivo e potenziando il canale mimico gestuale;
  • intervenire sui prerequisiti linguistici: gesto-suono;
  • favorire interazioni più adeguate con l’adulto, mediate dal gioco in particolare e dalle varie attività che si svolgeranno;
  • agevolare un rapporto maggiormente empatico tra la bambina e l’educatore, tale da permettere alla bambina un sostegno affettivo costante nelle varie situazioni;
  • incrementare le interazioni con i compagni, la condivisione dei tempi, spazi, attività e oggetti, attraverso attività ludico-esplorative, motorio - espressive, musicali e di letto-scrittura.

L’approccio si focalizza sulla relazione educativa come contesto e contenitore dei processi di apprendimento.
Le stimolazioni saranno il più possibile indirette; per non provocare un ulteriore arroccamento in difesa di un nucleo del Sé sentito come troppo fragile.
L’intervento è finalizzato alla connessione e prima ancora alla costruzione condivisa di significati più che all’incremento di abilità settoriali che non trasformino radicalmente l’assetto globale della persona.

In ogni stimolazione ci si predisporrà di oggetti-mediatori per evitare l’eccessiva intrusività. Oggetti - mediatori possono essere anche attività particolari a carattere espressivo, come quella del dipingere, ascoltare musica e la lettura delle storie preferite da Martina e dai compagni.

Il ruolo dell’educatore ricoprirà quattro diversi aspetti: 1) divenire contenitore; 2) fungere da calamita (accurata osservazione sul bambino e su di sé come operatore); 3) amplificare le esperienze del bambino (realizzare e prolungare l’intenzionalità del bambino, fargli da interprete); 4) divenire il ponte verso la realtà circostante”.

Obiettivi di Martina, raggiunti nell’ultimo semestre:
Si apprezza una maggiore interazione con l’altro, talvolta con manifestazioni d’affetto. Sono in crescita la reciprocità e l'attenzione condivisa all'interno di situazioni ludiche e ludiformi divertenti. La comunicazione è sempre più intenzionale, talvolta con la comparsa di parole-frase a uso richiestivo. Buono è l’interesse per le storie: l’ascolto, la lettura e scrittura di parole su copia.

Obiettivi di Martina, da raggiungere nel prossimo semestre:
Ampliare le competenze comunicativo - linguistiche, favorire l'incremento degli interessi, incrementare i tempi nell'interazione con l'altro, ampliare le competenze rappresentative, ludiche, grafiche e di letto-scrittura.

 

 


Bibliografia:
Campioni, Bascetta, Aureli, L’osservazione del bambino nel contesto educativo, Bologna, Il Mulino, 1988.
Trisciuzzi L., Galanti M. A., Pedagogia e didattica speciale per insegnanti di sostegno e operatori della formazione, Pisa, Edizioni ETS, 2001.

 

 


copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 10, Settembre 2007