- Categoria: Devianze e Carcere
- Scritto da Deborak Moccia
L’intervento dell’educatore penitenziario per adulti - La relazione educativa in carcere
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La relazione educativa in carcere
Anche in carcere, l'atteggiamento educativo si basa sul riconoscimento dell'altro come persona, capace di gestire resistenze e fragilità interpersonali, di riscoprire le proprie potenzialità, le parti sane indipendentemente dal livello di autodistruttività espresso con la condotta deviante. La detenzione è un periodo delicato che si svolge secondo proprie regole: per promuovere fiducia in sé e negli altri l'educatore si misura con la statura e la forza dell'adulto. Egli segue una metodologia che si avvale della conoscenza di varie scienze umanistiche, quali il diritto, la psicologia, la sociologia, la criminologia e le tecniche di comunicazione interpersonale. L'educatore favorisce le occasioni di dialogo con i detenuti, individualmente ed in gruppo, attraverso una pedagogia attiva e non direttiva che si sperimenta in varie occasioni di intervento; i reclusi possono richiedere il contributo professionale dell'educatore anche in episodi di emergenza, come nei ripetuti gesti autolesionistici e nell'astensione volontaria dall'assunzione di bevande e cibo.
Questa concezione attiva dell'intervento dell'educatore deriva dalla visione non convenzionale del carcere: esso è visto come contenitore di vita, entro cui permangono persone private della libertà personale, che mostrano bisogni a vari livelli cui è necessario tentare di offrire una risposta.
Ripercorrere il "continuum" esistenziale del condannato attraversato dalla carcerazione richiede impegno e coerenza a vari livelli di comprensione. Empatia, entropatia, accoglienza sostengono l'educatore nello sforzo di accompagnare il singolo alla ridefinizione del proprio percorso di vita.
In particolare, l'educatore deve astenersi da una valutazione stigmatizzante del comportamento del detenuto e comprendere le ragioni dell'altro, poiché ogni persona nelle proprie motivazioni ha insite le ragioni che lo hanno condotto al reato piuttosto che alla responsabilità che consente la libertà.
Il processo di cicatrizzazione delle ferite richiede tempo a livello intrapsichico e nell'ambito delle relazioni comunicative. Gradualmente il recluso si apre alla condivisione di parti prima nascoste di sé e le condizioni di accettazione e rispetto della propria persona diventano i presupposti per la ridefinizione del significato dell'esperienza (traumatica) della carcerazione per la propria esistenza.
In questo processo, affatto scontato o lineare, l'educatore gioca se stesso come "strumento di trattamento", teso ad orientare l'altro alla comprensione del suo essere nel mondo ed alla progettualità positiva che ne deriva.
E' difficile valutare l'efficacia dell'azione trattamentale e gli stessi effetti della detenzione variano da persona a persona: vi sono detenuti che diventano compiacenti alla richiesta di normalizzazione da parte dell'istituzione, senza che vi sia un cambiamento profondo a livello personale. Spesso occorre attendere il ritorno definitivo alla condizione di libertà per poter valutare il buon esito del percorso di riabilitazione in carcere, quando l'ex recluso ripristina i rapporti familiari, si reinserisce nel mondo del lavoro o aderisce a specifici percorsi socio-riabilitativi.
Bibliografia:
- Bortolotto T., L'educatore penitenziario, Franco Angeli, Milano 2002.
- Demetrio D., L'età adulta, Carocci, Roma, 2003
- Brunetti C., Pedagogia Penitenziaria, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005
- Malagutti E., Educarsi alla resilienza, Erickson, Trento, 2005
- Milani L., Competenza pedagogica e progettualità educativa, Ed. La Scuola, Roma, 2000
- Sartarelli G., Riflessioni sulla formazione e sul ruolo dell'educatore penitenziario, in Rassegna penitenziaria e criminologica, pubblicato sul Numero 1, 3, dell'anno 1998
Autore: Deborak Moccia, funzionario giuridico pedagogico - Educatore penitenziario - dipendente del Ministero della Giustizia presso la Casa Circondariale Rebibbia di Roma. E' ideatrice responsabile del progetto "Laboratorio di vita" gruppo pedagogico di crescita personale.
copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 11, novembre 2013
DOI: 10.4440/201311/MOCCIA

