- Categoria: Editoriali
- Scritto da Luciano Pasqualotto
Se non ora, quando?
L’enorme portata del flusso migratorio dal medio oriente e dall’Africa interpella l’Occidente con una forza senza precedenti. Si tratta di un vero e proprio esodo che ha non solo risvolti politici ma anche implicazioni culturali, morali, umanitarie, religiose.
Sul piano politico l’Europa si gioca la propria credibilità come istituzione sovranazionale, oltre le questioni economiche su cui finora ha centrato le relazioni tra i propri membri. Le migrazioni mettono in discussione le regole vigenti di circolazione delle persone, chiedono finalmente la definizione di una politica interna che vada oltre i nazionalismi e gli interessi di parte dei singoli Stati; sollecitano una politica estera unanime, più decisa rispetto agli sconvolgimenti che hanno interessato i Paesi che ne stanno ai margini e di cui le stesse migrazioni, con il loro carico di morte e dolore, rappresentano gli effetti.
Ai più smemorati gioverà ricordare che la Guerra del Golfo fu scatenata nel 2003 contro Saddam Hussein a partire da informazioni, poi rivelatesi false, fornite dai britannici sul possesso da parte degli iracheni di armi di distruzione di massa. Alla storia spetta il giudizio su Tony Blair e su George Bush per la tragedia che è stata innescata; certo fa specie, oggi, vedere la riluttanza del governo inglese a fornire soccorso ed ospitalità ai disperati che chiedono asilo all’Europa. Anche alla Francia, che ha duramente respinto i migranti a Ventimiglia, occorre ricordare le drammatiche responsabilità che si è assunta quando, presidente Nicolas Sarkozy, ha scatenato unilateralmente i cacciabombardieri in Libia contro Gheddafi, a dispetto dell’ONU. Conosciamo il caos in cui versano tanto l’Iraq quanto la Libia ed è difficile credere che quelle popolazioni oggi stiano meglio di prima. L’Occidente non può comportarsi come il bambino che getta il sasso e poi nasconde la mano.
Ma quello su cui vogliamo centrare questa riflessione riguarda un altro dato di fatto: l’esodo dei migranti scuote l’Europa alle sue fondamenta. Si pensi ad esempio alle sbandierate radici cristiane del Vecchio Continente, recentemente chiamate in causa dal premier ungherese per giustificare la sua linea dura contro richiedenti asilo che provengono per lo più da Paesi a maggioranza mussulmana. Eppure nel Vangelo sta scritto: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35). In Italia la chiesa ha cominciato a prendere questa posizione: prima mons. Galantino, tra le critiche della Lega, poi l’arcivescovo di Torino, a seguire il card. Scola a Milano ed oggi, finalmente, il Papa. Confidiamo che rompano il silenzio anche i vari movimenti cattolici pro-vita, sempre pronti a sollevare pubblicamente un polverone sui temi della bioetica, sulla cosiddetta “teoria del gender” ma che finora sembrano assenti di fronte alla tragedia delle migliaia di vite tragicamente spente dal mare.
I migranti che chiedono asilo sottopongono alla verifica pratica i principi della cultura repubblicana, che in Francia ha la storia più lunga. “Libertà, uguaglianza, fratellanza” furono i frutti del rivoluzionario periodo dei Lumi: questo è senza indugi il tempo della fratellanza, altrimenti i valori fondanti vengono ridotti a chiacchiere e con essi si decreta la fine della nostra già decadente civiltà. Come ha affermato con forza il presidente Mattarella in questi giorni a Cernobbio, con la questione dell’accoglienza dei migranti è in gioco il concetto stesso di umanità, oltre il quale si spalanca ogni barbarie.
“A che cosa andiamo incontro?” si chiedono in molti, non senza timori. Difficile dirlo, un grande cambiamento è in atto. Sappiamo però che le decine di migliaia di profughi che bussano alle nostre porte ci spingono fuori dai pantani dell’individualismo, del consumismo sfrenato, del profitto ad ogni costo ed a scapito di tutto che ammorba la società. Il loro soccorso potrebbe essere la nostra occasione.
copyright © Educare.it - Anno XV, N. 9, Settembre 2015
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