- Categoria: Principi educativi, regole
- Scritto da Paola Marchionne
21 mesi di tenerezza - Seconda parte
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Gentile dott.ssa Marchionne,
grazie mille per la sua risposta ai miei interrogativi. L' oggetto 21 mesi di tenerezza l' ho scritto io.. In realtà concordo sul fatto che sia molto attaccato a me ma non so come fare per rimediare.
Mi metto subito al lavoro: credo però di avere bisogno di ulteriore aiuto per evitare di commettere altri errori. Al giorno d' oggi si diventa mamme senza neanche avere mai tenuto un bimbo in braccio. A me è successo così e non avendo punti di riferimento a cui chiedere consiglio (sono io stessa figlia unica di una mamma affetta da 15 anni dal disturbo bipolare) mi sono messa a studiare: ho scoperto che nella letteratura in materia ci sono due impostazioni di fondo: una che propone una certa rigidità: niente tetta se non per mangiare, niente nanna con i genitori se non in caso di malattia, niente capricci, regole per tutto. Un' altra impostazione è più "morbida": tetta a gogò anche per dormire o solo per consolare anche fino a due anni (il bimbo si staccherà da solo), nanna con i genitori (si riducono gli incubi), i capricci sono lo specchio di qualcosa che non va. etc.
Insomma: sebbene in partenza volessi essere una mamma severa come era stata mia madre con me, nel trovarmi di fronte ad un bimbo che obiettivamente e a detta di tutti, era più "complicato", devo avere fatto un po' di confusione mescolando via via le varie impostazioni con il risultato di averlo viziato e ora non so più che pesci pigliare.
Non posso contare tanto su mio marito. Lavora dalle 8.30 e torna alle 19.00 stanchissimo e con fatica sto riuscendo a coinvolgerlo e riesco a fargli fare qualcosa se non in casa almeno con il figlio. Gli fa il bagnetto e la sera comincia a raccontargli le favole. Per il resto da sempre sono io nella coppia che mi pongo i problemi, trovo soluzioni insomma lui è un po' "figlio"; è passato dalle braccia di mammà alle mie...
Tornando al bimbo: non ho capito cosa ci consiglia in realtà sull'asilo. Posto che ormai che ha fatto la faticaccia di inserirsi non penso di riportarlo a casa vorrei sapere se e come aiutarlo ad ambientarsi meglio. Un esempio: la mattina quando ci prepariamo per andare all' asilo lui e noi a lavoro ci dice: "Asilo, no!" e noi ovviamente lo portiamo lo stesso dicendogli che tanto poi si diverte, che disegna etc. Quando arriva, piagnucolando, raggiunge il tavolo e si siede in quella che ha deciso essere la sua sedia e aspetta che la maestra gli dia l' occorrente per disegnare. Non gioca con gli altri bimbi che lo accolgono cercando inutilmente di baciarlo. Questo mi preoccupa un po'.
Non so se interpretare questi suoi comportamenti come passeggeri (prima o poi si ambienterà bene da solo) o se fare o far fare alla maestra qualcosa per coinvolgerlo. Preciso che è inserito nel progetto PRIMAVERA e che gli altri bimbi hanno tutti (tranne una di 17 mesi) più di due anni.
Non ho capito poi cosa fare per l' eccessivo attaccamento a me: torno alle 5 del pomeriggio e generalmente usciamo a passeggio, al parco, a casa di altri bimbi con i quali gioca oppure a trovare i nonni. Da un paio di giorni dice di volere stare a casa ma io esco lo stesso se ho deciso che dobbiamo uscire. Al papà potrei lasciarlo solo dopo le 19.. Ma è l' ora di cena e non mi sembra una buona idea uscire per conto mio proprio a quell' ora. Cosa mi consiglia???
Continuano, inoltre, i problemi con la pappa sia a casa che all' asilo: abbiamo deciso di lasciarlo li fino all' una (cioè dopo il pranzo) ma mangia sempre meno anche a giudizio della maestra. Le confermo che la crescita va benino ma la pediatra ci ha detto che le proteine non devono assolutamente mancare. Mi dice di insistere... ma se insisto l' unico risultato è che passiamo una serataccia e la cena (unico momento in cui siamo tutti insieme) diventa un campo di battaglia, un momento di ansia e frustrazione invece che di gioiosa riunione familiare.
Speravamo che almeno all' asilo la situazione si sbloccasse senza nessuno che lo pressava a mangiare e invece mangia, come a casa, si e no mezzo piattino di pasta e nient' altro. Una volta giunto a casa la baby sitter gli propone qualche pezzetto di formaggio o una polpetta ma senza insistere più di tanto. Alla fine riusciamo a dargli si e no una polpetta, un pezzetto di parmigiano, un wurstel, un pezzetto di cotoletta, un bastoncino di pesce alla settimana. La sera non mangia da più di un mese. A merenda l' unica cosa che accetta volentieri è un biberon di latte con biscotti oppure un po' di mollica di pane (senza condimenti). Ho provato anche a ridurre la merenda (solo un pezzetto piccolo di pane) ma non cambia niente. Se ha deciso di non mangiare non ci son santi. Si rifà la sera prima di dormire con un biberon di latte con frutta e biscotti. Poi verso le due/tre di notte si sveglia di nuovo e l' unica maniera di riaddormentarlo è con altro latte. Sto cercando di non dargli la tetta almeno per la nanna del pomeriggio e in mezzo alla notte quando si sveglia..
Che fare? Che vuole dire fermezza e regole? Devo imporre al bimbo di mangiare fermo e seduto? Quando l' abbiamo fatto oltre ad avvelenarci la cena non mangiava affatto... E se non vuole una cosa che generalmente mangia (solo polpette, pasta, minestra) gli do qualcos' altro o gli faccio saltare il pasto, tanto dopo la notte beve il latte???
Vorrei inoltre precisare che per il resto non mi da tanti problemi: sto adottando il sistema delle regole e del bollino per le cose tipo: non si scrive sul tavolo e sui muri (e se lo fa lo faccio pulire) si riordinano i giochi prima di prenderne altri (anche se a volte mi risponde che lo devo fare io - e allora metto i giochi in punizione). Se fa capricci, tipo per non essere cambiato, lo lascio piangere e faccio lo stesso... Sto facendo bene? Hanno senso le punizioni a quest'età (ovviamente non corporali ma ad es. privarlo di un gioco)?
Se sto esagerando con le richieste mi faccia sapere e nel frattempo La ringrazio per la sua cortesia e competenza.
Carissima signora,
la ringrazio veramente molto per avermi scritto nuovamente: queste sono le consulenze più belle perché possono avere una continuità e noi "esperti" abbiamo la possibilità di dare una maggiore disponibilità alle persone che ci chiedono aiuto.
Premesso questo, devo aggiungere però che io mi limiterò a darle degli stimoli a ragionare e non ricette sul da farsi: educare, "e-ducere", dal latino, infatti, significa "tirare fuori"; allo stesso modo, il processo che auspico è aiutarla, tramite le mie modeste competenze, a "tirare fuori" scelte educative per se' e per la sua famiglia.
Le regole e la fermezza, che le ho indicato, sono, appunto, delle indicazioni metodologiche: le regole sono dei punti fermi che ciascun genitore, secondo me, dovrebbe trovare per "regolare", appunto, la vita e le relazioni familiari; la fermezza serve, invece, ad applicarle, e significa "fatta la scelta, non cambiare idea continuamente".
Tutto questo, soprattutto perché, se in questo modo i genitori riescono a costituirsi come punti saldi per i propri figli, questi ne giovano sicuramente e sempre.
Fatta anche questa premessa, è il caso di farne ancora un'altra: lei giustamente distingue le cosiddette teorie pedagogiche in due impostazioni di fondo: una che propone una certa rigidità: niente tetta se non per mangiare, niente nanna con i genitori se non in caso di malattia, niente capricci, regole per tutto. Un' altra impostazione è più "morbida": tetta a gogò anche per dormire o solo per consolare anche fino a due anni (il bimbo si staccherà da solo), nanna con i genitori (si riducono gli incubi), i capricci sono lo specchio di qualcosa che non va. etc.
Anche se le distinzioni non sono esattamente così nette, ed esistono diverse sfumature, sicuramente io sono più per la prima impostazione che per la seconda., semplicemente per un fatto: non si è MAI visto un bambino che si stacca volontariamente dal seno, e questo per un altro, importantissimo fatto: che quando l'attaccamento al seno si prolunga oltre il limite dato dalla dentizione, è anche la madre, insieme al bambino, a non capire più i reali bisogni l'uno dell'altra.
Inoltre io non vedo quale può essere il motivo per cui una mamma, che già fa tante cose per il proprio bimbo, debba trasformarsi in un "ciuccio umano" e non possa adottare altre modalità per consolare il proprio piccolo.
Ad esempio, lei ha equivocato nello scrivere Non ho capito poi cosa fare per l'eccessivo attaccamento a me: torno alle 5 del pomeriggio e generalmente usciamo a passeggio, al parco, a casa di altri bimbi con i quali gioca oppure a trovare i nonni. Da un paio di giorni dice di volere stare a casa ma io esco lo stesso se ho deciso che dobbiamo uscire. Al papà potrei lasciarlo solo dopo le 19. Ma è l' ora di cena e non mi sembra una buona idea uscire per conto mio proprio a quell' ora. Cosa mi consiglia???
Non è mancando fisicamente la mamma che il bambino diventa più autonomo: a parte il fatto che, se anche lei si prendesse qualche spazio personale non farebbe male né a lei né al bambino, il punto è che questo bambino se c'è qualcosa che non va o viene consolato col seno o, se non mangia, si nutre comunque nelle ore notturne con biberon di latte, biscotti e frutta, esattamente ancora; come le dicevo nella prima risposta, con una modalità neonatale.
E' questo un circolo vizioso molto insidioso: è vero che le proteine non devono mancare ma c'è di fatto la necessità che, per spezzare questa catena di alimentazione, bisognerebbe che il bambino si non si senta sempre sazio di latte e sia in qualche modo "costretto" ad assaggiare altro.
Non ho capito cosa ci consiglia in realtà sull' asilo. Posto che ormai che ha fatto la faticaccia di inserirsi non penso di riportarlo a casa vorrei sapere se e come aiutarlo ad ambientarsi meglio.
Un esempio: la mattina quando ci prepariamo per andare all' asilo lui e noi a lavoro ci dice: "Asilo, no!" e noi ovviamente lo porto lo stesso dicendogli che tanto poi si diverte, che disegna etc.
Quando arriva, piagnucolando, raggiunge il tavolo e si siede in quella che ha deciso essere la sua sedia e aspetta che la maestra gli dia l' occorrente per disegnare. Non gioca con gli altri bimbi che lo accolgono cercando inutilmente di baciarlo. Questo mi preoccupa un po'.
Rispetto al Nido, personalmente, visto il quadro, continuerei a portarlo: fa bene a "convincerlo" come fa e il bambino supererà a suo modo alcune modalità un po' statiche di vivere la comunità; è un bimbo, lo ricordi, che avrebbe più bisogno degli altri bimbi che di un'altra figura a cui attaccarsi esclusivamente. Lui cerca la maestra, la tata o la mamma perché NON VUOLE CAMBIARE, non vuole crescere: sempre la stessa sedia, sempre il seno, sempre il biberon ...
Ma se voi lo aiutate, vedrà che ce la farà...
Molto bene per gli spazi guadagnati dal papà: bagnetto e favole, benone!
Bene anche rimanere fermi se lui fa i capricci: se il pannolino va cambiato, basta, si cambia, non c'è altro da fare!
A questa età le punizioni sono un po' premature; è più utile che il bambino senta che la mamma e il papà sanno quello che fanno e che non si lasciano sopraffare.
Ecco: spero di averle chiarito alcuni dubbi "residui": ora... a lei le scelte!
Educare.it - Anno VIII, Numero 10, Settembre 2008

