- Categoria: Principi educativi, regole
- Scritto da Paola Marchionne
21 mesi di tenerezza
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Buongiorno, sono la mamma 38enne di un bimbo di 21 mesi, mio primo e unico figlio.
Ha sempre pianto tantissimo da appena nato, non si sa se per fame, coliche, reflusso gastroesofageo, difficile adattamento alla vita o una somma di tutte le cause. Verso i tre mesi si è calmato un po' ma voleva stare sempre in braccio a me rifiutando anche il padre e io lo assecondavo.
A 4 mesi siamo stati chiamati dall' asilo comunale e abbiamo provato l' inserimento ma a causa dei pianti disperati, del fatto che ero ancora a casa in maternità e del fatto che sinceramente speravo lo chiamassero non prima dei 9 mesi, abbiamo rinunciato.
Sono tornata al lavoro che aveva 9 mesi affidandolo prima ad una baby sitter e poi ad un' altra. Il tutto con successo. Ho avviato io lo svezzamento inserendo via via tutti gli alimenti. Apro una parentesi: ho solo, forse, commesso un errore intorno all' anno quando avrei dovuto proporre delle novità e invece, per essere sicura che mangiasse, gli facevo le solite tre pappe: passato di verdure con omogeneizzato e pastina, brodo di carne con pastina, pastasciuttina. Niente frutta (ha smesso di mangiare gli omogeneizzati di frutta a 15 mesi e tuttora glieli metto nel latte). Sempre a nove mesi in concomitanza con un brutto raffreddore ha perso l'abitudine di portare il ciuccio che usava anche per dormire anche se solo in braccio... nel giro di poco gli ho dato la pessima abitudine di dormire con la tetta..
Ancora oggi, a 21 mesi, con me si addormenta solo con la tetta e non so come fare a togliergliela. Perlatro si sveglia ancora la notte verso le due e l'unica maniera di riaddormentarlo è dargli un biberon di latte e poi un po' di tetta. Nella mia città gli asili privati non sono neanche paragonabili per qualità e professionalità alla struttura pubblica che essendo controllata e foraggiata dallo Stato offre maggiori garanzie.
Tuttavia a 13 mesi, in vista della partenza della baby sitter per motivi di studio, abbiamo provato ad inserirlo nella struttura privata meno peggio della città. Strilli da far paura!!! Ha continuato così per tre settimane senza smettere un attimo e alla fine ho deciso di tenerlo a casa anche tutta l' estate per dargli tempo di crescere un' altro po'. Ha accettato anche la seconda tata e ora vanno d'amore e d' accordo.
A luglio, a 18 mesi, complice il caldo e il trasferimento nella casa al mare ha smesso di mangiare: non voleva neanche più sedersi. Abbiamo provato allora a farlo mangiare con noi (fino ad allora mangiava da solo) e a proporre nuovi cibi: compaiono così via via le polpette, il parmigiano, il prosciutto cotto, la frittata, tutto mangiato con le mani. Stiamo andando avanti così molto lentamente e migliora anche la presa del cucchiaio.
Da un mese lo stiamo mandando di nuovo all' asilo (ancora strilli ma in tre settimane ha smesso), sempre il privato dell' altra volta: non mi piacciono un sacco di cose ma tant'è... I problemi per i quali vi chiedo aiuto e consiglio sono questi:
1) come fare a togliere il seno? è il caso di farlo ora che è in fase di inserimento all' asilo o rimandiamo di qualche mese?
2) sto procedendo bene per il cibo? da ieri ha cominciato a rimanere all' asilo per il pranzo e viene ritirato dalla tata alle 12.30. Visto che non mangia (anche perchè un sacco di cose non gliele ho mai proposte) posso dargli da mangiare a casa oppure aspetto la merenda facendogli di fatto saltare il pasto?
3) Mangiare all' asilo: se non si dovesse abituare a mangiare all' asilo è il caso di mandarlo solo per giocare e farlo mangiare a casa con calma e con le sue cose piuttosto che in mezzo a tante regole (stai seduto anche se non mangi, non mangiare con le mani, etc.etc).
4) Una alternativa che ho (anche se più dispendiosa) è di non mandarlo per niente e aspettare la materna statale a settembre del 2008 visto anche che tante cose sul sistema educativo di questo asilo non mi piacciono. Ad esempio non esiste un pof ne' qualcosa che ci assomigli, le uniche attività che vengono proposte sono giocare con giocattoli tipo Chicco, disegnare, dipingere e lavorare il Dido'. Non fanno attività psicomotorie, non fanno gioco euristico.. La maestra urla in continuazione e non è certo "dolce".. in fase di inserimento quando piangeva se mi allontanavo gli diceva che "mamma non torna se continui a piangere"...
So che sono più di un interrogativo.... se devo pagare più di una consulenza o rivolgermi ad altri professionisti fatemi sapere....
Vi ringrazio in anticipo.
Carissima (mi permetta),
io non so chi ha messo il titolo "21 mesi di tenerezza" a questa richiesta di consulenza, se lei o la nostra redazione.
Comunque siano andate le cose, dopo aver letto il suo testo, io potrei ribattezzarla (sempre con estrema simpatia e comprensione, si intende), "21 mesi di attaccamento esclusivo" alla mamma, con tutti i rischi che ne conseguono.
Intendiamoci: la situazione non è certo grave, ma va comunque, in qualche modo, "riparata", perché suo figlio "ormai" hai 21 mesi, cioè quasi 2 anni, che per un piccoletto non sono così pochi, specialmente se, di fatto, viene trattato come un neonato, cioè: ancora seno, pappine facilitate, qualche difficoltà di inserimento nella comunità socializzante e il privilegiare rapporti a due ( = madre/ bambino), addirittura il "rifiuto" del padre.
E in nome di cosa ?
Di questo famigerato, micidiale, lacerante PIANTO, che è ancora una modalità infantile, anzi, neonatale per fare delle richieste.
Non sono ancora stanca di ripeterlo, ma lo ripeto spessissimo, che il neonato piange ed urla e si dispera perché è l'unica modalità che in natura alla nascita possiede per attirare l'attenzione su di se' e comunicare esigenze, bisogni, domande.
Naturalmente poi, il graduale sviluppo del linguaggio che permetterà al bambino di comunicare con gli altri in maniera più precisa rispetto a se', porterà ad un proporzionale riduzione del pianto.
Diverso è se il bambino apprende, e questo glielo consentono gli altri, che col suo pianto, senza che serva altro, quindi, senza troppi sforzi, egli può mobilitare il mondo, che per un neonato, ricordo anche questo, all'inizio è essenzialmente la Madre, e nemmeno il padre, ancora di più se l'allattamento è al seno. All'inizio il bambino è "opportunista" e sa molto bene chi chiamare accanto a se', col pianto, ricordo.
Questo non significa, che il padre non sia importante e necessario per il cucciolo, anzi: egli è la figura più sana e riequilibrante del mondo affettivo infantile. Il suo compito, infatti, e il suo "potere" è quello di "rompere" l'esclusivo binomio fra mamma e bimbo e predisporre il piccolo ad altre relazioni e ad altre forme di bisogno e soddisfacimento.
Dal suo dettagliatissimo (brava!) racconto, capisco che per il suo bambino il mondo si è fermato più volte e lei dice di aver aspettato di fare alcune scelte nell'attesa che lui crescesse un altro po' ...ma suo figlio era già pronto, il problema è se anche lei, la mamma, lo fosse!
O vuole che, alla nascita, il bambino non fosse pronto, o adatto, a conoscere il suo papà?
Le assicuro: questa cosa non si è mai vista!
Lei ci fa tre richieste precise (le ripeto, brava):
1. Se, quando e come togliere il seno
2. Se il bimbo, recalcitrante nel nutrirsi all'asilo, può recuperare in un pasto successivo o evitare di frequentare il nido al momento del pranzo
3. Se la struttura che frequenta il suo bambino è valida o meno.
A parte l'ultima richiesta, che mi riservo di commentare in ultimo perché è sostanzialmente diversa dalle altre, in realtà io sento che mi sta chiedendo di darle il permesso di fare crescere suo figlio...
La mia risposta dunque è sì, SI', SI' !!!
Il problema è che certe tappe bisognava percorrerle prima e adesso sarà un po' duretta perché il bimbo non ha potuto imparare ancora completamente a tollerare le frustrazioni.
Lei adesso deve continuare ad essere sensibile esattamente come è ma arricchirsi di fermezza: piano piano tolga il seno, offrendo al bambino altre forme di contatto fisico e gioco; tolleri che qualche volta non si alimenti ad un pasto, anche perché vedo che l'alimentazione che lei propone è comunque variata e non vengono citati problemi di crescita.
Lei non è una cattiva mamma se toglie il seno a due anni o se permette che il bambino salti qualche pasto; è altresì una bravissima mamma se gli permette di crescere e di staccarsi da lei serenamente.
E soprattutto: si faccia aiutare da suo marito, dal papà del bimbo, che, spero, fino ad adesso non abbia continuato a latitare, perché questo sarebbe l'unico elemento preoccupante di tutto il quadro.
In ultimo, come preannunciato, commento l'aspetto della scuola: certo la struttura che frequentate non sembra adeguata, ma non tanto per le forme di gioco, o perché vuole imporre delle regole, cosa che purtroppo lei non ha fatto e per questo le stride la differenza con il nido privato.
Io immagino questo bambino che non ha mai potuto piangere liberamente e sfogarsi prima perché la mamma ha sempre "fermato il mondo", come dicevamo prima ora ha un'educatrice che gli dice "Se piangi la mamma non torna"... lui sì che mi fa una gran tenerezza.
Carissima signora, arricchisca la sua tenerezza e cautela con decisione e fermezza, aiuti il papà ad inserirsi nella vita del bambino e ...vedrà che progressi !
Resto a sua disposizione.
Gentile dott.ssa Marchionne,
grazie mille per la sua risposta ai miei interrogativi. L' oggetto 21 mesi di tenerezza l' ho scritto io.. In realtà concordo sul fatto che sia molto attaccato a me ma non so come fare per rimediare.
Mi metto subito al lavoro: credo però di avere bisogno di ulteriore aiuto per evitare di commettere altri errori. Al giorno d' oggi si diventa mamme senza neanche avere mai tenuto un bimbo in braccio. A me è successo così e non avendo punti di riferimento a cui chiedere consiglio (sono io stessa figlia unica di una mamma affetta da 15 anni dal disturbo bipolare) mi sono messa a studiare: ho scoperto che nella letteratura in materia ci sono due impostazioni di fondo: una che propone una certa rigidità: niente tetta se non per mangiare, niente nanna con i genitori se non in caso di malattia, niente capricci, regole per tutto. Un' altra impostazione è più "morbida": tetta a gogò anche per dormire o solo per consolare anche fino a due anni (il bimbo si staccherà da solo), nanna con i genitori (si riducono gli incubi), i capricci sono lo specchio di qualcosa che non va. etc.
Insomma: sebbene in partenza volessi essere una mamma severa come era stata mia madre con me, nel trovarmi di fronte ad un bimbo che obiettivamente e a detta di tutti, era più "complicato", devo avere fatto un po' di confusione mescolando via via le varie impostazioni con il risultato di averlo viziato e ora non so più che pesci pigliare.
Non posso contare tanto su mio marito. Lavora dalle 8.30 e torna alle 19.00 stanchissimo e con fatica sto riuscendo a coinvolgerlo e riesco a fargli fare qualcosa se non in casa almeno con il figlio. Gli fa il bagnetto e la sera comincia a raccontargli le favole. Per il resto da sempre sono io nella coppia che mi pongo i problemi, trovo soluzioni insomma lui è un po' "figlio"; è passato dalle braccia di mammà alle mie...
Tornando al bimbo: non ho capito cosa ci consiglia in realtà sull'asilo. Posto che ormai che ha fatto la faticaccia di inserirsi non penso di riportarlo a casa vorrei sapere se e come aiutarlo ad ambientarsi meglio. Un esempio: la mattina quando ci prepariamo per andare all' asilo lui e noi a lavoro ci dice: "Asilo, no!" e noi ovviamente lo portiamo lo stesso dicendogli che tanto poi si diverte, che disegna etc. Quando arriva, piagnucolando, raggiunge il tavolo e si siede in quella che ha deciso essere la sua sedia e aspetta che la maestra gli dia l' occorrente per disegnare. Non gioca con gli altri bimbi che lo accolgono cercando inutilmente di baciarlo. Questo mi preoccupa un po'.
Non so se interpretare questi suoi comportamenti come passeggeri (prima o poi si ambienterà bene da solo) o se fare o far fare alla maestra qualcosa per coinvolgerlo. Preciso che è inserito nel progetto PRIMAVERA e che gli altri bimbi hanno tutti (tranne una di 17 mesi) più di due anni.
Non ho capito poi cosa fare per l' eccessivo attaccamento a me: torno alle 5 del pomeriggio e generalmente usciamo a passeggio, al parco, a casa di altri bimbi con i quali gioca oppure a trovare i nonni. Da un paio di giorni dice di volere stare a casa ma io esco lo stesso se ho deciso che dobbiamo uscire. Al papà potrei lasciarlo solo dopo le 19.. Ma è l' ora di cena e non mi sembra una buona idea uscire per conto mio proprio a quell' ora. Cosa mi consiglia???
Continuano, inoltre, i problemi con la pappa sia a casa che all' asilo: abbiamo deciso di lasciarlo li fino all' una (cioè dopo il pranzo) ma mangia sempre meno anche a giudizio della maestra. Le confermo che la crescita va benino ma la pediatra ci ha detto che le proteine non devono assolutamente mancare. Mi dice di insistere... ma se insisto l' unico risultato è che passiamo una serataccia e la cena (unico momento in cui siamo tutti insieme) diventa un campo di battaglia, un momento di ansia e frustrazione invece che di gioiosa riunione familiare.
Speravamo che almeno all' asilo la situazione si sbloccasse senza nessuno che lo pressava a mangiare e invece mangia, come a casa, si e no mezzo piattino di pasta e nient' altro. Una volta giunto a casa la baby sitter gli propone qualche pezzetto di formaggio o una polpetta ma senza insistere più di tanto. Alla fine riusciamo a dargli si e no una polpetta, un pezzetto di parmigiano, un wurstel, un pezzetto di cotoletta, un bastoncino di pesce alla settimana. La sera non mangia da più di un mese. A merenda l' unica cosa che accetta volentieri è un biberon di latte con biscotti oppure un po' di mollica di pane (senza condimenti). Ho provato anche a ridurre la merenda (solo un pezzetto piccolo di pane) ma non cambia niente. Se ha deciso di non mangiare non ci son santi. Si rifà la sera prima di dormire con un biberon di latte con frutta e biscotti. Poi verso le due/tre di notte si sveglia di nuovo e l' unica maniera di riaddormentarlo è con altro latte. Sto cercando di non dargli la tetta almeno per la nanna del pomeriggio e in mezzo alla notte quando si sveglia..
Che fare? Che vuole dire fermezza e regole? Devo imporre al bimbo di mangiare fermo e seduto? Quando l' abbiamo fatto oltre ad avvelenarci la cena non mangiava affatto... E se non vuole una cosa che generalmente mangia (solo polpette, pasta, minestra) gli do qualcos' altro o gli faccio saltare il pasto, tanto dopo la notte beve il latte???
Vorrei inoltre precisare che per il resto non mi da tanti problemi: sto adottando il sistema delle regole e del bollino per le cose tipo: non si scrive sul tavolo e sui muri (e se lo fa lo faccio pulire) si riordinano i giochi prima di prenderne altri (anche se a volte mi risponde che lo devo fare io - e allora metto i giochi in punizione). Se fa capricci, tipo per non essere cambiato, lo lascio piangere e faccio lo stesso... Sto facendo bene? Hanno senso le punizioni a quest'età (ovviamente non corporali ma ad es. privarlo di un gioco)?
Se sto esagerando con le richieste mi faccia sapere e nel frattempo La ringrazio per la sua cortesia e competenza.
Carissima signora,
la ringrazio veramente molto per avermi scritto nuovamente: queste sono le consulenze più belle perché possono avere una continuità e noi "esperti" abbiamo la possibilità di dare una maggiore disponibilità alle persone che ci chiedono aiuto.
Premesso questo, devo aggiungere però che io mi limiterò a darle degli stimoli a ragionare e non ricette sul da farsi: educare, "e-ducere", dal latino, infatti, significa "tirare fuori"; allo stesso modo, il processo che auspico è aiutarla, tramite le mie modeste competenze, a "tirare fuori" scelte educative per se' e per la sua famiglia.
Le regole e la fermezza, che le ho indicato, sono, appunto, delle indicazioni metodologiche: le regole sono dei punti fermi che ciascun genitore, secondo me, dovrebbe trovare per "regolare", appunto, la vita e le relazioni familiari; la fermezza serve, invece, ad applicarle, e significa "fatta la scelta, non cambiare idea continuamente".
Tutto questo, soprattutto perché, se in questo modo i genitori riescono a costituirsi come punti saldi per i propri figli, questi ne giovano sicuramente e sempre.
Fatta anche questa premessa, è il caso di farne ancora un'altra: lei giustamente distingue le cosiddette teorie pedagogiche in due impostazioni di fondo: una che propone una certa rigidità: niente tetta se non per mangiare, niente nanna con i genitori se non in caso di malattia, niente capricci, regole per tutto. Un' altra impostazione è più "morbida": tetta a gogò anche per dormire o solo per consolare anche fino a due anni (il bimbo si staccherà da solo), nanna con i genitori (si riducono gli incubi), i capricci sono lo specchio di qualcosa che non va. etc.
Anche se le distinzioni non sono esattamente così nette, ed esistono diverse sfumature, sicuramente io sono più per la prima impostazione che per la seconda., semplicemente per un fatto: non si è MAI visto un bambino che si stacca volontariamente dal seno, e questo per un altro, importantissimo fatto: che quando l'attaccamento al seno si prolunga oltre il limite dato dalla dentizione, è anche la madre, insieme al bambino, a non capire più i reali bisogni l'uno dell'altra.
Inoltre io non vedo quale può essere il motivo per cui una mamma, che già fa tante cose per il proprio bimbo, debba trasformarsi in un "ciuccio umano" e non possa adottare altre modalità per consolare il proprio piccolo.
Ad esempio, lei ha equivocato nello scrivere Non ho capito poi cosa fare per l'eccessivo attaccamento a me: torno alle 5 del pomeriggio e generalmente usciamo a passeggio, al parco, a casa di altri bimbi con i quali gioca oppure a trovare i nonni. Da un paio di giorni dice di volere stare a casa ma io esco lo stesso se ho deciso che dobbiamo uscire. Al papà potrei lasciarlo solo dopo le 19. Ma è l' ora di cena e non mi sembra una buona idea uscire per conto mio proprio a quell' ora. Cosa mi consiglia???
Non è mancando fisicamente la mamma che il bambino diventa più autonomo: a parte il fatto che, se anche lei si prendesse qualche spazio personale non farebbe male né a lei né al bambino, il punto è che questo bambino se c'è qualcosa che non va o viene consolato col seno o, se non mangia, si nutre comunque nelle ore notturne con biberon di latte, biscotti e frutta, esattamente ancora; come le dicevo nella prima risposta, con una modalità neonatale.
E' questo un circolo vizioso molto insidioso: è vero che le proteine non devono mancare ma c'è di fatto la necessità che, per spezzare questa catena di alimentazione, bisognerebbe che il bambino si non si senta sempre sazio di latte e sia in qualche modo "costretto" ad assaggiare altro.
Non ho capito cosa ci consiglia in realtà sull' asilo. Posto che ormai che ha fatto la faticaccia di inserirsi non penso di riportarlo a casa vorrei sapere se e come aiutarlo ad ambientarsi meglio.
Un esempio: la mattina quando ci prepariamo per andare all' asilo lui e noi a lavoro ci dice: "Asilo, no!" e noi ovviamente lo porto lo stesso dicendogli che tanto poi si diverte, che disegna etc.
Quando arriva, piagnucolando, raggiunge il tavolo e si siede in quella che ha deciso essere la sua sedia e aspetta che la maestra gli dia l' occorrente per disegnare. Non gioca con gli altri bimbi che lo accolgono cercando inutilmente di baciarlo. Questo mi preoccupa un po'.
Rispetto al Nido, personalmente, visto il quadro, continuerei a portarlo: fa bene a "convincerlo" come fa e il bambino supererà a suo modo alcune modalità un po' statiche di vivere la comunità; è un bimbo, lo ricordi, che avrebbe più bisogno degli altri bimbi che di un'altra figura a cui attaccarsi esclusivamente. Lui cerca la maestra, la tata o la mamma perché NON VUOLE CAMBIARE, non vuole crescere: sempre la stessa sedia, sempre il seno, sempre il biberon ...
Ma se voi lo aiutate, vedrà che ce la farà...
Molto bene per gli spazi guadagnati dal papà: bagnetto e favole, benone!
Bene anche rimanere fermi se lui fa i capricci: se il pannolino va cambiato, basta, si cambia, non c'è altro da fare!
A questa età le punizioni sono un po' premature; è più utile che il bambino senta che la mamma e il papà sanno quello che fanno e che non si lasciano sopraffare.
Ecco: spero di averle chiarito alcuni dubbi "residui": ora... a lei le scelte!
Educare.it - Anno VIII, Numero 10, Settembre 2008

