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Lo sviluppo della moralità è un processo che si struttura nel corso della storia evolutiva del bambino ed è connesso allo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale. Sulla competenza morale individuale intervengono differenti fattori, fra i quali un posto di rilievo è occupato dal contesto familiare. Prima dei nove anni, il piccolo possiede una morale di tipo eteronoma, ovvero è mutuata dai divieti e dalle regole imposte dagli adulti, successivamente si forma progressivamente una morale autonoma.
L’immagine mentale del proprio corpo rivela il modo attraverso il quale gli individui percepiscono se stessi e la relazione che hanno con la propria corporeità. Nella rappresentazione mentale della fisicità intervengono sia fattori individuali che sociali. Infatti, nella percezione del proprio corpo è anche importante il messaggio di accettazione o non accettazione che arriva dall’alterità.
C’è accordo unanime fra i ricercatori che la competenza in matematica dei bambini di scuola primaria ha i suoi archetipi fondanti nella flessibilità ed adattività. Con il costrutto di flessibilità si intende la capacità di utilizzare differenti strategie per la risoluzione di un problema o per l’esecuzione di un’operazione e con adattività si indica la sapiente applicazione di una fra esse al caso concreto. In altre parole, la flessibilità rappresenta il saper passare con facilità da una strategia ad un’altra e l’adattività è la capacità di compiere una cernita fra le processualità per trovare quella che si adatta meglio alla soluzione di un problema o all’attuazione di un calcolo matematico.
Gli infanti conseguono la perizia di stare in piedi senza nessun supporto fra i 9 e i 16 mesi di età. Il raggiungimento della stazione eretta è una capacità propeduetica alla deambulazione autonoma. La postura eretta non è facile da conquistare, in quanto i piccoli, a fronte della grandezza del corpo, hanno una base di appoggio minima, che è rappresentata dalle superfici plantari.
Possiamo definire l’emozione come uno stato mentale che viene elicitato da un input che può essere interiore o ambientale e che ha i suoi riverberi sulla psicofisiologia corporea, modificandone il funzionamento. L’emozione è un costrutto multidimensionale: infatti, nell’emozione possiamo riconoscere una dimensione psicofisiologica, una cognitiva, una motivazionale, una espressivo - comunicativa e una sociale. A livello fisiologico, l’emozione, come detto, dà origine a delle variazioni corporee, che sono la conseguenza dell’attivazione del sistema nervoso centrale e periferico. Dal punto di vista cognitivo, l’emozione elicita la nascita di pensieri che sono sintonici con l’emozione provata. L’emozione, inoltre, ha un polo motivazionale, che è legato alle cognizioni prodotte. In pratica, allorquando l’emozione provata fa nascere una serie di pensieri che inducono uno stato di benessere, l’individuo è motivato a farla persistere. L’emozione ha una componente espressivo - comunicativa, che solitamente viene espressa con il linguaggio del corpo: difatti, le nostre espressioni facciali e la gestualità corporea assumono, a esempio, modalità differenti a seconda di quale emozione proviamo (gioia, tristezza ecc.). L’emozione ha una dimensione sociale, in quanto sovente l’input ambientale che l’ha determinata risiede proprio nelle interazioni sociali e al contempo l’emozione provata si riflette sulla relazionalità sociale.
Il cervello nel corso della fanciullezza subisce delle importanti modifiche, necessarie per il suo sviluppo. Il fisiologico neurosviluppo è influenzato da numerosi fattori, in primo luogo dagli apprendimenti che avvengono nei contesti scolastici. Un potente stimolatore dello sviluppo cerebrale è rappresentato dall’attività fisica che il bambino fa in questo periodo. L’attività motoria può avere tre finalità, ovvero implementare le funzioni cardiorespiratorie, migliorare la motricità, incrementare la forza muscolare. Per raggiungere questi tre obiettivi, ci si serve di esercizi differenziati a seconda di quali abilità si vogliano implementare. Relativamente alle funzioni cardiorespiratorie, l’esercizio fisico migliora la funzionalità cardiaca e polmonare, consentendo al bambino di sostenere uno sforzo fisico maggiore. Attraverso esercizi specifici si migliora la motricità, ossia i movimenti dei piccoli divengono più veloci, agili e coordinati. L’incremento della forza muscolare permette al bimbo di essere capace di sostenere uno sforzo fisico maggiore.
Si sa da tempo che alcuni fattori, come una dieta non corretta, le malattie infettive, l’assunzione di droghe, il tabagismo e l’alcolismo durante la gravidanza, rappresentano delle criticità che possono ripercuotersi sullo sviluppo cerebrale embrio - fetale e sulle funzioni cognitive dopo la nascita. Queste condizioni determinano una maggiore probabilità di episodi di ipossia cerebrale nell’embrione e nel feto.
Gli alunni che occupano una posizione periferica nelle dinamiche del gruppo classe sono privati di una contestualità in cui esercitare ed affinare le loro abilità sociali. Tali alunni frequentemente presentano problematiche comportamentali, legate ad una scarsa conoscenza della grammatica sociale, per cui non possiedono un repertorio comportamentale relazionale e sovente sono oggetto di bullismo, soprattutto di quello indiretto che si manifesta con l’esclusione sociale. Bambini e ragazzi "periferici" sono spesso impopolaried hanno uno scarso impatto sociale sul gruppo dei coetanei. La marginalità sociale non aiuta questi minori a sviluppare il senso di appartenenza alla classe, ovvero l’identità sociale gruppale, per cui nel contesto della classe si percepiscono e sono percepiti dagli altri come un’individualità piuttosto che come membri di un aggregato sociale, qual è il gruppo scolastico.
Avere coscienza del proprio corpo è un fattore importante per la costruzione del Sé e, quindi, per percepirsi come una persona con una propria identità personale e sociale. Questo processo avviene nel periodo adolescenziale, durante il quale le notevoli trasformazioni che si manifestano a livello corporeo richiedono dei continui aggiustamenti della propria immagine corporea e delle sensazioni che provengono dalla propria corporeità.
La violenza domestica rappresenta una condizione di estrema sofferenza per la donna che la vive, riverberando pesantemente sulla sua salute fisica e mentale (frequentemente si evidenzia un grave disturbo da stress post-traumatico). Tale clima di violenza elicita anche nei figli uno stato di disagio psicologico, che si manifesta con quadri psichiatrici ben delineati, quali, ad esempio, disturbi da stress post-traumatico, sindromi ansiose, sindromi depressive, disturbi psicosomatici e disturbi del comportamento.
Il linguaggio rappresenta un’abilità specifica degli esseri umani, che ha un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo e sociale. Infatti, attraverso il linguaggio si apprendono le nuove conoscenze, si formulano i pensieri e, adoperandolo in funzione comunicazionale, si intrattengono i rapporti con l’alterità. Nell’ambito comunicazionale il linguaggio può essere usato in forma orale, scritta o mediante i gesti del linguaggio extraverbale. Alle conoscenze sulle aree cerebrali che presiedono alla comprensione e produzione del linguaggio si è giunti nel corso XIX secolo ad opera di alcuni medici, che hanno studiato le basi neurobiologiche del linguaggio attraverso l’analisi dei pazienti che presentavano disturbi del linguaggio, sia nella produzione linguistica (afasia motoria) che nella comprensione (afasia sensoriale).
I costrutti cognitivi di presente, passato e futuro sono importanti per la contestualizzazione temporale delle esperienze. Per i bambini apprendere tali concetti astratti non è affatto semplice: per imparare la suddivisione del tempo nelle tre dimensioni, è fondamentale che si padroneggi prioritariamente il concetto di tempo, inteso come una variabile che connota le esperienze. Le ricerche relative all’acquisizione della dimensione temporale, in psicologia infantile, sono correlate agli studi fatti nell’ambito dello sviluppo linguistico e cognitivo.
Per spiegare al bambino i costrutti temporali, è necessario che egli sappia parlare e, soprattutto, sia capace di intendere quello che viene detto dagli adulti. In pratica, deve possedere la competenza linguistica sia espressiva che ricettiva per capire a fondo la temporalità.
Gli 8 Obiettivi di Sviluppo del Millennio avevano messo in luce i bisogni dei Paesi poveri negli ultimi 15 anni. Dopo lunghi negoziati, 193 Stati hanno concordato la prossima serie di misure. I nuovi 17 target mirano a sradicare la povertà più estrema, ridurre le disuguaglianze all’interno e tra le nazioni, raggiungere la parità di genere, migliorare la gestione dell’acqua e dell’energia, garantire la sicurezza alimentare in ogni angolo del globo e prendere misure urgenti per combattere il cambiamento climatico entro il 2030.
L’amigdala è una parte del sistema nervoso centrale che gioca un ruolo chiave nel controllo dei comportamenti emotivi e sociali. Essa incrementa il suo volume del 40% dall’infanzia all’età adulta. Questa crescita ha una notevole importanza per un regolare sviluppo emotivo e sociale. Una recente ricerca (Avino e altri, 2018) ha studiato il numero e la morfologia dei neuroni presenti nell’amigdala di 52 soggetti, con un’età compresa fra i 2 e i 48 anni. Di questo campione, 24 individui non presentavano alcun disturbo, mentre a 28 soggetti era stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico.
Secondo le teorizzazioni piagetiane, il pensiero operatorio concreto caratterizza la cognitività dei bambini di scuola primaria. Le peculiarità di questo stadio di pensiero sono rappresentate dalla piena padronanza di alcune operazioni mentali, quali la conservazione della quantità, della massa e del volume, che ogni oggetto possiede al di là delle modifiche che subisce; la reversibilità; la classificazione; la seriazione; il rapporto che lega la velocità di movimento, il tempo impiegato e lo spazio percorso da un oggetto che si muove. Queste operazioni mentali richiedono di essere ancorate al dato pratico, ovvero il bambino ha bisogno di agire in contesti concreti.
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