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Nel quadro delle attuali sfide educative, il tema dell'inclusione scolastica richiede un ripensamento delle pratiche didattiche per garantire a tutti gli studenti pari opportunità di partecipazione e apprendimento. Questo contributo si propone di documentare e analizzare criticamente un'esperienza di tirocinio in cui il Sitting Volley, è stato utilizzato come leva educativa e inclusiva, come strumento per promuovere le autonomie e la partecipazione di una studentessa con disabilità grave.
Gli allenatori hanno un ruolo determinante nell’ambito della motivazione e dell’emozioni provate dai giovani sportivi. L’ansia legata alla prestazione può essere definita come una caratteristica di personalità, che provoca uno stato di eccessiva attivazione emotiva sia prima che durante la gara. Tale disagio può interessare la dimensione somatica, e in questo caso si ha un’intensa attivazione della fisiologia del corpo (accelerazione del battito cardiaco, della respirazione, tensione muscolare, incremento della sudorazione ecc.), oppure esprimersi mentalmente con pensieri negativi relativi alla gara da disputare e ai risultati della propria performance. Le conseguenze dell’ansia da prestazione sono fortemente invalidanti, in quanto inficiano la prestazione sportiva, intervenendo pesantemente sulla concentrazione.
L’immagine mentale del proprio corpo rivela il modo attraverso il quale gli individui percepiscono se stessi e la relazione che hanno con la propria corporeità. Nella rappresentazione mentale della fisicità intervengono sia fattori individuali che sociali. Infatti, nella percezione del proprio corpo è anche importante il messaggio di accettazione o non accettazione che arriva dall’alterità.
Lo studio riassume gli esiti di un lavoro di ricerca-azione interdisciplinare durato cinque anni con bambini e adolescenti con adhd, che ha coinvolto complessivamente circa un centinaio di soggetti, alcuni dei quali sono stati monitorati nel corso del loro sviluppo. I risultati della ricerca e le evidenze raccolte dalla letteratura mostrano in modo promettente i benefici dell’attività motoria, sia da un punto di vista genetico e per lo sviluppo delle funzioni esecutive, sia per la riduzione della sintomatologia che per la crescita complessiva della persona. L’articolo si completa con una rassegna degli sport adatti ai diversi bisogni di bambini, ragazzi ed adolescenti con disturbi del neurosviluppo.
Agli atleti che praticano sport ad alto livello sono richieste una serie di abilità per rispondere alle sollecitazioni che essi ricevono di ordine sociale, psicologico e fisico. Le abilità necessarie per fronteggiare tali richieste hanno il paradigma fondante nella forte motivazione alla pratica sportiva e nell’elevata capacità di autocontrollo. Quest’ultima competenza deve accompagnare sempre l’atleta: infatti, il suo ciclo di vita sportiva è caratterizzato anche da periodi di difficoltà, che laddove non sono sostenuti da una buona capacità di autocontrollo possono minare e compromettere definitivamente la carriera sportiva.
Lo sport nell’età giovanile svolge un ruolo importante poiché ha dei riverberi positivi sull’intero sviluppo: agevola lo sviluppo cognitivo, motorio e sociale dei ragazzi. Inoltre, un buon livello di attività fisica nel corso dell’età evolutiva determina l’adozione di uno stile di vita salutare da adulti. Dal punto di vista psicologico, la partecipazione ad uno sport di squadra previene le patologie legate alle interazioni sociali, come l’ansia sociale.
Per comprendere la motivazione che spinge nell’età evolutiva ad impegnarsi nello sport, bisogna considerare due aspetti, ovvero il motivo che spinge ad impegnarsi e le strategie che si utilizzano per impegnarsi. Riguardo ai processi motivazionali nello sport, esistono due teorie, cioè la teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan e la teoria dell’orientamento motivazionale, elaborata da Nicholls.
Gli infortuni sono considerati un inevitabile prodotto della partecipazione alle competizioni sportive. Sono stati proposti diversi modelli concettuali che spiegano le reazioni psicologiche degli atleti ai loro infortuni. Fra di essi, è da menzionare la teoria del lutto, secondo la quale l’infortunio, a livello emotivo, è assimilabile ad un vissuto di perdita della propria immagine di atleta efficiente.
Il progetto, sviluppato in una classe prima della scuola secondaria di primo grado, nasce dall'incontro tra l'osservazione pedagogica e la passione di Jasmine, studentessa con disabilità che ha trovato nel calcio il proprio canale espressivo. Attraverso tre fasi laboratoriali progressive, l'intera classe ha sperimentato un percorso didattico che integra orientamento e inclusione, valorizzando i talenti individuali e costruendo competenze trasversali. L'esperienza dimostra come un interesse personale possa trasformarsi in leva educativa per generare apprendimento significativo, coesione di gruppo e progettualità orientata al futuro, in un contesto accessibile a tutti gli studenti.
Teodoro Lorenzo
Rimpalli
Voglino, Torino, 2024
pag. 104, 14 Euro
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