#scuolainfanzia

  • All'asilo gioca spesso da sola

    bambina 3anni e mezzoMia figlia ha tre anni e mezzo e frequenta la scuola dell'infanzia.
    Non ha mai avuto problemi di ambientamento, nè al nido, nè adesso.
    Le mie perplessità riguardano piuttosto l'aspetto relativo alla socializzazione. Gioca spessissimo da sola e, se le altre bambine cercano di darle un bacino o un abbraccio, lei si allontana seccata. Anche le maestre mi confermano che spesso preferisce giochi individuali, ma mi dicono che non me ne devo fare un cruccio.
    Non è una bambina timida, anzi tutt'altro...con noi è super affettuosa e noi lo siamo con lei. Un anno fa è nato il suo fratellino e, solo ora, inizia pian piano ad interagire anche con lui... anche se spesso lo ignora o s'infastidisce della sua presenza.

    Ora, a parte il sentimento di gelosia più che legittimo nei confronti del fratellino, quel che più mi preoccupa è la sua relazione con i pari, praticamente inesistente. Anche quando andiamo al parco, oppure alle feste dei suoi compagni di sezione, non la vedo mai giocare insieme a qualcuno ma preferisce sempre e comunque coinvolgere noi genitori.E' come se non le piacesse giocare con i bambini della sua età, preferendo invece le figure adulte.
    Cosa posso fare per incentivarla ad instaurare rapporti amicali con i bambini della sua età?

  • Alla scuola dell'infanzia è passivo

    bambino 4anniMio figlio frequenta il primo anno di scuola dell'infanzia. Ieri ho avuto il colloquio con le sue insegnanti. Per alcune cose ero preparata, so che mio figlio fatica a stare alle regole, che pasticcia con il cibo (è sempre stato inappetente quindi perde tempo giocando con il cibo) che è poco autonomo (nei limiti della norma) cioè non sa ancora mettersi le scarpe da solo ma le sa togliere e anche sa svestirsi però aspetta per comodità che lo faccia l'adulto al suo posto... Però poi mi hanno dipinto un bambino completamente diverso da quello chè è a casa e che era al nido. Mi hanno detto che è passivo in alcune attività come la pittura, il modellamento della pasta di sale... Tutte attività che facciamo anche a casa, che sa fare e che gli piacciono molto! Mentre partecipa molto nelle attività più attive (danze e giochi), anche urlando e buttandosi per terra, che viene percepito dalle maestre come una modalità di un bimbo pù piccolo rispetto alla sua età ma che io so essere perchè è molto coinvolto e gioioso. Non riesco a capire perchè a scuola si comporti così.

  • Campi di esperienza e competenze nella scuola dell’Infanzia

    scuola infanziaL’articolo nasce da una riflessione innescata da un corso di formazione rivolto a docenti della scuola dell’Infanzia. Si propone di considerare i campi di esperienza come ambiti informali di competenza da far interagire globalmente nella progettazione didattica, attraverso la programmazione di compiti autentici. La valutazione di tali esperienze didattiche deve valorizzare il processo di apprendimento, non solo il risultato finale, fino a cogliere elementi che consentono di valutare le competenze via via acquisite.

     

  • Dentro le storie fra carta e cartone, giochi e colori

    mandala coloratoTutti i genitori dovrebbero vivere e condividere per almeno una giornata dentro la scuola dell’infanzia, sentirne gli odori, ascoltare i rumori, le voci, i suoni, guardare i bambini mentre sono assorti nelle attività, partecipare alla realizzazione di esperienze condivise. Da queste riflessioni prende avvio la proposta di regalare ai bambini della scuola dell’infanzia un percorso di gioco, di ascolto di storie, di creatività e libertà di esprimersi. Una mamma o un papà possono costruire e offrire ai bambini le proprie competenze, risorse, fantasie, scoprendo che la scuola dell’infanzia è una scuola a tutti gli effetti: aperta, partecipata e vissuta dalle famiglie, accogliente e disponibile al cambiamento. È la scuola del bambino e della bambina, titolari di specifiche prerogative, capaci di dialogo, di pensiero e di intuizione, di sentimenti e di fantasia, soggetti di diritti e co-costruttori della propria storia. Un luogo in cui sperimentare linguaggi nuovi e diversi codici interpretativi della realtà, in cui la dimensione cognitiva e corporea si fondono e si integrano con quella relazionale, in un equilibrato progetto di crescita; in cui si apprende attraverso il gioco, in cui sviluppare la capacità di guardare la realtà con tutti i sensi. Mettersi in gioco attraverso i sensi, significa aprirsi a nuovi e differenti punti di vista: una scuola da toccare, da guardare, da odorare, in cui muoversi verso gli Altri e verso il mondo, in cui si impara a vivere la realtà con tutti i sensi e in tutti i sensi.L’arte stessa è per sua natura sensoriale e corporea (sensazioni visive, acustiche, tattili, olfattive, percezione ed organizzazione dello spazio) e coinvolge emozioni e processi cognitivi. Essa è una modalità speciale di utilizzare linguaggi che esprimono profondi contenuti interni all’individuo. Partire dalle storie, dalle fantasie che esse sollecitano per arrivare ad esprimere se stessi attraverso il colore è ciò che la proposta si pone quale traguardo.

  • Disegnare è raccontare: un'esperienza con i bambini

    disegno infantile“C’era una volta...” è indubbiamente l’incipit più famoso e conosciuto da tutti, adulti e bambini, narratori ed ascoltatori. Narrare storie fa parte integrante della vita, della cultura, della crescita dell’uomo dalla notte dei tempi. Le storie creano identità, memoria, condivisione; rappresentano una metafora della vita e della crescita, identificandone le tappe evolutive, i passaggi, i riti.  Chi si occupa di educazione conosce bene le valenze pedagogiche della narrazione e considera fondamentale, nella giornata scolastica – soprattutto al nido e nella scuola dell’infanzia - il “tempo della narrazione”. I bambini amano ricevere e produrre storie. I bambini amano raccontare e raccontarsi, nutrendo così il pensiero narrativo, rispondendo a quel bisogno innato di dare un senso alle cose.

  • E ora andiamo felici all'asilo?

    ora andiamo felici all asiloIlaria Sacchetti

    E ORA ANDIAMO FELICI ALL'ASILO?
    Piccoli suggerimenti per aiutare vostro figlio ad adattarsi alla scuola materna

    Youcanprint Edizioni, 2014
    pag. 94, 12 Euro

  • Il corpo è un narratore di storie: valorizzare il linguaggio non verbale nella didattica

    atelier fiaba

    Il corpo è spesso assente nella didattica. Bambini seduti per ore ai banchi, una forte carenza di percorsi educativi incentrati sul linguaggio non verbale. Già alla scuola dell’infanzia ma ancora più alla scuola primaria l'insegnamento si rivolge quasi esclusivamente alla “testa” del bambino, è considerato unicamente un processo cognitivo. Il bambino ha bisogno invece di essere considerato nella sua globalità: corpo, emozioni e mente agiscono insieme nella costruzione di un pensiero, nell’elaborazione di un’emozione. Valorizzare il corpo come strumento espressivo è possibile attraverso percorsi didattici incentrati sul linguaggio non verbale: attività di movimento creativo, giochi teatrali corporei, mimo, pittura gestuale.

  • Io, tu, noi: il Corpo, unicità della persona, nell’incontro con l’altro

    corporeita scuola infanziaLa corporeità è il luogo della differenziazione fra il sé e l’Altro, la prima espressione della singolarità. Essa caratterizza in maniera originale la persona e rende possibile l’incontro con altre singolarità-corpo. L’incontro con l’Altro è un incontro di corpi: ogni forma di relazione parte dall’intenzione, il bisogno, la voglia di andare verso l’altro.  Il corpo rappresenta una sorta di “ponte” tra l’interiorità e ciò che è fuori da noi, fra me e gli altri. L’articolo esplora questi concetti in riferimento ai bambini della Scuola dell’Infanzia.

  • Lo sviluppo delle capacità coordinative in età prescolare. Proposte operative

    foto 2I bambini arrivano nella Scuola dell'Infanzia con un grado di alfabetizzazione motoria quasi sempre differenziato a seconda dell'età e delle precedenti esperienze nell'ambito familiare. Essi hanno acquisito in forma grezza la funzionalità delle unità motorie di base, come il camminare, il correre, il saltare, il lanciare, il ricevere, lo strisciare, il rotolare, l'arrampicarsi, ma ora sentono il bisogno di apprendere  e migliorare le prime combinazioni motorie (camminare nei modi più diversi, correre con variazione di direzione e di ritmo), la capacità di equilibrio, di ritmizzazione etc., in breve ciò che noi chiamiamo  “capacità coordinative”. Il miglioramento di queste condotte motorie permetterà loro non solo di acquisire una formazione motoria polivalente, ma di sviluppare anche quelle attività neuro-percettive che serviranno per i loro futuri apprendimenti scolastici.

     

  • L’educazione della prima infanzia è un investimento sociale

    scuola infanziaLe istituzioni pensate per l’educazione della prima infanzia si sono evolute storicamente da una prospettiva adultocentrica verso il riconoscimento della specificità dell’infanzia, adeguando spazi e programmi ad una visione del bambino competente e cittadino tra gli altri. L’articolo mostra come l’emergenza Covid-19 e le valutazioni che l’hanno accompagnata rappresentino per certi aspetti un passo indietro nella comprensione che l’educazione dei bambini costituisce un investimento per la società.

     

  • Mio figlio è ingestibile

    capricciSono la madre di Luigi, un bambino di tre anni e mezzo e di Rosa (15 mesi). Quest'anno il più grande ha iniziato la scuola materna e si è trasformato. E' sempre stato un bambino gestibile, i suoi capricci e i "no" supportati da una spiegazione bastavano. Adesso invece ha delle vere e proprie esplosioni, delle crisi aggressive sia a casa che a scuola. Spesso non vuole rimanere a scuola e le maestre mi chiedono di riprenderlo quando sono appena andata via perchè lancia le sedioline, piange, urla, picchia e chiede di me.

    A casa dorme poco e pensando che fosse per via della sorellina, stiamo cercando di metterli nella stessa stanza. A me e mio marito ripete spesso in questi momenti di rabbia "Non ti voglio più bene!" a cui rispondo sempre "Io sì, anche quando fai il cattivo".

    Ultimamente mi picchia e lancia ogni oggetto che gli capita a tiro. Siamo esasperati. Ci siamo rivolti al pediatra più di una volta e a uno psicologo infantile. Ci hanno detto che è la mancanza di sonno. Abbiamo provato la melatonina e poi con un altro farmaco a base di valeriana. Sono due giorni che il pediatra ci ha prescritto il valium: 6-8 gocce prima della messa a letto. Forse è presto per dirlo ma oggi è andata peggio che mai: ha morso la maestra (non so se possa entrarci il fatto che circa tre giorni fa un suo compagno ha morso lui), a casa ha continuato: mi ha lanciato di tutto disperato, arrabbiato urlava e piangeva. Inveiva contro di me e mi guardava con sfida tenendo in mano gli oggetti che provava a rompere.

    Premetto che con la sorella gioca molto spesso in modo sereno tranne qualche banale scaramuccia a cui non intervengo se non quando necessario. Le maestre mi dicono che sono spaesate, che in 20 anni di insegnamento un bambino così non l'avevano mai avuto. Lui quando non ha questi eccessi lavora bene, sa tutte le poesie, mi dicono che collabora e lavora molto e bene, E' come se avesse due personalità. 
    Con la psicologa dobbiamo cominciare un ciclo di incontri, siamo in attesa di una sua telefonata. 
    Io e mio marito siamo esasperati, abbiamo provato a metterlo in castigo, ad ignorarlo, a spiegargli con calma. Sembra non funzionare niente, né per noi né per le maestre. Nonostante tutto non conciamo mai al suo capriccio soprattutto quando fa così. 
    Per favore, ci dia un parere.

  • Oltre i confini... storie per co-abitare il mondo

    coloriUna buona pratica, per essere tale, implica la valorizzazione dall’esperienza vissuta e la creazione di occasioni in cui ognuno possa offrire un contributo personale alla costruzione del sapere esperienziale. Le storie, le narrazioni che ci hanno accompagnato durante l’infanzia, che abbiamo ascoltato, respirato e giocato, che sono entrate nel nostro immaginario, nei sogni, nei pensieri, sono divenute parte di noi. Esse si sono appoggiate sui nostri occhi, sulle nostre orecchie, sulle nostre mani per divenire modalità con cui leggiamo il mondo. Sono le lenti attraverso cui osservare gli altri, costruirsi delle idee su loro e su se stessi, su come funzionano le cose, la natura, le relazioni. Questo è ciò che è successo ai nostri bambini: bambini e bambine che frequentano la Scuola dell’Infanzia di via Monte Spada a Quartucciu (CA).

  • Sette lingue e un albo illustrato

    bambini bilinguiL’articolo presenta un progetto interculturale che ha avuto il principale obiettivo di valorizzare la lingua madre di ogni bambino, a partire dalla lettura di alcuni albi illustrati. Il percorso ha preso avvio da un’indagine sulle lingue parlate in famiglia che sono state proposte a scuola grazie al coinvolgimento di alcuni genitori. In particolare, le lingue “straniere” sono diventate un’occasione per conoscere altre parole, per ascoltare suoni sconosciuti che sono stati messi a confronto con altrettante parole della lingua italiana, scoprendo così differenze e somiglianze.

  • Spostamento di classe alla scuola dell'infanzia?

    scuola infanzia 13Sono mamma di un bambino di 3 anni e mezzo e di uno di quasi 9 mesi.
    Il mio bimbo più grande che avrebbe dovuto iniziare questo settembre la scuola dell’infanzia, per nostra necessità, ha cominciato a gennaio (15 giorni prima di compiere 3 anni) - non prima perchè era nato da poco il fratellino e non volevamo che recepisse l'inizio dell'asilo come un "liberarci di lui". Dopo l'inserimento con qualche pianto, in una classe composta da bambini "piccoli (ma nati l’anno prima del suo) e medi", si è subito trovato bene, forse aiutato anche dal fatto che è molto avanti a livello di linguaggio. Ha legato con tutti e con la maestra in particolar modo che lo ha aiutato con amorevolezza e attenzione anche per quanto riguarda il passaggio dal pannolino al water, che a gennaio non era ancora stato completato.

    Quindi fin qui tutto bene. A fine anno la coordinatrice dell'asilo ci ha comunicato che sarebbe stato meglio che questo settembre il bambino venisse spostato in una classe con nuovi iscritti del suo stesso anno e una nuova maestra e che questa scelta - per il suo bene- è data da una questione didattica e di apprendimento.
    Da qui il nostro sconcerto e i nostri dubbi circa le motivazioni che ci sono state date per questo cambiamento. Se da un lato possiamo accettare il fatto che sia bene che stia con i suoi coetanei, visto anche che non abbiamo intenzione di fargli fare la “primina” alle elementari, ci chiediamo però se allo stato attuale e visto quanto ormai si sia integrato con i suoi compagni e con la maestra, un suo “sradicamento forzato” in un periodo tra l’altro in cui comincia a manifestare a casa forti gelosie nei confronti del fratellino che creano a lui in primis tensione, non gli crei un danno invece del “vantaggio” -chiamiamolo così- di cui parla la coordinatrice.

  • Tremendo all'asilo

    terribile asiloBuongiorno, sono la mamma di un bambino di poco più di 4 anni che frequenta il primo anno d'asilo. Al primo colloquio di novembre i maestri hanno detto che è uno molto sveglio ma "da contenere". È infatti molto vivace e ha sempre bisogno di stimoli e attività (frequenta un corso di psicomotricità una volta a settimana e negli altri giorni qualche giro in bicicletta). Nell'ultimo colloquio però mi hanno dipinto un bambino che non riconosco: fa lo stupido, non segue le regole, quando viene punito gli scivola addosso (parole dei maestri), quando è con i maestri che vede meno (religione e una maestra che copre il part time di un'altra) non li ascolta.

    Dal punto di vista cognitivo è sempre sul pezzo e completa velocemente quello che gli viene chiesto. 
    Mi hanno anche detto che vuole entrare nel gruppo dei medi e quindi cerca di copiare il peggio di questi per essere accettato. 
    I maestri dicono che non ha necessità di questi comportamenti perché è ben voluto in classe ed è seguito e ricercato da quasi tutti i bambini. 
    A casa è abbastanza bravo anche se vivace, posso fare tutto con lui perché mi ascolta. 
    Ora è in punizione dal giorno del colloquio: niente TV, niente bicicletta (che adora), niente feste di compleanno, niente dolci... Nonostante ciò il comportamento non è migliorato. 
    Mi sento molto frustrata e ho paura di sbagliare. Al colloquio mi veniva da piangere. 
    Provando a spiegare con calma sembra non capire che può scegliere di comportarsi bene e tornare ad avere ciò che gli piace. 
    Preciso che nell'ambito familiare non ci sono problemi e che i maestri sono fantastici e ben voluti dal piccolo. 
    Qualsiasi dritta può aiutarmi. Grazie 

  • Un bimbo esuberante e manesco ed una mamma stanca

    Mamma aggressivaSono la mamma di un bimbo di 4 anni compiuti ad agosto scorso. Sto cercando di trovare un vero aiuto...un aiuto concreto... mi sento allo sbando...abbandonata e senza riferimenti....
    La conseguenza è che non tollero più nessun errore e punisco violentemente (non fisicamente) mio figlio appena scopro che ha commesso i soliti errori.

    Cercherò di essere chiara e concisa anche se non sono bravissima a scrivere. La fotografia della situazione attuale è questa: noi genitori lavoriamo 8 ore (rientriamo più o meno entrambi alle 18 o dopo); il bimbo frequenta il secondo anno di materna fino alle 16, all'uscita si alternano per 2 giorni una baby sitter (donna di 60 anni - madre) e per 3 giorni una mia zia (78 anni - nessun figlio).

    Da quando è nato si sono susseguite varie figure per la gestione delle ore fuori dal servizio nido, prima, e materna ora.
    Ovviamente come può aver intuito, non avendo l' aiuto delle nonne, abbiamo dovuto fin dall' età di 1 anno usufruire del servizio asilo nido.

    Problema: già dal nido e ora in modo molto pressante mi continuano a dire che è un bambino eccessivamente esuberante, manesco e ingestibile, che non riesce a giocare con gli altri bimbi, che lo isolano perché appunto li picchia o morsica, o tira calci. Quando eravamo al nido le parole non erano state così pesanti per cui si era pensato di lasciarlo crescere dando ovviamente gli input di NON picchiare e di NON mordere, ecc...
    L'anno scorso le educatrici della materna volevano segnalare il problema (quindi seguiva l'iter con neuropsichiatra, poi psicologo). Noi trattandosi di un bimbo di 3 anni e mezzo anni abbiamo preferito chiedere al pediatra un nominativo di una psicologa infantile e inoltre ci siamo rivolti ad un famoso pedagogista: abbiamo quindi esposto il problema a queste due diverse figure.