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Sono stati approvati definitivamente nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri i decreti attuativi del Jobs Act che rimodulano in parte l’accesso al lavoro delle persone con disabilità. Il regolamento che riguarda il collocamento mirato per i disabili è stato rivisto con il decreto attuativo del Jobs Act, approvato lo scorso 8 settembre, dal titolo “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità”, che punta a meno burocrazia e maggiori facilitazioni all’accesso al lavoro.
Così fan tutti: questa sembra essere diventata la regola del comportamento, almeno per la maggioranza delle persone. Non criteri morali o principi etici, né valutazioni in ordine alla salute ed all’ecologia, ma valori (o pseudo tali) legittimati dall’orientamento dell’opinione pubblica. Un “sentire”, spesso acritico e superficiale, abilmente indotto attraverso mode ed ai fini di interessi particolari. Una normalità persuasiva e pervasiva, che si insinua in ogni anfratto del vivere, dal piano più personale a quello sociale e politico.
L’articolo analizza alcune delle maggiori criticità del presente e del futuro nell’occupazione giovanile, individuando nell’orientamento e nella formazione professionale i dispositivi pedagogici per affrontare e cercare di superare tali criticità. In una lettura educativa della situazione trova spazio la categoria della speranza, intesa in senso attivo, come disposizione interiore necessaria ad affrontare una delle principali sfide dell’adultità: quella del lavoro.
In Italia, gli interpreti e i traduttori sono i laureati più “rari” da procurarsi sul mercato del lavoro. Almeno questo è quello che sostengono le aziende del Bel Paese, che segnalano come queste figure siano introvabili in 7 casi su 10. Meno difficile, ma altrettanto complicato, è reperire ingegneri elettronici (58,7%) e ingegneri industriali (50,2%), matematici e fisici (40,9%).
Il lavoro di gruppo è, spesso, necessario nelle contestualità contemporanee. Quando si lavora in gruppo si possono verificare due fenomeni sociali, ovvero la facilitazione e l’inerzia sociale. Attraverso la facilitazione sociale, le performance del singolo migliorano quando lavora con gli altri. Questo non accade nel fenomeno dell’inerzia sociale, laddove l’individuo si deresponsabilizza, adagiandosi sul lavoro fatto dal resto del gruppo. Nella scelta dei partner, nell’ambito del lavoro gruppale, si riscontrano due pregiudizi, uno positivo e uno negativo.
Nell’Ottocento, quando l’impulso capitalista portò alla nascita della maggior parte delle moderne professioni o produsse le basi e i bisogni sociali affinché altre emergessero nel secolo successivo (come è accaduto per la professione educativa in senso stretto), le professioni europee erano caratterizzate dal costituirsi come “un club di gentiluomini”. In questo club, tuttavia, non erano ammesse le donne per via di una regola implicita scaturita da una tradizione millenaria (Malatesta, 2006). Oggi molto è cambiato da allora, ma la strada percorsa dalle donne per accedere al mondo delle professioni è durata mezzo secolo ed è stata tortuosa e piena di ostacoli.
La questione di genere
Le donne che per prime sfidarono l’universo maschile e sfondarono quel muro che per secoli le tenne fuori dal mondo professionale sono passate alla storia con il termine di “pioniere”. Le pioniere lottarono controcorrente, adottarono strategie, furono delle “nomadi” (si spostavano da un’università all’altra, da un paese all’altro in cerca di un riconoscimento accademico) e militarono in quelli che si definivano movimenti emancipazionisti (Malatesta, ibidem). Nell’ambito delle professioni sanitarie e di aiuto, in particolare, la componente femminile incontrò una resistenza inferiore, ma i meccanismi di esclusione adottati dalla casta maschile furono di natura più culturale che istituzionale. È così che «il campo sanitario si strutturò su una gerarchizzazione di genere, relegando le infermiere e le ostetriche in funzioni secondarie» (Malatesta, ibidem, pag. 301-302). Tuttavia, la presenza femminile nel campo dell’assistenza e della cura innescò la scintilla del interesse delle donne per la medicina, fu così che in gran parte dell’Europa essa rappresentò la porta di ingresso delle donne nel club dei professionisti (Malatesta, ibidem). Un caso emblematico nel nostro paese fu Maria Montessori (1870 – 1952), medico e pedagogista, che entrò in ambito universitario grazie ai suoi studi e divenne uno dei pilastri internazionali nel mondo dell’educazione.
La peculiarità della professione educativa
La professione educativa, probabilmente per la funzione di accudimento che la caratterizza, ha sempre manifestato e continua a mostrare una maggiore trazione femminile, alla stregua di molte altre, basti pensare alla professione ostetrica. Non si vuole certo asserire che l'educazione sia una prerogativa esclusivamente femminile o legittimare razionalmente una sorta di relegazione del ruolo sociale femminile a un generico accudimento del prossimo. Dl'atra parte, è innegabile che vi siano settori professionali prevalentemente occupati dagli uomini ed altri dalle donne.
A tal proposito, si riportano i dati raccolti dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea nell’anno di indagine 2020 relativi alla disparità di genere tra i laureati presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” (Uniba). Il campione preso in esame consta di 154 intervistati per il Corso di Laurea in Scienze dell’educazione e della formazione L-19 e 17 intervistati per il Corso di Laurea in Educazione professionale L-SNT2 (quest’ultimo è un CdL con accesso a numero programmato, dove il numero di posti messi a disposizione dalle università viene definito in sede di Conferenza Stato-Regioni in relazione alle stime del fabbisogno di professionisti sul territorio; ciò spiega l’esiguo numero di intervistati e laureati) (Nota Miur, 2017).
I dati riportati nella Tabella 1 e rappresentati graficamente confermano la forte spinta femminile della professione educativa, specie per quanto concerne il dato relativo ai laureati del Corso di Laurea in Scienze dell’educazione e della formazione. Più attenuato, ma ugualmente significativo, è invece il dato scaturito dalla medesima indagine condotta da AlmaLaurea sui laureati del Corso di Laurea in Educazione professionale (afferente alla Scuola di Medicina e quindi al panorama delle professioni sanitarie della riabilitazione) nello stesso ateneo.
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Corso di Laurea |
Educazione professionale L-SNT2 |
Scienze dell'educazione e della formazione L-19 |
|
Percentuale laureati |
18,20% |
5,10% |
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Percentuale laureate |
81,80% |
94,90% |
Tabella 1 – Percentuale laureati e laureate a confronto, anno d’indagine 2020, Uniba (www.almalaurea.it)
La questione di genere incide anche nella retribuzione. Sempre dalle analisi condotte da AlmaLaurea nell’anno di indagine 2020 tra i laureati presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” proposti in Tabella 2 e rappresentati graficamente, gli uomini hanno una retribuzione mensile netta (in euro) mediamente più alta. Il dato relativo agli educatori professionali socio-sanitari (laureati in Educazione professionale) è decisamente più attenuato (con una differenza di poco più di cento euro tra educatrici e educatori) rispetto al dato rilevato, invece, tra gli educatori professionali socio-pedagogici (laureati in Scienze dell’educazione e della formazione), dove la differenza nella retribuzione mensile netta tra uomini e donne raggiunge circa i quattrocento euro. Ebbene, qualora non fosse già stato fatto, sarebbe interessante, nell’ottica di futuri eventuali approfondimenti della ricerca sociale in merito al tema, indagare su scala nazionale la ragione, o la conferma o disconferma, di tale disparità, soprattutto alla luce della numerosa e preponderante presenza femminile tra le fila dei professionisti dell’educazione italiani.
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Corso di Laurea |
Educazione professionale L-SNT2 |
Scienze dell'educazione e della formazione L-19 |
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Retribuzione mensile netta uomini (€) |
1251 |
1188 |
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Retribuzione mensile netta donne (€) |
1145 |
789 |
Tabella 2 – Retribuzione mensile netta uomini e donne a confronto, anno d’indagine 2020, Uniba (www.almalaurea.it)
Riferimenti bibliografici e sitografici
Autore: Roberto Di Luzio, educatore professionale socio-sanitario e Dottore magistrale in Management pubblico e dei sistemi socio-sanitari, opera da anni nell'ambito della riabilitazione e della valorizzazione delle divers-abilità con adulti e minori.
copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 7, Luglio 2021
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