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I bambini e la teoria della mente

imgGli esseri umani vivono la vita immersi in contesti sociali, per cui la loro quotidianità è fatta di continue interazioni sociali. Perché una relazione sociale sia proficua, è necessario che ciascuna persona conosca i propri pensieri e quelli dei partner sociali con cui entra in relazione. A questo riguardo, si parla di Teoria della Mente per indicare questo tipo di processualità. In pratica, ogni individuo finalizza i suoi comportamenti al raggiungimento di uno scopo, che può essere simbolico o materiale. Le condotte individuali tese al raggiungimento di un obiettivo devono essere sostenute e dirette da uno stato mentale, ossia da una serie di pensieri. Ciò costituisce il paradigma di fondo della Teoria della Mente. Grazie a questo costrutto ogni individuo, che osserva il comportamento altrui, è cosciente che tale condotta è alimentata da uno stato mentale, ovvero da una serie di pensieri che dirigono l’agire dell’altro. In altri termini, attraverso la Teoria della Mente ognuno attribuisce all’altro uno stato mentale capace di indirizzare i suoi comportamenti.

Abbastanza precocemente nel corso della loro vita, i bambini sono in grado di capire che i propri comportamenti e quelli degli altri sono guidati da stati mentali. Solitamente, prima dei quattro anni il bambino pensa che il motore cognitivo di ogni azione umana è rappresentato dal desiderio. In altre parole, si fanno le cose perché obbediscono ad un desiderio individuale.

Dai quattro anni in poi egli attribuisce una valenza maggiore al sistema delle credenze. In altri termini, ci si comporta in una certa maniera, perché mentalmente si hanno dei costrutti, frutto delle proprie credenze, che possono essere veri o falsi e che dirigono i propri comportamenti e quelli altrui. Per spiegare la Teoria della Mente sono state proposte differenti ipotesi. Secondo l’ottica neonativista, il bambino possiede alcune teorie già alla nascita e fra queste un posto di rilievo lo occupa la Teoria della Mente. Nel corso dello sviluppo le teorie possedute si contestualizzano nell’ambiente di vita, arricchendosi di particolari empirici, che derivano proprio dall’interazione con tale contesto.

Secondo la teoria della simulazione incarnata, il bambino forma una Teoria della Mente attraverso un processo di osservazione - imitazione - comprensione degli stati emotivi e comportamentali degli altri. Questo è reso possibile per la presenza di cellule nervose specializzate, i cosiddetti neuroni specchio, che sono localizzati in varie zone della corteccia cerebrale. Secondo la teoria modulare, all’interno del sistema nervoso centrale, in particolare negli emisferi cerebrali, esisterebbe un modulo innato, ossia un insieme di neuroni collegati funzionalmente fra di loro, che darebbe al bambino la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli degli altri.

Uno studio anglo - ungherese ha recentemente indagato la Teoria della Mente nei bambini, prendendo in considerazione due gruppi di infanti: uno formato da piccoli di 18 mesi e l’altro costituito da bambini di tre anni. Secondo la ricerca i bambini già a tre anni sono in grado di attribuire delle false credenze in maniera retrospettiva. In pratica, sono capaci di attribuire delle idee errate iniziali allorquando giudicano il risultato di un’azione che non è andata a buon fine, ovvero i bambini di tre anni sono in grado di riconoscere la falsità di uno stato mentale, valutando gli esiti che l’azione sottesa allo stato mentale ha prodotto. Questa abilità non è presente nei bambini di 18 mesi.

Alla luce della sperimentazione, si può affermare che già prima dei quattro anni i bambini sono in grado di utilizzare il sistema delle credenze e, quindi, delle false credenze per comprendere i comportamenti altrui.

Fonte: Király, I., Oláh, K., Csibra, G., Kovács, A., M. (2018). Retrospective attribution of false beliefs in 3-year-old children. PNAS, 115: 45, 11477-11482. Doi: 10. 1073/pnas.1803505115

copyright © Educare.it - Anno XIX, N. 2, Febbraio 2019