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Il nostro cervello ama i rituali. Ecco la spiegazione

cervelloLa passione che il cervello umano ha per i rituali, complesse sequenze di azioni apparentemente senza senso che si ritrovano in ogni cultura. Perché li seguiamo, incuranti di ogni logica? Secondo Cristine Legare, psicologa dell'Università del Texas ad Austin, i rituali «aiutano a definirci come gruppo, riflettono i valori di un gruppo e dimostrano l'attaccamento comune al gruppo». Per un animale sociale come l'uomo, sentirsi parte di una "famiglia" più grande è indispensabile: ecco perché siamo nati con la propensione a seguirli.

Nel corso dei suoi studi, Legare ha notato un legame tra l'apparente assenza di significato dei comportamenti ritualistici e un curioso fenomeno osservato dagli psicologi infantili in una serie di esperimenti negli ultimi decenni: se si mostra a un bambino una sequenza di azioni che non ha mai visto prima, tenderà a ripetere tutti i gesti, anche i più superflui, e non solo quelli necessari al raggiungimento dell'obiettivo.

Potrebbe trattarsi di un'astuta strategia per non perdere neanche un pezzo dell'insegnamento: memorizzare tutto, e poi con calma capire che cosa è importante e cosa no. Ma se invece i bambini sapessero già che cosa conta davvero, e interpretassero il comportamento degli sperimentatori come un segnale sociale da seguire?

Gli esperimenti successivi hanno confermato questa seconda ipotesi: i soggetti di Legare hanno mostrato, per esempio, di riuscire a copiare più fedelmente le sequenze di azioni prive di logica, rispetto a quelle indirizzate a uno scopo.

Se poi questi rituali assumono una dimensione sociale, i piccoli volontari li copiano ancora meglio: insieme a colleghi delle Università di Harvard e Oxford, Legare ha mostrato a 259 bambini video di persone intente a manovrare pioli di legno senza nessuno scopo apparente. I bambini che hanno osservato più soggetti compiere le azioni in sincronia si sono rivelati più accurati nel ripetere i movimenti: la prova che quei gesti erano stati interpretati come convenzioni sociali.

Allo stesso modo, essere coinvolti in azioni ripetute e ritualistiche (per esempio confezionare braccialetti tre volte alla settimana, secondo un ordine preciso) ha suscitato nei piccoli un più forte senso di appartenenza e connessione al gruppo, rispetto all'essere lasciati liberi di svolgere l'attività (come confezionare braccialetti) a proprio piacimento.

Lo spettro, anche solo agitato, dell'esclusione dal gruppo - per esempio, il guardare tre forme geometriche che giocavano insieme, escludendo una quarta - ha spinto i piccoli a seguire i rituali proposti con maggiore scrupolosità.

La fede non c'entra. Anche se in età adulta i rituali sono spesso associati alla sfera religiosa, la religione non basta a spiegare la tendenza a seguirli: i rituali sono piuttosto strumenti culturali per aiutare un gruppo a sopravvivere.

«I rituali collettivi - spiega Legare - sono segnali pubblici di sostegno al gruppo, che facilitano la cooperazione e creano un senso di finalità condivisa. Alcuni studenti universitari sono pronti ad affrontare umiliazioni e abusi pur di appartenenre a una confraternita. Le squadre sportive inscenano speciali routine per gasarsi prima di una partita. E in ambito militare quasi ogni aspetto della vita diviene un rituale collettivo». Insomma per quanto arcani e spesso insensati, ne troviamo ovunque ci sia bisogno di un solido legame sociale.

Fonte: Focus, 21/01/2015