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L’arte narrativa del disegno infantile - Disegnare come sognare

Disegnare come sognare

Riprendendo l’analogia con l’attività onirica possiamo affermare che se nel sogno accanto al meccanismo della condensazione si trova quello dello spostamento, così le figure non evocano direttamente ciò che intendono in una semplice allegoria ma con un gioco di spostamento trasferiscono l’interesse e l’intensità di una rappresentazione ad altre originariamente poco intense che riconducono alle prime attraverso una catena associativa.

Il disegno può essere pertanto collocato accanto al sogno, ai sogni ad occhi aperti e ai sintomi come corrispondente nell’infanzia delle libere associazioni verbali dell’adulto sia per la propria struttura sia per i racconti, le spiegazioni e i commenti che il bambino è in grado di fornire.
Più propriamente affermeremo che il disegno non è l’equivalente dell’attività onirica ma del racconto che il sognatore è in grado di riproporne.
“Il disegno condivide con il sogno una qualità degna di nota: la rappresentazione per immagini. Se il valore informativo, la capacità di condurre un ragionamento logico è minore nell’immagine che non nel linguaggio, l’immagine d’altronde si presta facilmente ai giochi della condensazione e dello spostamento, e in generale alle leggi di funzionamento del discorso inconscio. (…) Ciò che acuisce il desiderio di disegnare del bambino è la possibilità di significare con immagini quelle imago [3] inconsce che cercano di attualizzarsi. Si può allora assimilare l’elaborazione del disegno al gioco delle associazioni che si susseguono nella mente del fanciullo" (ibidem, p.119).

Nelle proprie disquisizioni teoriche Widlocher (1965) nel capitolo dedicato alla relazione tra disegno e personalità sostiene che considerare il disegno l’espressione statica e contingente delle rappresentazioni psichiche dell’artista sia altamente riduttivo.

Il disegno, al contrario è plasticità e continua evoluzione di intenti ed elaborazioni mentali in rapporto a nuovi pensieri e ad altre immagini inconsce secondo un processo di attivazione di due meccanismi: uno di mantenimento ed uno di trasformazione.
Il primo cerca di mantenere il tema iniziale, mentre il secondo, avvalendosi delle associazioni rappresentative ed interpretative che le prime immagini grafiche permettono, rivolge la propria attività a modificare il disegno abbozzato.
L’elaborazione del lavoro grafico è quindi un compromesso tra le due tendenze conflittuali dell’espressione della fedeltà al tema sviluppato inizialmente e dell’inserimento di nuove tendenze significative.

Per risolvere la situazione conflittuale il bambino varierà la disposizione dei particolari del disegno, sposterà il centro di interesse iniziale e troverà una collocazione alle nuove fantasie senza alterare l’armonia e la progettazione originarie.
L’attività grafica, come il motto di spirito nei suoi rapporti con l’inconscio, giunge così a soddisfare il gusto della “concisione significativa” e a risolvere la tensione tra la tendenza alla fedeltà al discorso cosciente e l’esigenza di considerare nuovi orientamenti inconciliabili con quelli iniziali, con la caratteristica di utilizzare le immagini in sostituzione del linguaggio verbale.

A questo punto il passaggio dalla teoria alla pratica interpretativa impone alcune regole metodologiche che seguendo le indicazioni dell’autore possono essere così riassunte:

  • innanzitutto occorre un esame attento e comparativo dei disegni che non possono essere considerati indipendentemente dalle modalità di esecuzione del bambino;
  • è importante osservare se e quando si verificano delle rotture con l’intento originario così come non trascurare alcuni ambigui particolari sui quali sembra fissarsi l’attenzione del disegnatore. Valutare il valore comunicativo delle immagini significa quindi approfondire l’interpretazione sulla base degli eventuali simboli e dei commenti, spontanei o provocati, del bambino sul proprio disegno; sarà egli stesso con le sue associazioni a chiarire le analogie tra le espressioni delle proprie fantasie in immagini e la sua esperienza, i suoi ricordi, i suoi desideri.
  • Quando purtroppo la comunicazione dovesse essere eccessivamente difficoltosa o del tutto impossibile, non rimarrebbe altro che un’attenta comparazione che rilevasse le espressioni simboliche singolari e le analogie formali per comprendere, attraverso temi differenti, l’identità della struttura di base. Il materiale inconscio che si sarà giunti a conoscere troverà il proprio effettivo significato nel confronto con tutti i possibili dati desumibili dalla vita cosciente del bambino, in una correlazione che non trascuri nessun meccanismo difensivo e nessuna esigenza implicita od esplicita.
  • L’ultimo confronto rimarrà infine quello tra l’interpretazione avanzata e l’evoluzione dei disegni seguenti: “Se dopo un’interpretazione vediamo che gli ulteriori disegni recano in profondità la traccia dei suoi effetti possiamo pensare che l’interpretazione sia stata appropriata (D. Widlocher, 1965, p.127).