- Categoria: Disegno ed espressioni artistiche
- Scritto da Elisabetta Galuppi
L’arte narrativa del disegno infantile - Disegno e personalità
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Disegno e personalità
Evoluzione motoria, capacità cognitive e reazioni emotivo-affettive esprimono attraverso il disegno oggettività, potenzialità e conflitti indicativi del loro stato di salute.
Rappresentare le emozioni diventa non solo l’opportunità di renderle visibili ma un’occasione per poter comunicare ansie e paure, conoscerle e sdrammatizzarle: “i problemi emotivi trasposti su un foglio di carta infatti acquistano una sorta di concretezza e di distacco che dà loro un nuovo aspetto all’occhio del disegnatore e li rende meno ansiogeni e pressanti” (A. Oliverio Ferrarsi, 1973, p. 72).
Numerose analogie tra il disegno e il gioco trovano diversi autori (Oliverio Ferrarsi 1973, Quaglia-Saglione 1976, Medioli Cavara 1986) in accordo su un punto fondamentale: il loro valore comunicativo. Entrambe le attività dimostrano di offrire al bambino la possibilità di raccontare anche ciò che le parole talvolta non gli consentono di esprimere e di comprendere la realtà circostante rielaborando e consolidando ricordi e vissuti.
L’intervento di meccanismi proiettivi e immaginativi permette la riedizione di esperienze passate e la rielaborazione delle emozioni ad esse associate: “Nel mondo dell’arte, come in quello del gioco (…) il fanciullo rivive situazioni del passato e, in una sorta di psicodramma, sa calarsi in ruoli anche non suoi ma che ha visto impersonare da altri acquisendo in questo processo nuovi valori e significati e rappresentando consciamente o inconsciamente i problemi che esistono e che originano dal rapporto con gli altri” (Oliverio Ferrarsi, 1973, p. 72).
Attribuire al disegno il valore di prova proiettiva [2] ha delineato due percorsi di ricerca orientati dalla differente interpretazione teorico-pratica del meccanismo proiettivo: l’uno di natura psicometrica, l’altro di natura psicoanalitica.
In ambito psicometrico la proiezione è l’atto percettivo non cosciente, la descrizione di ciò che è stato visto, il riflesso della visione del bambino. Misurarla è possibile ricorrendo alla somministrazione di test tematici e all’analisi quantitativa e qualitativa dei risultati ottenuti; ne sono esempio i test proiettivi e l’analisi grafologica del gesto grafico (curvo o angoloso), del modo in cui viene trattata la superficie (pressione), della scelta delle forme e dei colori, dell’esito di risposta a consegne predefinite.
Dando forma alla propria immaginazione il bambino rivela interessi, gusti, preoccupazioni in un racconto di sè che attribuisce al disegno un intenso valore descrittivo-narrativo.
Ma se è possibile raccontarsi attraverso le immagini grafiche, come può essere ignorato l’apporto delle componenti emotivo-affettive che appartengono al processo della costruzione narrativa?.
In questo spazio trova identità la proposta psicoanalitica che sottolineando il valore degli stati d’animo, dei pensieri inconsci e delle libere associazioni ad essi correlate, introduce l’importanza essenziale dell’analisi dei particolari e assegna complementarietà al valore psicometrico e psicoanalitico del meccanismo proiettivo.
Questa fondamentale distinzione terminologica ha pertanto segnato impostazioni teorico-interpretative dedicate all’analisi formale delle produzioni grafiche e letture dinamiche legate ad un’interpretazione principalmente psicoanalitica.

