- Categoria: Disegno ed espressioni artistiche
- Scritto da Elisabetta Galuppi
L’arte narrativa del disegno infantile - L'analisi formale del disegno
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L'analisi formale del disegno
Secondo l’analisi formale il disegno riflette una visione d’insieme della personalità e per questo non è opportuno valutarne i singoli particolari ma è fondamentale considerare l’effetto complessivo che le produzioni grafiche esprimono, il loro stile.
La prospettiva, in accordo con il concetto di proiezione psicometrica, è stata utilizzata per delineare le tipologie in campo artistico. Noti i lavori di F. Minkowska (1949) che ha dedicato il nucleo centrale delle proprie ricerche allo stile del disegno come imitazione, comunicazione di abitudini motorie, espressione di quel “modello interno” descritto da Luquet (1927) in riferimento alla rappresentazione intellettiva dell’oggetto in funzione dei dati percettivi e delle conoscenze personalmente acquisite.
Osservando che non sono solo i dati intellettuali a strutturare la rappresentazione delle cose ma disposizioni più generali della personalità inerenti sia all’affettività sia all’intelligenza, l’autrice estende il concetto di “modello interno” trasformandolo in “visione del mondo” e organizza a Parigi (Minkowska in Widlocher, 1968, p.84-85) una mostra di disegni dal titolo “Da Van Gogh e Seurat ai disegni infantili” con il fine di mostrare gli esiti delle proprie ricerche dedicate al confronto interpretativo tra le singolarità dei disegni infantili e le caratteristiche stilistiche che consentono di associare l’opera d’arte all’originalità del suo autore.
Lo studio della relazione tra la personalità e la scrittura artistica di Van Gogh (scelta dei colori, definizione delle forme, impronta personale), permise all’autrice di proporre nel catalogo del 1949 un’attenta contrapposizione tra gli stili pittorici di due colleghi d’arte: Van Gogh e Seurat.
Nel primo, epilettico, “predominano il movimento e il colore, i movimenti ascendenti e discendenti che fanno incurvare i personaggi, vorticare gli alberi, raddrizzarsi il suolo. Quanto al colore la preferenza è data ai toni puri, luminosi, saturi, accostati con tocchi vigorosi e tratteggiati. Anche la scelta dei temi è significativa: umili oggetti dell’ambiente quotidiano, trasfigurati dalla scrittura tormentata del pittore” (ibidem, p.84).
Nel secondo regna “un equilibrio tranquillo, i personaggi, dagli atteggiamenti rigidi, sembrano fissi e ieratici. Il tocco è rigorosamente uniforme. I toni, spesso interrotti, si giustappongono gli uni agli altri realizzando dei trapassi appena sensibili, ciò che conferisce all’insieme un aspetto armonioso” (ibidem, p.85).
All’uomo sensoriale che domina il pittore in Van Gogh si contrappone lo scienziato dall’indole razionale ad esempio e conferma della possibile identificazione di una tipologia dicotomica del temperamento artistico:
- “Il razionale si compiace di ciò che è astratto, immobile solido, rigido; ciò che è mobile e intuitivo gli sfugge; pensa più di quanto non senta e non sappia in forma immediata; è “freddo” a guisa del mondo astratto; discerne e separa e perciò gli oggetti coi loro contorni ben definiti occupano nella sua visione del mondo un posto privilegiato. Egli giunge così alla precisione della forma.
- Il sensoriale, al contrario, vive nel concreto, persino nell’iperconcreto; vi aderisce e non giunge a distaccarsene; sente molto più di quanto non pensi e si lascia guidare nella vita da questa capacità di sentire molto da vicino gli esseri e le cose (…) vede infine il mondo in immagini, sempre vive e lontane da ogni astrazione” (ibidem, p.85).
L’applicazione della teoria dicotomica del temperamento artistico alla lettura delle produzioni grafiche infantili permette di sostenere che con il proprio disegno il bambino sensoriale esprime in tutti i piani del foglio il movimento e l’energia vitale scegliendo colori vivaci e realistici che dominano le forme mentre, il bambino razionale, rappresenta l’opposto: la costruzione è precisa e equilibrata ma statica, dominano le simmetrie e sono presenti spazi vuoti tra gli oggetti in un insieme in cui il disegno prevale sul colore usato raramente e solo per abbellire.
Se è difficile contrastare gli esiti obiettivi dell’analisi formale proposta da Minkowska è altrettanto inevitabile dover fare i conti con i limiti presentati da ogni tipologia binaria che risulta tanto più vera quanto più generale. Forse l’importanza pratica delle due categorie temperamentali non è da ricercare nella loro contrapposizione quanto in ciò che le unisce.
Durante la crescita, entrambe le tendenze vivono significativi momenti di alternanze e compresenze mostrandosi in forme mutevoli e differenti: vi sono periodi più razionali ed altri più sensoriali strettamente correlati alle fasi evolutive e, il disegno, rappresentando il graduale passaggio dai contenuti emotivi alla ricerca razionale diventa il luogo espressivo di cambiamenti e sviluppi. “Sensoriali sono i fanciulli tra i quattro e i sei anni, razionali i ragazzi tra i nove e i tredici anni” (Oliverio Ferrarsi, 1973, p.77).

