- Categoria: Riforme della scuola
- Scritto da Giuseppe Lanzavecchia
Scuola ed educazione, sapere e cultura per la società di domani
Ogni essere umano è la sua capacità di pensare, fare, capire, creare. Tale capacità deriva dalla sua cultura e quindi dall'educazione che ha ricevuto, dall'ambiente nel quale è vissuto e col quale ha interagito e da quella che il suo agire gli ha consentito di costruire. In altre parole noi siamo - in senso lato - la nostra "cultura", quella che ci differenzia da tutti gli altri esseri viventi. Se questo è vero allora dipendiamo essenzialmente dalla nostra base genetica e dalle circostanze che hanno determinato come abbiamo interagito con l'ambiente. Mentre a tutt'oggi non possiamo agire, se non molto marginalmente, sulla base genetica, diventa determinante l'influenza dell'ambiente: famiglia, conoscenti, compagni, colleghi, educazione, gli svariati media che ci tempestano, luogo di vita, scuola.
Soprattutto è rilevante come ci siamo messi in relazione a questo ambiente, ossia cosa abbiamo potuto scegliere o volutamente abbiamo scelto e cosa rifiutato, o come la gente con la quale abbiamo vissuto ci ha orientato. Nonostante la molteplicità di fattori che contribuiscono a formare la nostra cultura, ossia noi stessi, rimangono molto importanti famiglia e scuola. Entrambe sono sollecitate dai cambiamenti che investono la società, come le cronache continuamente ci ricordano.
Questo articolo si sofferma proprio sulla scuola e sostiene la tesi che tutti i cittadini dovrebbero disporre di una cultura generale di alto livello non prevaricata da ideologie, libera dal nozionismo e dalla separazione dei saperi, capace di affrancarsi dal passato per guardare con maggiore coraggio al presente ed al futuro.
Nozioni, conoscenza, cultura
Non c'è cultura senza nozioni ma, se si eccettuano gli studiosi delle nozioni (non molti in realtà), queste non fanno cultura, anzi: se ci si limata ad esse si resta ignoranti spesso anche presuntuosi. Al massimo le nozioni, di per sé, oggi servono nei salotti o per i giochi delle televisioni, anche se, fino a non molto tempo fa, davano le regole per lavorare, al contadino e all'operaio, al dirigente e al professore. L'uomo ha trovato utile organizzare le nozioni in classi, categorie e via dicendo; i complementi nell'analisi logica, le tabelline e le operazioni in matematica, le date e le epoche nella storia, i movimenti in letteratura (rinascimento, romanticismo, futurismo), o nelle varie arti, la classificazione di rocce, piante, animali. Un lavoro utile, con le proprie logiche, in parte arbitrarie, perché le stesse nozioni possono essere catalogate in modi diversi. Troppo spesso la scuola si limita a dare quasi soltanto nozioni e a valutare il sapere degli studenti e il valore degli insegnanti con metodi - come lo "Invalsi" - che si riferiscono nel modo più becero alle nozioni.
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Autore: Giuseppe Lanzavecchia, docente di Sociologia della scienza all'Università di Urbino
copyright © Educare.it - Anno XV, N. 6, giugno 2015

