• Categoria: Pratiche di inclusione
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La Progettazione Universale nella formazione della classe inclusiva

UDL_TFAL'articolo documenta un'esperienza di ricerca-azione condotta presso un liceo scientifico, finalizzata alla promozione di pratiche inclusive attraverso il superamento delle tradizionali barriere didattiche e relazionali tra studenti con differenti profili di funzionamento. L'intervento si propone di evidenziare come l'interazione autentica tra pari possa costituire un fattore di sviluppo delle competenze sociali e di cittadinanza attiva per l'intera comunità scolastica. Il progetto è stato realizzato in un contesto istituzionale caratterizzato da elevati standard e da una cultura organizzativa tradizionalmente orientata alla selezione, elementi che hanno determinato una limitata presenza di studenti con Bisogni Educativi Speciali e una certa resistenza verso l'adattamento dei percorsi curricolari. In risposta a tali criticità, l'approccio metodologico adottato si è fondato sui principi della Progettazione Universale per l'Apprendimento (Universal Design for Learning), con l'obiettivo di promuovere un cambiamento sistemico nelle pratiche educative e favorire lo sviluppo di una cultura dell'inclusione condivisa da tutti gli attori del processo formativo.

Zayd: un quadro complesso

Zayd è un giovane di diciassette anni che frequenta il quarto anno del liceo scientifico. La sua condizione neurobiologica si inquadra nel disturbo dello spettro autistico con necessità di supporto molto sostanziale, caratterizzato da comunicazione prevalentemente non verbale e dalla presenza di altre disabilità. Il profilo di funzionamento evidenzia alcune aree di maggiore fragilità, mentre conserva buone competenze motorie e sensoriali. Nel suo modo unico di essere e comunicare, Zayd presenta alcune caratteristiche tipiche dello spettro autistico: una comunicazione che privilegia canali non convenzionali, uno sguardo che segue percorsi diversi da quelli attesi, movimenti ripetitivi che sembrano accompagnare i suoi processi di elaborazione e che influiscono sulla sua autonomia quotidiana. Il percorso scolastico è caratterizzato da una programmazione personalizzata che risponde ai suoi specifici bisogni educativi. Un'équipe dedicata, composta da educatori, docenti di sostegno e collaboratori scolastici, lavora in sinergia per accompagnarlo nel suo processo di apprendimento. Per favorire il suo benessere e la partecipazione alle attività, è stato predisposto uno spazio educativo strutturato secondo i principi del metodo TEACCH, arricchito da supporti visivi e materiali didattici tridimensionali a bassa tecnologia. Questo ambiente rappresenta un punto di riferimento importante dove lo studente può trovare la prevedibilità e l'organizzazione che facilitano i suoi processi di apprendimento. La giornata scolastica di Zayd è caratterizzata da una partecipazione variabile, che riflette la complessità dei suoi bisogni e delle sue modalità di elaborazione. Il team educativo ha adottato strumenti di osservazione e documentazione condivisi per comprendere meglio i suoi segnali comunicativi e adattare di conseguenza le proposte didattiche. L'istituto, riconosciuto per la qualità della sua offerta formativa, propone una didattica che integra lezioni frontali con l'uso della LIM e momenti di apprendimento collaborativo. Tuttavia, le opportunità di interazione tra Zayd e la classe rimangono ancora limitate. I compagni di classe mostrano un atteggiamento di rispetto e curiosità, anche se permane una certa distanza relazionale che potrebbe essere colmata attraverso progetti mirati di sensibilizzazione e coinvolgimento attivo. Una sfida significativa è rappresentata invece dal coinvolgimento più ampio del corpo docente.

Framework metodologico e struttura dell'intervento

L'analisi del Profilo di funzionamento dello studente ha evidenziato specifiche aree di criticità che hanno orientato la progettazione dell'intervento educativo. Sul piano relazionale, si è rilevata una significativa limitazione delle opportunità di interazione sociale con il gruppo dei pari, condizione che riduce le possibilità di apprendimento attraverso l'osservazione e l'imitazione. Parallelamente, è emersa la necessità di formare adeguatamente i compagni di classe per sviluppare competenze inclusive e strategie di mediazione efficaci. Dal punto di vista cognitivo, lo studente presenta difficoltà nella discriminazione tra alternative e nell'espressione delle proprie preferenze, mentre evidenzia notevoli potenzialità nell'elaborazione di informazioni attraverso canali motori e sensoriali, con particolare predisposizione per il contatto fisico, l'interpretazione della comunicazione non verbale e l'utilizzo della visione periferica. Per rispondere a queste specificità in un contesto curricolare tradizionalmente poco flessibile, è stato elaborato un progetto educativo fondato sul principio dell'accomodamento ragionevole, come previsto dal Decreto Legislativo 66/2017. La progettazione ha integrato obiettivi disciplinari e trasversali, coinvolgendo attivamente i compagni di classe nel ruolo di mediatori didattici. 
L'intervento si è proposto di sviluppare alcune delle competenze chiave per l'apprendimento permanente e per la cittadinanza attiva, con particolare riferimento alle life skills definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: autonomia e responsabilità, capacità di apprendere ad apprendere, competenze comunicative e collaborative. Per lo studente protagonista, gli obiettivi trasversali hanno riguardato il potenziamento della motivazione intrinseca e lo sviluppo delle funzioni esecutive, con focus specifico sui processi attentivi e sul controllo inibitorio. L'articolazione progettuale ha previsto tre fasi consecutive, realizzate in ambienti di apprendimento differenziati: l'aula disciplinare, lo spazio dedicato al sostegno educativo e la palestra.

Fase 1 - Costruzione della competenza inclusiva

La fase iniziale ha mirato alla preparazione del gruppo classe attraverso il potenziamento delle competenze cognitive, emotive e relazionali necessarie per un'interazione efficace. Durante le lezioni di Filosofia e Arte, è stato implementato un percorso di sensibilizzazione e formazione che ha utilizzato strumenti digitali per favorire il coinvolgimento attivo degli studenti. L'applicazione Mentimeter ha consentito di rilevare il clima emotivo iniziale della classe, caratterizzato da atteggiamenti ambivalenti che spaziavano dai pregiudizi e dall'inquietudine all'empatia e alla curiosità. Questa fase diagnostica ha favorito l'avvio di una riflessione condivisa sulle rappresentazioni sociali della disabilità. Successivamente, attraverso la piattaforma Canva, sono stati presentati i fondamenti teorici relativi al funzionamento cognitivo nello spettro autistico, con particolare attenzione ai costrutti di "coerenza centrale debole" e "teoria della mente". L'approccio multimediale, che ha integrato contenuti video ed esercizi interattivi, ha facilitato la comprensione di concetti complessi e ha portato alla co-costruzione di linee guida per l'interazione. Una componente significativa di questa fase è stata rappresentata dall'esperienza diretta: lo studente è stato invitato in aula per svolgere attività con i suoi ausili didattici, mentre i compagni hanno sperimentato compiti analoghi in condizioni di limitazione fisica, temporale o sensoriale, sviluppando così una maggiore consapevolezza dei diversi stili cognitivi. Il percorso si è concluso con l'introduzione del paradigma dell'Universal Design for Learning, collegato ai contenuti curricolari attraverso l'unità didattica su "Utopia" di Thomas More e il tema della "Città Ideale". Gli studenti sono stati guidati nell'identificazione dei principi di progettazione universale applicabili sia agli spazi urbani che agli ambienti di apprendimento, concludendo con un'analisi critica delle barriere presenti nel contesto scolastico.

Fase 2 -  "Tutti in campo!"

La fase operativa ha coinvolto tutti gli studenti in un circuito motorio progettato secondo i principi dell'accessibilità universale. La presentazione dell'attività attraverso Genially ha garantito chiarezza comunicativa e coinvolgimento visivo, mentre la realizzazione pratica durante le lezioni di Scienze Motorie ha permesso la verifica dell'efficacia progettuale. Il circuito, strutturato secondo una logica di scaffolding didattico, prevedeva una progressione graduale della complessità e il consolidamento degli apprendimenti attraverso la ripetizione. L'architettura dell'attività comprendeva quattro percorsi a ostacoli alternati a quattro stazioni differenziate: due performative e due cognitive. La metodologia adottata ha previsto la rotazione degli studenti in ruoli specifici e complementari:

  • Player: responsabili dell'esecuzione di azioni modello e della proposta di stimoli nelle stazioni cognitive

  • Driver: facilitatori nel superamento degli ostacoli fisici

  • Builder: incaricati della preparazione e dell'allestimento del circuito

Nelle stazioni performative, la strategia del modeling ha favorito l'apprendimento per imitazione, mentre quelle cognitive hanno stimolato i processi decisionali attraverso la scelta tra stimoli target e distrattori. L'esperienza ha generato dinamiche di peer tutoring e cooperative learning, creando un clima collaborativo caratterizzato da elevato coinvolgimento emotivo. Nonostante la complessità del compito, lo studente ha completato con successo l'intero circuito in due sessioni consecutive.

Fase 3 - Riflessione metacognitiva e valutazione dell'esperienza

La fase conclusiva ha privilegiato i processi riflessivi individuali e collettivi attraverso strumenti di rilevazione quantitativi e qualitativi. L'utilizzo di Mentimeter ha documentato un significativo cambiamento nella percezione del gruppo classe: dalla rappresentazione dello studente come "presenza passiva" si è evoluti verso una visione partecipativa, con l'emergere di attributi quali "determinazione" e "impegno".
Un questionario strutturato, realizzato attraverso Google Moduli, ha esplorato le dimensioni emotive, motivazionali e valutative dell'esperienza, includendo elementi di autovalutazione orientati al miglioramento delle future partecipazioni. I risultati hanno evidenziato come l'attività motoria sia stata percepita come la più coinvolgente e significativa, mentre le proposte di miglioramento hanno riguardato principalmente le stazioni cognitive e performative. L'analisi delle emozioni prevalenti (gioia, timore, sorpresa) ha rivelato un coinvolgimento autentico, mentre l'autovalutazione ha messo in luce elevati livelli di cooperazione, senso di appartenenza e attenzione reciproca. Gli studenti hanno riconosciuto di aver fatto ricorso prevalentemente all'intuizione e all'empatia per superare le difficoltà, dimostrando lo sviluppo di competenze di intelligenza emotiva. Le testimonianze raccolte documentano una trasformazione profonda nella relazione con il compagno: dal riconoscimento iniziale delle difficoltà si è passati all'apprezzamento delle sue qualità personali e alla costruzione di un legame più autentico e paritario.

Un bilancio dell'esperienza

L'esperienza realizzata ha confermato l'efficacia di un approccio metodologico strutturato e inclusivo nel promuovere la crescita individuale e collettiva. La definizione di obiettivi chiari, la costruzione di alleanze educative con i docenti curricolari e lo sviluppo di relazioni di fiducia hanno costituito elementi fondamentali per il successo dell'intervento. L'integrazione delle tecnologie digitali ha facilitato il coinvolgimento degli studenti, mentre la strategia del decentramento del ruolo docente ha promosso forme di apprendimento attivo e responsabile. Il paradigma dell'Universal Design for Learning, applicato in chiave preventiva anziché compensativa, ha permesso di valorizzare le diversità cognitive come risorse per l'apprendimento collettivo. 

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Tyrone Fabiano Bertolo, si laurea in Filosofia, consegue il diploma di Educatore professionale socio-pedagogico, un Master in autismo e disturbi evolutivi globali, quindi la Specializzazione come docente di sostegno per la scuola secondaria di 2° grado presso l'Università di Verona. Lavora da vent’anni nell’ambito della disabilità.
Roberta Diolosà, docente abilitata in Discipline Giuridiche ed Economiche, specializzata in attività di sostegno per la scuola secondaria 2° grado, insegna c/o Liceo Artistico di Verona ove ricopre il ruolo di Funzione Strumentale per l'Inclusione degli alunni con BES.  Esperta in Didattica e Psicopedagogia per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento - DSA (master universitario di 1° livello), dal 2013 è referente dello Sportello Provinciale sui DSA c/o Ufficio Scolastico di Verona. Collabora dall'A.A. 2016/2017 con l'Università di Verona in qualità di Tutor di Tirocinio Indiretto nei corsi di specializzazione per attività di sostegno nella scuola secondaria di 2 grado.


copyright © Educare.it - Anno XXV - N. 9, settembre 2025