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Ogni lettera ha una storia … ma non si può dire. Strategie di lettura e difficoltà di apprendimento - Seconda parte

…“La “G” non mi piace è musona!. Guarda com’è musona!”.

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Con eleganza e voce delicata Simona spiegò la sua difficoltà a leggere la parola gianduia sul libro di testo. Gianduia era troppo difficile: iniziava con la lettera g e, si sa, la g è sempre musona!”. (....)
“Cosa hai detto Simona? Scusami ma non ho capito bene”.

“Oh, non lo sai?!. In effetti è un segreto: ogni lettera ha una storia.
“Davvero?!”.
“Si ma non si può dire”.
“Nemmeno a scuola?”.
“No, no, lì proprio no!”.
“E’ una cosa che fai con la mamma?. Mi spiego meglio: tu e la mamma raccontate la storia delle lettere?”.

“No! Non lo sa neanche lei!”.
Così è iniziata la scoperta di un mondo magico e di una strategia di lettura che permetteva alla bambina di risolvere un problema: di fronte alla visione di lettere fluttuanti in una pagina di libro e alle indicazioni della maestra che non si riuscivano a capire bene, c’era una possibilità. C’era un codice alternativo per dare senso a un mondo troppo difficile. Bastava fermarsi un attimo, non farsi prendere dall’ansia e vedere oltre l’incomprensibile.
Ma a quale prezzo? Certamente a scapito della velocità e del senso di appartenenza al gruppo classe: gli altri bambini non fanno “troppe storie per leggere”. Partendo da questa preziosa confidenza è nata la storia delle lettere ed è stato dipinto l’alfabeto di Simona in corsivo minuscolo e in stampato maiuscolo.
“Le lettere rimarranno qui al Centro Pedagogico (…) talvolta la G quando pensa alle cose belle perde il controllo del brutto e ce la fa. I bambini che non sanno leggere possono chiamare Simona pure su internet e andare all’ufficio di Elisabetta qui al Symposium e prendere le lettere”.

Tra dubbi e certezze, fatiche e aspettative l’appartenenza a una complementare complicità di intenti ha motivato l’ascolto, la considerazione dell’altro e il rinforzo positivo dell’autostima e del senso di autoefficacia. La circolarità delle competenze reciproche ha qualificato il training riabilitativo valorizzando l’efficacia di un intervento personalizzato il cui significato è da cercare proprio nell’accostamento di conoscenze e tecniche di differente natura. Se il lavoro d’equipe è ciò che riduce i limiti della singola visione l’apporto di differenti prospettive e di più possibilità operative ha sicuramente confermato la concreta preziosità di un percorso integrato.

 


Note:
[1] Con DSA si indicano in forma abbreviata i disturbi specifici dell’apprendimento.

[2] Il training riabilitativo di Simona è diventato argomento di tesi finale al Corso di perfezionamento sulla psicopatologia dell’apprendimento a.a. 2005-2006 del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Pavia. Chi fosse interessato a dialogare sul tema può contattare il Centro Pedagogico Symposium al seguente indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..


Bibliografia:

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Cornoldi-Tressoldi et al.,Dislessia e trattamento sublessicale, ed Erickson, Trento, 2005
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L. Marotta-M. Trasciani-S. Vicari, CMF Valutazione delle competenze metafonologiche, ed Erickson, Trento, 2004
M. Meloni-N. Sponza-P. Kvilekval-M.C. Valente, (a cura dell’Associazione Italiana Dislessia), La dislessia raccontata agli insegnanti, ed. Libri liberi, Firenze, 2003
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E. Perrotta- P. Rustici, Correggere i difetti di pronuncia, ed. Erickson, Trento, 2006
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B. Restelli, Gioare con tatto. Per un’educazione plurisensoriale secondo il metodo Bruno Munari, ed. Franco Angeli, Milano, 2002
Giovanardi Rossi P.-Malaguti T., GIO-MA. Batteria di prove per la valutazione precoce delle abilità e dei disturbi di lettura, ed. Del Cerro, Pisa, 1999


copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 10, Settembre 2006