- Categoria: Monografie
- Scritto da Simone Digennaro
Povertà educative e welfare generativo: un possibile modello d’intervento
A partire da una riflessione sugli orientamenti necessari a contrastare la povertà educativa, l’articolo propone un modello di intervento che, sotto il versante educativo, possa amplificare la portata e l’efficacia delle azioni intraprese. L’approccio è riconducibile al welfare generativo, secondo il quale i beneficiari, da semplici destinatari degli interventi, sono coinvolti come agenti di cambiamento della propria condizione in seno alla comunità di appartenenza, con un approccio fondato sulla promozione della resilienza e della creatività.
Introduzione
Il tema della povertà educativa ha assunto negli ultimi anni un’importanza strategica, con i decisori politici che sono stati indotti a dedicare attenzione e risorse alla questione, spinti da una recrudescenza delle diseguaglianze sul piano educativo che si è registrata anche nei Paesi più sviluppati. Non sorprende che nell’Agenda Europea 2020 il contrasto di queste disuguaglianze sia una priorità su cui tutti gli Stati Membri sono invitati a prestare attenzione massima, vista la centralità che l’educazione riveste per la sopravvivenza stessa dell’intero progetto dell’Unione Europea[i]. Molti interventi sono stati avviati, ma molto rimane ancora da fare, come testimoniato dalla stessa Commissione Europea, che nell’annuale rapporto sull’Educazione e sulla Formazione ha messo in mostra come, al 2018, molte disuguaglianze persistano nell’accesso alla istruzione – con differenze significative che ancora si riscontrano tra gli uomini e le donne –, la presenza dei servizi offerti sul territorio – carenti in molte Regioni Europee -, l’opportunità per la formazione permanente e per l’aggiornamento professionale, le povertà economiche combinate con l’aumento dei costi di accesso alla istruzione e alla formazione di qualità, ecc. (Commissione Europea, 2018).
L’attenzione politica è stata accompagnata da un certo fermento culturale e scientifico che ha alimentato un intenso dibattito. Molte teorie e concettualizzazioni sono state sviluppate sia in riferimento a possibili modelli di intervento e soluzioni per specifici problemi (la diminuzione dei tassi di abbandono scolastico, per citarne uno) o più in generale come sviluppo di possibili strategie di intervento più complessive (cfr. Zajda, Biraimah & Gaudelli, 2008).
Sono emerse interessanti analisi sulle strategie educative e su come questo importante aspetto della vita di ogni individuo e di tutte le politiche di sviluppo sociale sia enormemente mutato negli ultimi anni, con effetti per certi versi contraddittori: infatti, se da un lato si registrano tassi di istruzione tra i più alti della storia dell’umanità, dall’altro sembrano acuirsi le distanze tra quella parte della popolazione che può permettersi un’istruzione di qualità, la fruizione dei servizi educativi, la possibilità di poter esprimere tutto il proprio potenziale e di far emergere i propri interessi, con quella parte a cui tutto questo è precluso. Da qui l’urgenza ad appianare le disuguaglianze in ambito educativo come priorità assoluta per il benessere e la pace sociale.
La povertà educativa
La povertà educativa è un concetto polisemico e multidimensionale che rimanda, in primo luogo, a un’evidente corrispondenza tra povertà materiale, esclusione sociale, emarginazione e mancanza totale o parziale di un’istruzione formale. In una prospettiva più allargata, la povertà educativa può essere riferita ad altri tipi di disagio educativo quali, ad esempio, le molte forme di abbandono o di difficoltà scolastiche, il mancato raggiungimento dei livelli essenziali di competenza, gli stili di vita qualitativamente scadenti, l’accesso limitato alle opportunità di formazione e di autoformazione parallele ai sistemi di istruzione, ecc. (Fondazione Zancan, 2012; Alivernini et al. 2017; Save the Children, 2017).
Il concetto è quindi assai ampio e comprende diverse dimensioni, a seconda che si considerino aspetti materiali, relazionali, individuali o collettivi, culturali, identitari, etc. Secondo un’accezione generale, la condizione di povertà educativa è determinata da una serie di fattori che, in maniera singola o combinata, impediscono a un individuo di poter apprendere e sviluppare pienamente capacità e talenti, nonché a limitarne l’espressione nei diversi contesti della vita quotidiana. Tali limitazioni riguardano anche quelle competenze sociali che permettono di poter vivere una vita completa e appagante e di poter mantenere degli standard di vita elevati (Engle & Black, 2008).
La dannosità di una o più povertà educative si manifesta, dunque, non solo sul piano dell’istruzione ma anche su tutte le dimensioni del vivere quotidiano e, in definitiva, sul benessere sociale dell’individuo. Quando poi la povertà educativa è presente in maniera trasversale all’interno di una comunità, o di un gruppo, essa si ripercuote sul benessere di tutta la comunità, avviando dei circoli viziosi che possono poi ridurre in maniera drastica la qualità della vita collettiva.
In generale, la povertà educativa può essere ricondotta a tre classi:
- Povertà economica, riferita alla mancanza di risorse economiche che permettano agli individui l’accesso a delle opportunità educative; povertà educativa ed economica sono in un rapporto di correlazione (Evans, 2004) che si traduce in un minore accesso alle possibilità educative, che a sua volta si traduce in maggiore povertà economica (OECD, 2015);
- Povertà ecologica (o di sistema), riferita ad un contesto che presenta una scarsità di proposte educative; in questo caso si evidenzia l’assenza di strutture e/o servizi che abbiano una valenza educativa;
- Povertà pedagogica, riferita all’insieme delle capacità degli educatori/insegnanti di riferimento che non risultano adeguate a proporre opportunità educative rispondenti alle necessità degli individui/della collettività.
A queste tre si aggiunge una quarta classe: la povertà delle capabilities individuali, riferita alla mancanza o al non completo sviluppo di tutte quelle competenze, cosiddette competenze chiave, intese come la combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto, di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personale e che rendono capaci gli individui di poter orientare, in maniera cosciente e autonoma, le proprie traiettorie di vita. Mentre le prime tre classi di povertà richiedono un intervento diretto sul sistema, attraverso, ad esempio, l’aumento dei servizi offerti in un territorio, l’assegnazione di risorse economiche e/o gratuità necessarie per l’accesso all’istruzione e alla formazione, l’erogazione di corsi di formazione e aggiornamento per gli insegnanti finalizzati al rafforzamento e all’aggiornamento delle loro competenze, per ciò che concerne la quarta classe è necessario un intervento sugli individui, corresponsabilizzandoli nelle azioni di contrasto alla povertà educativa che li riguarda.
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Autore: Simone Digennaro, ricercatore e Educatore Professionale, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute. È coordinatore socio-pedagogico in progetti per il contrasto delle povertà educative nella periferia di Napoli e di Frosinone.
copyright © Educare.it - Anno XX, N. 3, Marzo 2020

