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Il concetto di paradigma nella ricerca

ParadigmaStoricamente il concetto di «paradigma» assume un ruolo significativo nel XIX secolo quando Thomas Kuhn, con il suo La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962), reimpostò il dibattito sulla natura della scienza e del progresso scientifico. Semplicisticamente ed enumerativamente il concetto di «paradigma» indica l’insieme delle leggi, teorie, metodologie e strumenti condivisi dalla comunità scientifica.

La riduzione di tale concetto alla semplice somma delle sue parti, tuttavia, per quanto didatticamente funzionale, occulta la pregnanza del suo significato, che si rivela invece nelle implicazioni epistemologiche, gnoseologiche, sociologiche, storiche e pedagogiche a cui T. Kuhn faceva riferimento. Infatti un paradigma svolge anche una funzione fondativa della stessa scientificità: senza un paradigma non è possibile che i singoli ricercatori convergano verso un corpo comune di opinioni, verso le medesime domande di ricerca e verso l’impiego delle stesse metodologie, con conseguenze che porterebbero lontano da una pratica scientifica.

Dal testo di T. Kuhn emerge quindi che un paradigma è una condizione necessaria della scientificità in quanto permette di dare risposte a domande:

  • ontologiche, ossia intorno a quali entità compongono l’universo;
  • gnoseologiche, ossia rispetto a come questi enti interagiscono con i sensi;
  • metodologiche, ossia in relazione a quali quesiti e tecniche sono legittimi ai fini della ricerca e della conoscenza, e ai fini della determinazionedelle regole per la pratica scientifica comunitaria.

Senza la convergenza intorno a tali domande non sarebbe infatti possibile distinguere quali fatti siano da considerarsi rilevanti rendendo indifferente e casuale la raccolta delle osservazioni scientifiche.

Paradigma e progresso scientifico

A fianco della funzione fondativa della scientificità, l’idea di paradigma permette a T. Kuhn di definire concetti e processi inerenti al progresso scientifico: «scienza normale» indica a) la prassi scientifica rivolta ad articolare i fenomeni e le teorie fornite dal paradigma, accrescendo la misura in cui i fatti si accordano con le previsioni, b) il periodo in cui tale prassi non incontra prassi competitrici. Nella scienza normale, intesa come prassi scientifica, i risultati passati formano il fondamento dell’ulteriore pratica scientifica, indicando con ciò che la scienza normale è anche la prosecuzione di una particolare tradizione di ricerca. Il compito della scienza normale non è tanto la scoperta di nuovi fenomeni, quanto un processo cumulativo di spiegazioni dei fenomeni o di soluzione dei problemi secondo la particolare tradizione di ricerca e le teorie fornite dal paradigma.

Nel momento in cui il paradigma stabilito incontra problemi, violazioni delle previsioni, o anomalie e a cui la prassi scientifica normale non riesce a dare risposta, iniziano indagini non ordinarie che determinano una proliferazione di teorie contrastanti e congetturali e favoriscono la comparsa di nuovi paradigmi.

Inizia in questo modo il periodo della «scienza straordinaria», ossia il periodo di sviluppo e di competizione di paradigmi differenti che, rispetto all’anomalia da risolvere, si contendono il campo del vero.

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Autore: Manuele De Conti, Dottore di Ricerca in Scienze Pedagogiche, dell'Educazione e della Formazione, è laureato in filosofia e culture di Pedagogia Generale all'Università di Ferrara.


copyright © Educare.it - Anno XVI, N. 8, agosto 2016
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