- Categoria: Genitorialità
Il glossario della genitorialità nel metadiritto - Terza parte
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LIBERTÀ. I genitori devono educare alla e nella libertà, perché educare, come scrive il filosofo francese Pierre Errande, "significa desiderare la piena libertà di un essere umano, cioè renderlo capace di amare la vita e di servirne le dinamiche, per sé e per gli altri"[5]. "L'atteggiamento dei genitori dovrebbe consistere essenzialmente nel dare al nuovo venuto il più completo orientamento spirituale, psicologico e fisico, senza mai dimenticare che quel piccolo essere è un'anima individuale venuta sulla terra per acquisire una sua esperienza personale" (il medico inglese Edward Bach [6]). Educare alla e nella libertà ponendo dei limiti ma senza limitare. Perché "educare è libertà, tutto il resto è addestrare, ammaestrare e indottrinare" (lo psichiatra Paolo Crepet). Nella libertà di pensiero, di coscienza e di religione dei fanciulli, i genitori hanno il diritto e dovere di guida nell'esercizio del diritto sopra menzionato in modo consono alle sue capacità evolutive (art. 14 Convenzione Internazionale del 1989).
IDONEITÀ. È accennata come "idoneità a curare l'interesse del figlio" nell'art. 316 comma 5 cod. civ. ed è definita "idoneità affettiva" a proposito della genitorialità adottiva nell'art. 6 comma 2 della legge sull'adozione (L. 4 maggio 1983 n. 184, modificata dalla L. 28 marzo 2001 n. 149). "Idoneo" significa etimologicamente "proprio", pertanto i genitori devono trovare quella giusta misura di fare e dare ogni giorno quello che è loro proprio ed è proprio per ogni figlio.
TELEOLOGIA, ovvero progettualità genitoriale. I figli sono un progetto di vita, ma non si devono né si possono progettare. "I bambini sono la cosa più bella da programmare: per farli dormire di più, per non fargli avere incubi, per togliergli le paure o per mantenerli sani. Il requisito è che la programmazione deve essere positiva, incoraggiante e concreta. Un operaio fece diventare i suoi tre figli dei vincitori, e ora sono tutti dirigenti di alto livello. Quando venne intervistato alla televisione, disse: «Li ho sempre trattati come dei campioni, e tutte le notti gli dicevo che erano nati per vincere. È il minimo che un padre può fare per i suoi figli: trattarli giorno e notte come campioni»" (Eric de la Parra Paz, esperto di Programmazione Neuro Linguistica). Programmazione positiva, incoraggiante e concreta, oltre al significato tecnico della Programmazione Neuro Linguistica, significa che i genitori devono "programmare", letteralmente "scrivere prima", se stessi per i figli, in altre parole devono avere una predisposizione alla genitorialità, una proiezione verso il futuro. "È una scelta che ci spoglia, ci mette di fronte a ciò in cui crediamo veramente. Crediamo oppure no nella vita? Crediamo nel futuro? Abbiamo una visione di questo futuro da offrire ai nostri figli? Con grande consapevolezza si dovrebbe desiderare di avere un figlio. Ma senza paura. Del resto si è in due: e insieme la paura fa meno paura" (la scrittrice Mariapia Veladiano). Il suffisso -tore indica azioni ripetute o mestieri e quello dei genitori è il primo e più importante mestiere: "Nell'assolvimento del loro compito essi debbono venire innanzitutto guidati dall'interesse superiore del fanciullo" (art. 18 par. 1 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia).
AMORE. «Un primo presupposto educativo è che i figli, più che di due genitori che "li" amano, hanno bisogno di due genitori che "si" amano. L'amore reciproco tra i genitori è il terreno fertile su cui far crescere i figli» (il giornalista Aurelio Molè). L'amore dei genitori verso i figli non deve essere né "incestuoso" né "castrante". In particolare, la madre deve "misurare" il proprio amore perché l'amore di una madre per il proprio figlio maschio è un'arma a doppio taglio che - se mal gestita - può inibire la formazione della personalità (l'esperta francese Véronique Moraldi [7]). L'amore genitoriale non deve essere né amicizia né complicità; i genitori sono tali e non devono fare gli amici o rendersi complici delle avventure o ragazzate dei figli, devono educare all'amicizia (dall'art. 29 lettera d Convenzione Internazionale del 1989). Il figlio è frutto d'amore e ha diritto all'amore (dal Preambolo della Convenzione Internazionale del 1989) e questo i genitori lo devono tenere a mente in caso di separazione o divorzio, senza arrivare a casi estremi come la PAS. I genitori non devono causare dolore: "Chi provoca il pianto dei bambini non sarà perdonato. Ogni bimbo che nasce è una morte nuova sotto il cielo, è una strada possibile che il male può percorrere. [...] Ma il pianto di un bambino è un assoluto" (la scrittrice Mariapia Veladiano [8]). I genitori devono, però, educare al dolore (o, meglio, alla sofferenza che è un modo di offrire se stessi e quindi una forma d'intima solidarietà) che è una componente dell'amore, di ogni amore, della vita. Anche perché "non esiste educazione che non provochi ferite" (il teologo tedesco Anselm Grun). In tal modo "si prepara appieno il fanciullo ad avere una vita individuale nella società" (dal Preambolo della Convenzione Internazionale del 1989), "si prepara il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita" (dall'art. 29 lettera d Convenzione Internazionale).
I genitori, e in generale gli educatori che partecipano della genitorialità che non è generare figli ma generare vita, devono ricordare: "Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli" (il pediatra e poeta polacco Janus Korczack).
"I vostri figli non vi ricorderanno per le cose materiali che avete loro fornito, ma per la sensazione del vostro affetto" (lo statunitense Richard L. Evans).
NOTE
1) A. Miller, "Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé", Torino, Boringieri, 1999, pp. 16 e ss.
2) A. Phillips, "I no che aiutano a crescere", Feltrinelli, 2003.
2) D. Elkind, "Legami che stressano", Armando Editore, 1999, p. 198.
4) G. Pietropolli Charmet, "Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli", Editori Laterza, 2012.
5) P. Durrande, "L'arte di educare", Ed. Qiqajon, marzo 2012.
6) E. Bach, "Guarire se stessi" (nel capitolo V "L'educazione, una premessa verso la salute e la libertà"), 1931.
7) V. Moraldi, "Figlio di sua madre. Il legame speciale tra madre e figlio maschio e le sue distorsioni", Urra Edizioni, ottobre 2012.
8) M. Veladiano, "Il tempo è un Dio breve", Einaudi, 2012.
copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 2, febbraio 2013

