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Gli esordi della mediazione familiare in Francia e differenze con l'Italia - Seconda parte

Grazie alla sinergia francese, un'altra pietra miliare nel conseguimento di una definizione unitaria a livello europeo del significato di mediazione familiare è posta a Marsiglia nel 1997 con la costituzione del Forum Europeo per la formazione e la ricerca in mediazione familiare, che è un'associazione composta da più di 75 centri di formazione di sette Paesi d'Europa (il Forum Europeo fa parte del “World Mediation Forum”, fondato nel 1993 e promotore di congressi internazionali di cui il terzo si è svolto in Italia nel 2000).
Anche in Francia, come in Inghilterra, è riconosciuta l'automediazione, inscritta nello statuto ontologico della persona.

Ciò che distingue la Francia dagli altri Stati europei, e in particolare dall’Inghilterra e dall’Italia, è che la mediazione è intesa come dimensione culturale e sociale. È l'attualizzazione del motto "Liberté, égalité, fraternité" elaborato durante la Rivoluzione francese e che oggi si trova sulle facciate dei palazzi di giustizia. In modo particolare la fratellanza sta a significare che la giustizia ha come obiettivo la riconciliazione sociale.
La mediazione è espressione di una giustizia più moderna, una giustizia nuova; in francese è usato un termine “proximité” che significa “viciniorità, confinanza, familiarità”, quindi è più conforme al significato etimologico latino e a quello cristiano e non corrisponde alla traduzione italiana “prossimità, vicinanza”. Il lessico francese, per certi versi, si rivela più sensibile di quello italiano come anche nella denominazione delle parentele familiari in cui, per esempio, la suocera è la “belle-mère” e non si ha quella distanza anche terminologica tipica della cultura italiana. Il termine “proximité” è più eloquente per definire un tipo di giustizia a diretto contatto con il cittadino, per evocare in fondo l'idea della viciniorità nei suoi molteplici aspetti:

  • la viciniorità geografica (basti pensare all'elevato numero di centri di mediazione in Francia per coprire le esigenze del territorio in modo capillare);
  • la viciniorità temporale (di norma la mediazione familiare dura dodici sedute distribuite in tre mesi mentre un processo civile è di durata non prevedibile);
  • la viciniorità emotiva, imparzialità nella mediazione non significa indifferenza e rifiuto del contatto ma trasparenza e costruzione di un luogo di comunicazione diretta;
  • infine la possibile viciniorità stessa tra le parti. Una giustizia prossima è anche una giustizia che si preoccupa di ridurre le distanze tra i disputanti. Uno degli sforzi ineludibili dei prossimi anni sembra proprio essere quello che pieghi la giustizia verso una restituzione della parola ai litiganti e in particolare verso la persona (e non semplicemente parte in causa) debole.

La mediazione familiare, pertanto, non tende a costruire un ponte, come si suol dire, ma a fare da catalizzatore; facendo un gioco di parole col prefisso con- si può dire che mira a mettere al confino la conflittualità e a ristabilire un confine, un contatto tra le persone per farle convergere verso un condiviso progetto.

Ciò che differenzia la Francia dall’Italia è la matrice culturale. In Francia già nel 1929 esisteva una scuola dei genitori e degli educatori, mentre in Italia si è stati lungamente legati all’immagine descritta dal giurista Arturo Carlo Jemolo (1891-1981) “la famiglia è un’isola che può essere solo lambita dal mare del diritto” e, dunque, da qualsiasi intervento. Cultura così radicata che ha portato alla definizione della famiglia con un ossimoro nell’art. 29 della Costituzione, ad una lenta evoluzione giuridica con la riforma del diritto di famiglia nel 1975 e l’abrogazione del delitto d’onore solo nel 1981.
Mentre in Francia la mediazione familiare ha un’apertura, una “vocazione”, una dimensione internazionale, in Italia, dove comunque la mediazione familiare ha più un orientamento minorile (in maniera conforme a quanto previsto nella Premessa della Recommandation R (98)1 del 1998 du Comité des Ministres aux Etats Membres du Conseil de l’Europe sur la médiation familiale), essa continua ad essere “regionale”, non solo nel senso che se ne occupa prevalentemente la legislazione regionale, ma nel senso di sviluppo, di rete e anche di contrapposizione tra scuole di pensiero (per esempio tra Milano e Bari).
L’Italia è ormai nota per la sua litigiosità sociale che porta ad una conflittualità anche tra gli esercenti le varie professioni, come manifestato dopo l’emanazione della normativa sulla mediazione civile.
Anche se tra Francia e Italia in campo giuridico non vi sono diversità (nel senso di “divergere, volgere in opposta direzione”) ma differenze (nel senso di “portare da una parte all’altra”) perché entrambe facenti parte dell’area del “civil law” di matrice giusromanistica e napoleonica, quello che manca alla mediazione familiare in Italia è, ancor prima della definizione legislativa, la sua dimensione socio-culturale.