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Il deficit psicofisico

Nel considerare i soggetti affetti da handicap psicofisico occorre riferirsi a diverse tipologie di disabilità (down, x-fragile, ritardo mentale lieve, medio, grave, epilettico, autistico, affetti da sindrome di West, di Turner ...). In questa sede si cercherà di delineare le linee comuni che riguardano il deficit intellettivo, connotando qualche aspetto specifico in ordine alle tipologie più ricorrenti.

 

DOMANDE CHIAVE



a) come il soggetto conosce la realtà?

Il deficit e/ o l'handicap cosa consente o non consente al soggetto?


Il dato più rilevante che si riscontra con soggetti affetti da deficit mentale sembra essere l'eccessiva lentezza pigrizia che manifestano nelle loro azioni.

Secondo Lewin (1) questo è dovuto ad una carenza di tipo energetico, che si esprime anche in una sorta di non elasticità e flessibilità a cogliere ad esempio somiglianze e differenze, ma piuttosto a determinare rigidamente categorie fisse e immutabili. Inoltre "ad un sincretismo cognitivo corrisponde rigidità motivazionale e comportamentale" (2).

Per Vygotskij, i rapporti fra le carenze affettive e quelle cognitive assumono significato e ciò trova giustificazione nel fatto che l'affettività dipende dall'intelletto e viene diversamente controllata a seconda delle caratteristiche del pensiero del soggetto. Per questo infatti il soggetto down non adeguatamente educato, non è affettivo ma affettuoso. La conquista dell'affettività per il down è una disposizione da raggiungere.

Nei confronti della realtà il soggetto con handicap psichico è facilmente compromesso nelle sfere sensopercettive; pensiamo al soggetto autistico cui è precluso il mondo normale dei contatti umani, ma è solo disponibile un mondo di isolamento, un 'suo' mondo dove è difficile entrare se non si usano gli stessi codici e le stesse chiavi.

Analogamente il soggetto gravemente ritardato potrebbe non avere integri i canali sensopercettivi a livello o di organi, o di terminazioni nervose o di aree corticali preposte. Vive così senza contatto o senza sapere di averne, per non parlare della percezione del sé a volte postulabile solo come meta d'arrivo.

L'approccio a questi mondi così lontani o così misteriosi sembra essere solo quello del contenimento, del lasciarsi guidare dal soggetto stesso, del cercare di "capire" noi, i sistemi e le carte stradali per camminare su queste strade accidentate e sconosciute. E' la situazione dell'educatore che presta il proprio corpo come mediatore tra il soggetto e la realtà che filtra le situazioni e semplifica le dinamiche cognitive e relazionali.

b) il soggetto quali vicarianze attiva o potrebbe attivare?


Nelle situazioni in cui vi è alterazione sensopercettiva secondo modalità di ipo o di iper rumore bianco (3) si tratterà di attivare in forma più o meno integrata tutte le capacità residue; il problema diventa quello della consapevolezza e della volontà di attivare le forze integre minate dal quadro generale che risulta, spesso, confuso o inefficiente.

L'educatore rileva tali prestazioni, le codifica ed attiva percorsi di intervento che prevedono esercizi, anche simili, volti al consolidamento di quanto l'alunno ha appreso, senza mai rasentare l'addestramento e lo stress da coercizione.

Il limite tra la proposta ben accettata e il rifiuto per scarsa energia (pigrizia indotta) è, a volte, molto debole; spesso occorre tendere a stimolare e quasi obbligare il soggetto a prendere decisioni e a svolgere le attività; sarà compito dell'educatore cogliere il giusto momento, conoscere e valutare attentamente quanto costano le sue richieste anche in termini di volontà e di libertà, comunque da riconoscere al soggetto.

c) che cosa è importante per la sua crescita?


Per il soggetto affetto da deficit mentale risulta fondamentale la conquista dell'autonomia personale e sociale. Nella misura in cui riesce ad organizzare la sua persona e il suo territorio, riesce anche ad essere meno dipendente dall'altro e ad instaurare approcci più completi con la realtà stessa.

d) come facilitare:

la relazione


In presenza di un handicap psichico, il rapporto con gli altri e con gli oggetti, spesso, può risultare alterato; il soggetto autistico, ad esempio, sembra vivere in un mondo avulso dai contatti, mentre un soggetto affetto da sindrome di Down assume frequenti atteggiamenti di affettuosità, di apertura, di contatto con l'altro. Nella prima realtà (autismo) si tratterà di entrare in 'empatia' con il bambino, di comunicare con lui attraverso le sue modalità (dondolio, linguaggio, ritmi, suoni...); nel secondo contesto (down) occorrerà attivare strategie di contenimento e orientare il bambino verso la conquista di una affettività più matura.

la coscienza e l'accettazione di sé


Pervenire alla costruzione dell'immagine e della rappresentazione di se, sono le disposizioni principalmente da considerare in presenza di compromissione psichica. Il percorso è particolarmente difficile per i soggetti affetti da ritardo mentale grave e da alterazioni, ad esempio, nella sfera spazio-temporale. L'attività psicomotoria stimola questi processi, come anche, la musicoterapia e anche la realizzazione di attività di drammatizzazione.

la memoria, la comprensione e la produzione


Il danno mentale compromette in particolare modo la costruzione di processi razionali di rilievo; anche semplici risultati ottenuti di recente possono essere soggetti a decadimento mnemonico e ad oblio (es. sindrome di West); quando non a effettive impossibilità di 'mandare' a memoria i dati percepiti e/ o elaborati. In questo settore sono in gioco le variabili inerenti la tipologia del danno cerebrale.

Le strategie da attivare prevedono una certa costante di metodo per promuovere e 'fissare' le abilità, senza sconfinare nello stereotipo che dà sicurezza ma non aiuta a migliorare. Il confine tra la proposta che si ripete e l'attività nuova, è assai labile e delicato; giocano a favore sia la scelta di tecniche adeguate, sia, soprattutto, l'instaurarsi di relazioni positive e rassicuranti per il soggetto stesso.


Note:

 

(1) K. LEWIN, Teoria dinamica della personalità, Giunti Barbera, Firenze, 1935

(2) R. VIANELLO, Insufficienza mentale e sviluppo della personalità, in "L'educatore", Fabbri Ed., 1\11, n° 4, 1990/91, p. 46

(3) Le alterazioni del sistema sensoriale possono prevedere:

  • iper sensorialità: si ha una quantità elevata di ricezione del messaggio sensoriale (passano troppi dati);
  • ipo sensorialità: si assiste al passaggio di pochi dati; il messaggio sensoriale è debole;
  • rumore bianco: si tratta di interferenze sensoriali interne al soggetto (sensazione di fondo), le quali diminuiscono o/e alterano la capacità di comunicare col mondo esterno. Cfr. V. DANIELSKI, Il tuo bambino non può aspettare, Matteo Ed., Dosson, Trento, 1982.

Pubblicato in "Handicap e Scuola elementare - Progettare l'integrazione", Ed. La Scuola, Brescia, 1997, pp. 112-115. Al 31 ottobre 2000 il volume risulta esaurito.

Lo studio è pubblicato sul sito per gentile concessione dell'autore.