- Categoria: Farsi un'idea sulle disabilità
Il deficit uditivo
E' necessario premettere che l'audioleso non è un insufficiente mentale (tale era considerato: psicotico, ritardato); non è un afasico sensoriale; non è un afasico motorio.
Questo non vuol significare assenza di scompensi funzionali, indotti negativi, a livello centrale (aree audiolinguistiche e motoriolinguistiche); essi compaiono se non vi sono prevenzione alla sordità e precoci piani di intervento di terapia uditiva protesica, comunicativa, articolatoria, linguistica, culturale e scolastica.
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DOMANDE CHIAVE |
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a) come il soggetto conosce la realtà? Il deficit e/ o l'handicap cosa consente o non consente al soggetto? |
"La povertà uditiva non favorisce un pieno controllo dell'ambiente in cui vive l'audioleso il quale avrà scarsa e superficiale esperienza del mondo, rigidità comportamentale rispetto alle nonne sociali, inclinazione all'isolamento o all'ostilità nei confronti della società"(1). La deprivazione sensoriale uditiva compromette, come aspetto più rilevante, il piano della comunicazione. Per partecipare alla vita comunitaria ben presto il sordo impara a sviluppare l'intelligenza visiva che si avvale del linguaggio gestuale per comunicare, dopo aver spesso, trascorso vissuti di isolamento e di frustrazione (2). Il fatto di non sentire, priva il soggetto dell'acquisizione spontanea del linguaggio verbale e contestualmente può alterare, se non adeguatamente educato, la formazione degli schemi di adattamento che assecondano la maturazione e lo sviluppo della persona. Per questo, la costruzione dell"'io" trova più difficoltà ad emergere e ad organizzarsi. "Il processo di denominazione, cioè il riconoscere le cose attraverso il loro nome, che nel normo-udente, avviene in modo naturale, nel sordo presenta difficoltà particolari, poiché ogni azione ed ogni oggetto gli vanno specificatamente denominati" (3). "Il sordo rimane in genere ancorato alla parola di maggiore uso o a quella la cui semantica ha interiorizzato per prima" (4). Ad esempio per i termini che acquistano significati diversi a seconda del contesto e cotesto in cui sono inseriti, l'audioleso ha difficoltà ad attivare processi di tipo astrattivo che costituiscono l'apparato concettuale del linguaggio stesso. Ciò sarà più difficile nello scritto poiché non può avvalersi della componente analogica della comunicazione orale. Pervenire all'astrazione rappresenta una difficoltà rilevante. L'utilizzo indiscriminato solo della lingua dei segni (LIS), come qualcuno sostiene (5), non consentirebbe al sordo di appropriarsi del potere astratto caratteristico del genere umano, che si basa sull'uso della parola come veicolo principale, anche se non assoluto, di comunicazione. In realtà l'uso combinato di parole e gesti favorisce uno sviluppo linguistico-verbale superiore di quello raggiunto tramite la sola educazione che privilegia uno dei due metodi quello orale o quello gestuale. |
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b) il soggetto quali vicarianze attiva o potrebbe attivare? |
"L'isolamento sensoriale diviene isolamento comunicativo con conseguenze dirompenti sul comportamento quali: l'irrequietezza, il disagio, l'instabilità, l'ansia, la paura, l’incomunicabilità" (6). L'audioleso se non usufruisce di interventi precoci, può rischiare di interiorizzare la realtà in modo distorto. E' chiaro che la modalità di contatto e di conoscenza del mondo avviene, per il sordo, prevalentemente attraverso la vista, che gli consente di prendere coscienza sia del movimento, sia della appartenenza dell'oggetto all'ambiente. E' importante creare le condizioni necessarie a potenziare questa abilità visiva nel canale comunicativo attraverso la labiolettura che integra l'informazione uditiva selettiva senza tuttavia trascurare l'attività di imitazione verbale poiché rappresenta la base per produrre il linguaggio orale. |
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c) che cosa è importante per la sua crescita? |
Una diagnosi precoce e la scelta di interventi mirati allo sviluppo dell'ascolto e della produzione orale possono permettere che l'audioleso inizi a strutturare immagini mentali avendo come punti di riferimento il linguaggio anche verbale. Saranno importanti:
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d) come facilitare: la relazione e la comunicazione |
Si attribuisce facilmente al sordo l'incapacità di essere sociale, di integrarsi nel mondo degli udenti, quasi che ne avesse una colpa, senza cercare di sconfiggere il "muro" della sordità (non solo organica) tra lui e noi. "A volte, l'incapacità di mettersi in relazione con le modalità proprie dei normo-udenti, la difficoltà di comprendere gli altri, il disorientamento spazio-temporale, i frequenti problemi esistenti nel nucleo familiare, facilitano l'insorgenza di turbe del carattere fino a sfociare in degenerative forme di nevrosi e di psicosi" (8). "Mettere l'audioleso, specie se grave, nella condizione ottimale di poter capire e comprendere ciò che avviene attorno a lui, significa fornirgli la possibilità di partecipare e di comprendere fino in fondo la sua identità personale ed il consequenziale ruolo sociale"(9). Facilitare la relazione, dunque, vuol dire costruire un ambiente sociale attento e disponibile a comunicare con l'audioleso. Imparare ad ascoltare, d'altra parte è prerequisito essenziale ad una comunicazione efficace ed efficiente. Si tratterà per l'educatore, di intervenire sui canali e sui codici comunicativi, rafforzando quelli già in possesso e proponendone altri di nuovi per rendere il linguaggio dell'audioleso sempre più comprensibile agli interlocutori; di farsi intermediario tra l'audioleso e gli altri utilizzando mezzi e codici diversi nei messaggi per renderli comprensibili (10). Inoltre, anche se la società è fondata sull'uso in prevalenza del verbale, della lingua parlata è necessario pervenire ad una dimensione consapevole di comunicazione totale che presume un reciproco scambio di idee, di pensieri mediante gesti, parole, con la musica, con il corpo, con la tecnologia anche la più sofisticata. |
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la coscienza e l'accettazione di sé |
Innanzitutto è necessario togliere l'audioleso il più presto possibile dal mondo di silenzio in cui vive. Ciò avviene se si accetta, noi per primi, il suo deficit uditivo e si pongono in atto quelle misure (protesizzazione) che lo aiutano a superare il suo stato. La famiglia e la scuola svolgono un ruolo attivo e determinante nella costruzione dell'autostima del bambino. Nella misura in cui egli si sente accettato e vede che il suo deficit gli consente di interagire positivamente avrà una accettazione di sé e del suo limite. Anche l'impegno quotidiano per il recupero del linguaggio e per acquisire le tecniche di comunicazione, avrà allora più facilmente esito positivo. Il clima relazionale e di accoglienza sono fondamentali nella gestione delle risorse umane e nell'uso di tecniche anche riabilitative che si attivano; la risposta dell'ambiente di fatto condiziona non solo il vissuto del singolo soggetto, in questo caso, dell'audioleso, ma influenza anche i vissuti di tutti, famiglie comprese. Le protesi, ad esempio, vanno accettate da tutti i familiari nonché da coloro che sono impegnati anche nel compito di sostegno psicologico all'audioleso che deve imparare ad usare le protesi acustiche fino a considerale parte integrante di se stesso. |
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l'autonomia |
Il percorso dalla dipendenza all'autonomia tende ad essere più lungo per il soggetto affetto da sordità. La scarsa fiducia che gli adulti gli concedono, favorisce questo rallentamento e, a volte, si assiste ad episodi di aggressività o di nervosismo che denunciano, da parte dell'audioleso, una mancata opportunità di 'fare da solo' o ad atteggiamenti di delega per comodo. E' importante, invece, stimolarlo ad assumere le proprie responsabilità, a non commiserarsi a reagire alle situazioni conflittuali secondo strategie che privilegiano razionalità e competenza. Anche l'atteggiamento autonomo è costruito attorno alla stima di sé e al senso di sicurezza acquisito mediante esperienze positive, di effettiva realizzazione. |
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la memoria, la comprensione e la produzione |
La costruzione e la strutturazione del linguaggio simbolico-astratto rappresenta per l'audioleso la disposizione 'principe' da raggiungere. Alcuni prerequisiti da osservare in campo rnetodologico sono:
arricchire la frase di contenuti semantici, perché si formino nell'audioleso strutture superficiali (sintattiche) corrette (16), mediante il continuo confronto e la relazione con i soggetti normoudenti. |
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Note:
(1) S. ZATELLI, Psicopedagogia dell'audioleso, Omega, Torino, 1991, pag. 24
(2) Cfr. P. GASPARI, Il labirinto dell'handicap, Giunti Lisciani, Teramo, 1990, pag. 156
(3) R. GIOBERTI, Bambini in difficoltà nella famiglia e nella scuola, Marino Fabbri ed., Roma, 1979, pag. 93
(4) A.R. NOCI FRANCESCHINI, Sordità e diagnosi funzionale, in G. PESCI (a cura di), Diagnosi funzionale, Armando, Roma, 1988, pag. 110
(5) Esistono le posizioni controverse del metodo orale e del metodo mimico-gestuale. ""Oggi il tono di certi esperti esprime bene l'inutilità della polemica sui vantaggi rispettivi del linguaggio orale e di quello mimico-gestuale. ….In realtà la parola normale inizia dove il gesto della mano non può proseguire. "P .GASPARI, Il labirinto dell'handicap, Giunti Lisciani Teramo, 1990, pag. 158. V. DI BLASIO, Il sordo nella scuola dell'obbligo oggi.' la situazione, in AIES (a cura di), Il sordo dopo la scuola dell'obbligo oggj, Atti del XXXIV Convegno Nazionale di Aggionamento: S.Giovanni Rotondo, 28/8-2/9, MO, 1988 classifica i sistemi linguistici in tre tipologie:
1. I sistemi verbali. cioè il metodo orale puro (codificato da Heinicke nel 1778), in seguito integrato mediante:
- dattilologia (metodo Bonet del 1620 poi Rochester nel 1876);
- metodo audiofonetico (strutturato da Ewing nel 1954, da Van Uden nel 1962 e da Protico nel 1974) consistente in labiolettura ed articolazione;
- il metodo verbo-tonale (ideato da Guberina nel 1955);
- cued speech (proposto da Cornett nel 1967).
2. I sistemi non verbali, che utilizzano la mimica:
- il sistema dei segni metodici dell'abate De L'Epéé (1776)
- il sistema delle lingue dei segni nazionali come l'ASL (America Sign Language) e la LIS (Lingua Italiana dei Segni);
- la prospettiva di creare una Lingua Internazionale dei segni ed un Vocabolario internazionale dei segni (Federazione Mondiale dei Sordi, 100 Congresso della FMS, Helsinki, 1987).
3. I sistemi misti:
- metodo combinato (gesto accompagnato dalla parola), sostenuto da Gallaudet nel1880 al Congresso Nazionale di Milano;
- comunicazione totale: parlare e contemporaneamente segnare e fare uso della dattilologia;
- il metodo bimodale, usa insieme parola parlata e gesti codificati (fusione del metodo orale con il linguaggio mimico-gestuale).
(6) S. ZATTELLI, Psicopedagogia dell'audioleso, Omega, Torino, 1991, pag, 35.
(7) R. GIOBERTI, Bambini in difficoltà nella famiglia e nella scuola, Marino Fabbri ed. Roma, 1979, pag. 98.
(8) P. CASPARI, Il labirinto dell'handicap, Giunti Lisciani. Teramo, 1990, pag. 140.
(9) Ibidem, pag. 142.
(10) Ibidem, pag. 140.
(11) Cfr. A. DE FILIPPIS. Sordità o pseudo-demenza?, in E. CARACCIOLO, F. ROVETTO (a cura di), Handicap. Nuove metodologie per il ritardo mentale, Franco Angeli, Milano, 1988, pag. 325.
Pubblicato in "Handicap e Scuola elementare - Progettare l'integrazione", Ed. La Scuola, Brescia, 1997, pp. 112-115. Al 31 ottobre 2000 il volume risulta esaurito.
Lo studio è pubblicato sul sito per gentile concessione dell'autore.

