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Il deficit visivo

Pur sapendo che il deficit visivo comporta diverse patologie e numerosi gradi di efficienza visiva, dalla cecità totale all'ipovedenza minima, si farà riferimento al non vedente come soggetto esemplificativo.

 

DOMANDE CHIAVE



a) come il soggetto conosce la realtà?

Il deficit e/ o l'handicap cosa consente o non consente al soggetto?


Per il normovedente la percezione della realtà avviene secondo i processi di

SINCRESI -> ANALISI -> SINTESI

Ad esempio: il bambino che vede percepisce una stanza con 'un colpo d'occhio' nel suo insieme, anche se in modo confuso; poi analizza le varie componenti: oggetti, cose, persone, movimenti ..., e si forma uno schema mentale rappresentativo della realtà percepita. Il videoleso opererà fin dall'inizio una esplorazione analitica dell'ambiente mediante l'uso del tatto e degli altri sensi, per poi giungere ad una rappresentazione mentale sintetica che vede unito l'insieme delle parti in precedenza analizzate. Quindi il procedimento di conoscenza avviene per

ANALISI --> SINTESI (1)

b) il soggetto quali vicarianze attiva o potrebbe attivare?


Normalmente i sensi intervengono in modo coordinato nel leggere e nello strutturare la realtà (2). Anche nel non vedente avviene questo. Tuttavia per il videoleso si tratta di attivare in forma complementare i sensi residui e se è vero che il tatto e l'aptica (3), rappresentano le modalità privilegiate, occorre il contributo consapevole degli altri sensi ed in particolare dell'udito per pervenire alla costruzione di nuovi concetti.

"Il toccare deve essere supportato dai sensi vicarianti perché la formazione del concetto può avvenire in termini precisi solamente con quella multimedialità che si apre come una porta sul conoscere che a sua volta è tale... solo nella misura in cui consente di usare gli apprendimenti già acquisiti in ambiti nuovi."

Il videoleso dunque dovrà imparare a mediare dall'ambiente tutte le informazioni e a collegarle tra loro in una attività di organizzazione dei dati ed operare quindi i transfer cognitivi ed affettivi appropriati.

c) che cosa è importante per la sua crescita?


Il videoleso, in genere si presenta come una persona tranquilla, tendenzialmente poco propensa a muoversi, e con scarsa curiosità verso il mondo, spesso vissuto in forma ostile condizionato dagli adulti ("stai fermo", "attento!", "puoi cadere", "ti farai sicuramente male se tocchi!") un ambiente domestico e successivamente scolastico, che lo iperprotegga rappresenta il pericolo più pesante di condizionamento che limita in modo forte la crescita del videoleso al quale, invece, occorre offrire le opportunità di:

- muoversi e di esplorare tutto l'ambiente circostante, favorendo le numerose strategie di conoscenza che accompagnano la ricerca consapevole e mirata;

- coordinamento posturale e orientamento nello spazio;

- utilizzare le strategie di manualità fine (uso della mano);

- costruire una personalità socievole e solidale verso gli altri (tener conto dei vari punti di vista e delle regole di vita sociale) superando il senso fortemente egocentrico che spesso accompagna il videoleso adulto.

d) come facilitare:

la relazione


È importante considerare il forte legame che si instaura tra il videoleso e la madre (il periodo simbiotico è più lungo rispetto al normovedente) e successivamente con altre persone dovuto al frequente contatto fisico (accompagnamento) cui è costretto.

Gli interventi educativi devono essere finalizzati ad un corretto modo di comunicare e di relazionarsi con l’altro: non "tutto è dovuto" ma "cosa posso e devo fare da solo?" I meccanismi di dipendenza, spesso, sono "coltivati" da entrambi le pani e in forma inconsapevole. Si facilita la relazione nella misura in cui si rende l'altro libero e consapevole. Occorre dunque preoccuparsi di sviluppare le disposizioni relative alla coscienza e all'accettazione di sé.

la coscienza e l'accettazione di sé


Si tratta di un percorso lungo e difficile, anche per i normovedenti; giocano a questo livello le possibilità di esperienze che al soggetto sono state permesse e soprattutto di quelle positive. Il vissuto di rimando da parte dei genitori e la qualità della conquista del mondo da parte del videoleso determinano e condizionano la costruzione, sul piano affettivo-relazionale, del sé e l'accettazione del proprio limite.

A livello cognitivo saranno importanti le esperienze di conoscenza ed appropriazione dello schema corporeo e la costruzione della rappresentazione del proprio io. La coscienza della propria identità, caratterizzata, in questo caso dal non vedere, matura in un contesto che considera le potenzialità, le disposizioni da raggiungere piuttosto che i limiti e i problemi insiti nella condizione di cecità o ipovedenza; sono atteggiamenti e convinzioni mediati dagli adulti e dalle persone che accompagnano il videoleso lungo l'arco della sua vita e che gli possono rimandare un'immagine positiva di se stesso.

L'accettazione di sé, dunque, avviene più facilmente nella persona che è autonoma, indipendente per quello che le è possibile; che vive serenamente il deficit, che valorizza le qualità positive che possiede e le potenzia, che è disponibile a "lasciarsi aiutare" nel capire e nel conoscere le proprie reali capacità, che è grado di creare (4) un equilibrio tra ciò che si offre e ciò che si richiede, rendendosi amabile e integrato.

l'autonomia


Anche la conquista dell'autonomia richiede un cammino lungo e difficile, in gran parte subordinato alle opportunità educative offerte al videoleso. Una autonomia cosciente e responsabile si raggiunge attraverso una maturazione del senso di sicurezza personale che avviene grazie anche alla qualità delle esperienze positive effettuate. Per facilitare questa conquista occorre attivare tutte quelle disposizioni che dal piano personale (lavarsi, vestirsi, mangiare...) giungono alla volontà di autoaffermazione delle proprie idee e delle proprie azioni come atti unici e non delegabili.

la memoria


E' un pregiudizio da sfatare che il non vedente possegga o sia dotato di una memoria straordinaria ed eccezionale. Anche le sue abilità mnestiche vanno potenziate e occorre far uso delle strategie di recupero, rievocazione e rielaborazione delle esperienze e dei concetti al fine di pervenire ad un uso corretto e strutturalmente organizzato del proprio tessuto cognitivo ed affettivo. la comprensione e la produzione

La comprensione e la produzione


E' comunemente facile ritenere che il non vedente "procede alla cieca", per tentativi ed errori; invece egli è capace di organizzare strutturalmente e funzionalmente i dati di realtà per una attività immaginativo-rapprese che gli consente di acquisire comportamenti cognitivi ordinati sistematicamente (5).

Facilitare la comprensione non significa semplificare, ma attivare strategie diverse (ad esempio: analisi, riflessione, sintesi, ripetizione, ...) per rinforzare la risposta positiva che si presenta a volte di difficile. La produzione tiene conto degli aspetti strutturali legati all'uso di particolari strumenti non solo di pensiero, ma anche operativi in senso stretto; utilizzare il registratore e superare quindi i tempi lunghi della scrittura, potrebbe essere di aiuto in particolari momenti dove lo scopo, ad esempio, non è tanto il controllo dello scritto ma l'espressione del pensiero e del concetto. Questo suggerisce all'insegnante l'uso di strumenti adeguati per offrire all'alunno la possibilità di espressioni diverse e superando l'uso continuo e indiscriminato del "solito" mezzo o strumento di lavoro.


Note:

(1) Si è parlato del processo di conoscenza della realtà in riferimento alle fasi iniziali, a come avviene la lettura del mondo circostante per il videoleso. È chiaro che con la crescita il videoloeso farà costante riferimento alle esperienze pregresse e attiverà processi di conoscenza centrati sull’economia di temi e situazioni. S. SALMERI, La minorazione visiva, C.U.E.C.M., Catania, 1992 a pag. 17 dice: "E’ l’orizzonte pre-cognitivo che consente al non–vedente un’istantanea immagine globalizzante delle realtà e solo in un secondo momento la verifica, confermandola o meno, attraverso l’analisi" e M. MAZZEO, Il bambino cieco. Introduzione allo sviluppo cognitivo, Anicia, Roma, 1988, a pag. 60: "…le funzioni di immaginazione e di rappresentazione assumono un ruolo cardinale nell’attività cognitiva del bambino cieco, in quanto costituiscono una mediazione preziosa ed insostituibile allo scopo di organizzare efficacemente le sue possibilità di orientamento percettivo-motorio."

(2) Cfr. N.O'CONNOR - B.HERMELIN, Linguaggio e pensiero nel subnormale grave, Armando, Roma 1976

(3) G. REVESZ chiama percezione aptica quella determinata dalle impressioni tattili intendendo il tatto in movimento; mentre nel privo della vista la percezione aptica è allo stato puro, nel vedente essa collabora sempre con la vista. Cfr. E TIOLI, I processi cognitivi nel minorato della vista, Tipografia Veronese, PD. 1981

(4) M. MAZZEO, Il bambino cieco. Introduzione allo sviluppo cognitivo, op. cit., pag. 62-63

(5) Ibidem, pag. 60-61


Pubblicato in "Handicap e Scuola elementare - Progettare l'integrazione", Ed. La Scuola, Brescia, 1997, pp. 112-115. Al 31 ottobre 2000 il volume risulta esaurito.

Lo studio è pubblicato sul sito per gentile concessione dell'autore.