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Una relazione educativa - Seconda parte

Per quasi tutto l’anno scolastico Luca ha avuto bisogno di un amico che andasse a prenderlo a casa al mattino per accompagnarlo a scuola. Mi parla di un “assillo della mamma” che dura fin tanto che lei non esce di casa: “più lei mi dice di andare a scuola, più io non lo faccio, per cui dopo essermi alzato torno a letto”. Riguardo il vissuto scolastico al risveglio dice: “sento la scuola come un peso e non voglio andare, non la voglio affrontare…ma come viene l’amico riesco ad andare, ragiono e mi dico ‘via, ora vado’”.

Mano a mano che la nostra relazione s’infittisce riesco a comprendere il perché della sua forte necessità di trovare uno spazio ed un tempo che siano una volta suoi. Difficile per me è stato addentrarmi con la massima discrezione nel suo universo di interessi, tanto da farli diventare, una volta avvicinatomi, anche miei.

A Luca interessano vari generi musicali che spaziano dalla musica progressiva degli anni settanta, trasmessagli dal padre, a quella classica, passando per quella contemporanea che ama ballare quando si trova in discoteca con gli amici. Inoltre, segue molta cinematografia italiana e straniera che è solito andare a vedere sempre in compagnia. Sono esperienze queste che porta gelosamente con sé e di cui mi parla durante le sedute. Egli vive tutto ciò che gli interessa con un carico emotivo che va ad intaccare ed a riempire quei vuoti lasciati dal clima quotidiano che esula da tali circostanze.

Così abbiamo lavorato sulla visione di alcuni film che, grazie alla loro forza evocativa, hanno permesso a Luca di far emergere in lui immagini, considerazioni, valutazioni ed emozioni. Appunto, lui me ne parla con particolare enfasi ed investimento emotivo. Scorgo nei suoi racconti di quei film, dinamiche di identificazione e di proiezione che hanno un carattere più emotivo che razionale. Come nel vissuto suscitatogli dal film “Il pianista”, dove, dietro la mia proposta di disegnarne l’immagine a lui più cara secondo la sensazione dominante, riesce a rappresentare con la matita la scena finale, descrivendola così: “Il pianista suona impaurito per il generale tedesco. E il generale ascolta sbalordito la sua musica accanto alla porta”, e aggiunge ”mi ha colpito molto il gesto del generale nei confronti del pianista”.

Questo tipo di lavoro si è potuto proporre anche attraverso la rievocazione delle sensazioni di Luca nell’ascolto dei suoi brani musicali prediletti, perché densi di contenuti a lui vicini. In una seduta egli disegna ciò che l’ha colpito di una canzone del Banco del Mutuo Soccorso, intitolata “Canto nomade di un prigioniero politico”, in cui raffigura, nel mezzo di un paesaggio rurale sorvolato da volatili e aeroplani, un uomo imprigionato. A questi accompagna una vignetta con scritto “io sono libero, il mio pensiero è libero”, e aggiungendo in calce al foglio “Il prigioniero politico incatenato anche se è in prigione ha un’idea libera. Il corpo è imprigionato, ma la sua mente è libera. Nonostante ciò egli riesce a vivere la sua anima, che è libera così come lo sono tutti gli esseri viventi”.

Nel disegno e in queste poche righe sembra di leggere proprio la sua situazione esistenziale, nella quale egli si vede imprigionato ma che sente di poter e voler aspirare a vivere con tutta la libertà che gli spetta. Luca mi fa percepire di desiderare egli stesso la libertà; mi parla di un uomo che “urla al mondo la sua libertà”. E’ la stessa libertà d’animo che Luca crede di avere dentro e che vuole conservare cara per poi riuscire a viverla un giorno.

Tornando alla nostra relazione educativa, ecco che essa da un inizio di matrice unidirezionale, si è spostata gradualmente in un dialogo a due, rispettando pur sempre i suoi spazi e tempi, non più fagocitanti ora, e permettendogli in tal senso di viversi sì come “primo attore” ma all’interno di una “scena” dialogica e quanto più vera.

La seconda direzione verso cui si è orientato l’intervento, relativa specificatamente al problema dello studio, mi ha permesso di conoscere le capacità organizzative ed oratorie del materiale appreso; l’atteggiamento mentale, cioè la predisposizione verso l’esaminatore, l’effetto di pensieri, immagini ed istruzioni autoriferite; la capacità d’autocontrollo del contro-transfert; le abilità d’affrontamento, gestione e superamento dell’interrogazione in classe.
In questa fase del percorso si è cercato quindi, attraverso la somministrazione di un questionario sulle abilità di studio (P. Zucconi, 1997), d’individuare tra le competenze prerequisite all’apprendimento e tradizionalmente richieste nel conseguimento del successo degli studi, quelle che in Luca sono deficitarie e quelle che costituiscono i suoi punti di forza. In tal modo è stato possibile ottenere una base-line a misura di Luca, in merito alla sua modalità d’apprendimento in classe, all’organizzazione domestica e alle strategie di fronteggiamento e superamento dell’esame. Una particolare attenzione è stata posta sull’acquisizione delle strategie di studio, sulle quali si è soffermata anche una studentessa universitaria che lo ha supportato nell’applicazione delle materie letterarie.

Luca, durante quest’ultimo anno scolastico, è riuscito ad ottenere, anche grazie all’aiuto offerto dalla relazione con gli insegnanti, un graduale miglioramento delle proprie performance meta-cognitive e un consolidamento nella sfera affettivo-relazionale, quindi un conseguente innalzamento delle valutazioni curricolari.
Quello che ho cercato di fare attraverso la relazione educativa è stato di tendere al raggiungimento del livello di sviluppo potenziale di Luca, o meglio, d’appurare se tale livello potrà essere raggiunto, sempre in vista dell’autonomia.

Quest’ultimo anno mi ha confermato questo poiché ho rilevato in Luca una forte spinta motivazionale al cambiamento, anche per quel che concerne la vita scolastica, che ora egli riesce a vivere con sufficiente serenità, pur sempre minacciata dalle temute valutazioni.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 2, Gennaio 2005