- Categoria: Devianze e Carcere
Scrivere di educazione
Il prodotto formale e “visibile” del lavoro dell’Operatore Sociale è il testo scritto della relazione. Ad essa si fa riferimento nelle comunicazioni tra i diversi Servizi Sociali (e tra i Servizi Sociali ed i loro Committenti Istituzionali) e rappresenta, sia per il singolo Operatore che la scrive (o i diversi operatori che insieme la stilano) che per il referente che la legge, il quadro sintetico di una storia e, di una serie di interventi che sono stati messi in atto per cercare di “modificare” questa storia.
Gli operatori sociali scrivono molto, ma si scrive forse troppo poco sul modo di scrivere degli operatori sociali.
Il presente, sintetico, contributo, vuole realizzare la descrizione della prassi, consolidata attraverso il confronto tra gli Operatori che insieme lavorano nello stesso Servizio, utilizzata per raccogliere informazioni e racconti di vita trasponendoli in forma scritta.
La relazione di sintesi redatta dagli Operatori del Centro di Prima Accoglienza è il prodotto di un lavoro di osservazione diretta e di raccolta di informazioni (circa le condizioni personali e sociali di un minorenne tratto in arresto dalle Forze dell’Ordine in flagranza di reato) realizzato dentro un Servizio della Giustizia Minorile dalle seguenti caratteristiche:
- 1. brevità del periodo di osservazione: la durata massima di permanenza di un minore in CPA è di ore 96;
- prossimità con l’evento reato: il minore viene condotto al CPA direttamente dalle Forze dell’Ordine, a seguito di un arresto determinato dalla flagranza di un comportamento deviante;
- esigenza “progettuale”: presso la sede del CPA si celebra l’Udienza di Convalida che è il primo atto formale dell’iter giudiziario. A seguito di detta Udienza verrà applicata (in caso di convalida dell’arresto) una delle ipotesi di misure previste dal codice di procedura penale minorile (articoli 20-23 DPR 448/88).
L’esigenza della completezza nel descrivere il quadro realistico delle condizioni del minorenne, con la precisa indicazione dei processi educativi in atto (art. 9 DPR 448/88 – Accertamenti sulla personalità del minorenne), si rapporta, in termini non sempre facili, con il vincolo temporale delle 96 ore, e con il vissuto psicologico della prossimità con gli eventi dell’arresto e dell’Udienza di convalida, assai pregnanti per il minorenne arrestato presso il CPA di significati ed aspettative.
La relazione è indirizzata soprattutto alla Magistratura (Procura della Repubblica per i Minorenni che ha “disposto” l’arresto del minore da parte delle Forze dell’Ordine e che avanza al GIP una proposta di misura da applicare al minore; e Giudice per le Indagini Preliminari, competente per la convalida dell’arresto, nella applicazione delle eventuali misure e responsabile dell’iter penale fino all’Udienza Preliminare).
Essa assume la forma di “relazione di sintesi” in quanto raccoglie, in un unico quadro d’insieme, gli interventi di figure professionali diverse (Educatore, Assistente Sociale dell’USSM, Psicologo), chiamate a realizzare sul minorenne in stato di arresto, ognuna per competenza e sapere professionale specifico, una osservazione ed una “rappresentazione” il più completa e condivisa possibile.
La vita del minore dentro il CPA è segnata da due eventi: l’arresto da parte delle forze dell’ordine, che ne costituisce il motivo iniziale, e l’Udienza di convalida davanti al GIP, che ne segna la fine.
Tra l’uno e l’altro di questi eventi il minore vive l’esperienza del CPA come un “contenitore”, che obbliga ad un periodo di “fermo” e ad una azione di confronto e chiarificazione con operatori specializzati (Agenti di polizia penitenziaria, Educatore, Animatori, Assistente Sociale, Psicologo, Medico) che hanno il compito di realizzare (proprio in funzione dell’Udienza di convalida) un report circa le sue condizioni esistenziali e sociali.
Nel realizzate tale quadro, oltre che dal rapporto diretto con il minorenne e la sua famiglia, gli operatori attingono informazioni anche da fonti diverse (USSM locale, altri Servizi della Giustizia Minorile, Servizi sociali del territorio, altri riferimenti del volontariato e\o del privato-sociale).
La relazione prodotta dagli Operatori del CPA si presenta quindi come il resoconto di una situazione di vita, con il preciso obiettivo di individuare la presenza e la consistenza delle seguenti condizioni:
- l’attualità di processi educativi (attività di studio e di lavoro),
- presenza di figure genitoriali,
- stile di vita ed impegni quotidiani socialmente accettabili.
La Relazione di sintesi infine cerca di leggere l’insieme delle condizioni e delle risorse osservate e rilevate “in chiave educativa”, evidenziando cioè potenzialità evolutive e progettuali, da poter attivare anche in caso di sottomissione ad una misura “cautelare o di controllo”.
Così la relazione in genere presenta questo schema di redazione:
- elementi indicativi del reato commesso (tipo di reato, forza di polizia che ha operato l’arresto, eventuali coimputati minorenni o maggiorenni, eventuali pendenze penali e brevi indicazioni circa gli esiti);
- informazioni sulla famiglia (genitori: età, lavoro, titolo di studio, convivenza dei genitori, fratelli, ambiente sociale e culturale);
- stile di vita del minore (studio, lavoro, gestione del tempo libero, legami affettivi, amicizie e frequentazioni);
- elaborazione personale circa il comportamento-reato agito (racconto dei fatti, significati descritti dal minore, eventuali “giustificazioni” e costrutti rielaborativi);
- indicazioni sintetiche circa l’osservazione del carattere e del comportamento in CPA (atteggiamento verso la struttura, verso gli Operatori, visite dei genitori, attesa di parenti ed amici);
- considerazioni progettuali (linee pedagogiche circa il proseguo dell’iter penale).
Nota conclusiva
Spesso la relazione di sintesi prodotta dal CPA, in quanto riferita ad un minorenne al suo primo reato e pertanto sconosciuto ai Servizi della Giustizia (e spesso anche ai Servizi Sociali territoriali), diventa il primo riferimento degli Operatori per la lettura dei suoi bisogni e della sua situazione. Questo “prodotto” accompagna il minore in tutto il suo iter penale, apparendo nei fascicoli dell’Udienza Preliminare fino all’Udienza Dibattimentale.
Bibliografia:
- Acettulli A., Onofrio L., Taccani P., La comunicazione scritta tra Servizi Sociali e Autorità Giudiziaria, Carocci editore, Roma, 2004
- Canevaro A., Chiantera A, Cocever E., Perticari P. (a cura di), Scrivere di educazione, Carocci, Roma, 2000
- Dellavalle M., Fascino e responsabilità dello scrivere nel servizio sociale, in “La Rivista di Servizio Sociale”, 4, 2000
- Ducci, V., Come fare una relazione, in “La rassegna di Servizio Sociale”, 3, 1988
- Serafini M. T., come si scrive, Bompiani, Milano, 1992
- Tarantini N., Laboratorio di scrittura, Franco Angeli, Milano, 2003
Autore: Girolamo Monaco, Educatore Ministero della Giustizia - Centro di Prima Accoglienza di Messina
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 1, Dicembre 2005

