- Categoria: Racconti
- Scritto da Barbara Lanza
Il gatto nel pollaio
Ci sono rapporti tra nonni e nipoti davvero speciali, che tutti avremmo voluto avere. Questo racconto è per loro e, in particolare, per Andrea e suo nonno.
Il giorno in cui Alex conobbe Macchia aveva da poco compiuto dieci anni.
Vi starete chiedendo chi sia Alex e chi sia Macchia. Alex era un bambino e, come tutti i bambini, amava tantissimo giocare, soprattutto ai videogiochi. Macchia era un gatto, ma non un gatto come tutti gli altri. O meglio, le sue sembianze erano esattamente quelle di un gatto: aveva la coda, sottile e nera, il pelo corto nero, con una macchia arancione sulla schiena (da qui il suo nome), lunghi baffi bianchi che cingevano, ritti, il suo adorabile nasino rosa, e piccoli occhietti verde smeraldo. A vederlo, era proprio un bel gatto. Ma l’aspetto era tutto ciò che condivideva con il mondo felino.
Macchia era nato, insieme ad altri tre fratellini, da Nerina, l’amatissima gatta di nonno Felice, il nonno materno di Alex che viveva in campagna.
Sebbene Alex volesse molto bene al nonno, non amava andare da lui: lì internet non prendeva, dunque non era possibile giocare online ai videogiochi con i suoi amici, né poter chattare con loro. Per questo motivo, quando sua madre decise che, durante le festività pasquali, sarebbero rimasti per tutto il fine settimana dal nonno, per lui fu davvero una notizia terribile: tre giorni interi senza poter usare internet? Era inconcepibile!
Ma tutto era ormai deciso e lui, avendo solo dieci anni, doveva sottostare alle scelte, a suo parere assurde, dei genitori. Per fortuna, Alex scoprì presto che dal nonno non c’era neppure il tempo per annoiarsi: strappare l’erba nell’orto; innaffiare le piante; rincorrere le lucertole; raccogliere le fragole con estrema cura, evitando di rovinarle stringendo troppo la presa; arrampicarsi sull’albero di ciliegio, sfuggendo alle urla della madre. Tutte queste attività fecero correre via rapidamente buona parte della prima giornata.
Sul far del tramonto, quando il cielo indossò i colori sgargianti del fuoco, il nonno disse ad Alex di accompagnarlo al casotto: era una piccola casa in pietra, in cui il nonno teneva al riparo i suoi attrezzi e in cui viveva Nerina insieme ai suoi gattini.
Alex amava molto gli animali. Già da diversi anni supplicava i genitori affinché gli regalassero un cagnolino o un gatto, ma loro erano irremovibili: nessun animale in casa! Così, l’idea di poterli accarezzare e giocare con quei batuffoli di pelo gli fece dimenticare del tutto internet e i videogiochi. Nerina era davvero una gatta adorabile: quando il nonno aprì la porta cigolante del casotto, lei gli corse subito incontro trotterellando, e iniziò a strusciarsi tra le sue gambe. Quello era il suo modo di salutarlo e dirgli quanto fosse contenta di vederlo, gli spiegò il nonno che, dopo aver bofonchiato qualcosa all’orecchio di Nerina, confidò al nipote: “Mi ha appena detto che è molto preoccupata”.
Alex scoppiò a ridere: “Adesso, nonno, vorresti farmi credere che voi due parlate?!”
“Credi che io sia matto? Già, non sei l’unico a pensarla così! Ma, se matto è colui che ritiene possibile imparare il linguaggio degli animali, beh allora sì, io sono proprio matto!”
Mentre Alex giocava con i gattini, gli parve di sentire il nonno farfugliare delle cose incomprensibili alla sua gatta, e sembrava che i due avessero molte cose da dirsi. Li osservò attentamente: i loro sguardi che si incrociavano, Nerina che faceva delle strane espressioni con il suo viso e addirittura gesticolava con le zampe, proprio come fanno gli umani quando parlano tra loro e usano le mani per rendere più chiaro ciò che stanno dicendo. A ben vedere, il nonno stava davvero parlando con il gatto: non credeva ai suoi occhi! Neppure nei videogiochi accadevano delle cose così straordinarie!
Quando uscirono dal casotto, Alex domandò al nonno: “Come si fa?”
“Cosa?”
“A parlare con i gatti. Come hai imparato? Lo insegneresti anche a me, nonno?”
“Beh, non saprei. Non è una cosa che si può insegnare. Si impara stando molto tempo con gli animali. Sono loro ad insegnartelo, credo”.
Alex era perplesso. Poi riprese: “Cosa vi dicevate?”
“Hai contato i gattini?”
“Cosa c’entra questo adesso?”
“Tu rispondimi. Ricordi quanti fossero i gattini di Nerina con cui hai appena giocato?”
“Certo: erano tre!”
“In realtà, avrebbero dovuto essere quattro. Come vedi, ne mancava uno.”
“Oh, no … è morto?”
“No, no. Non è morto. È andato via, perché ha detto che non vuol più fare il gatto”.
Alex esplose in una fragorosa risata. “Nonno, dai! Questo è davvero troppo. È tutto così assurdo! Dunque, tu parli con i gatti. Ok, fin qui ti credo. Ma addirittura un gatto che non vuol più fare il gatto, no, questo è davvero inconcepibile. Non ci credo!”
“Vieni con me”.
Il nonno si avviò verso il pollaio e, durante il tragitto che lo separava dal casotto, fornì al nipote delle spiegazioni affascinanti sulle sue galline. Sebbene per Alex le galline fossero tutte uguali, essendo per lui semplicemente galline, apprese che in realtà ne esistevano diverse tipologie: da quelle ovaiole, che deponevano molte uova; a quelle ornamentali, apprezzate più per la bellezza del loro piumaggio che per la quantità di uova prodotte.
Il nonno possedeva sei galline ovaiole, di un’antica razza siciliana detta “coronata”, per la cresta rossa a forma di corona. Quella razza prima di lui l’aveva allevata suo padre e, a suo dire, da diverse generazioni si tramandavano la cura di una razza così speciale, dal carattere temerario e dalla tempra molto resistente.
Quando il nonno aprì la piccola porticina del pollaio, le galline si fecero subito avanti e lui le salutò una ad una, passando in rassegna i loro nomi: Regina, la più anziana di tutte; Bianchina, che deponeva solo uova bianche; Bruna, per le uova dal guscio più scuro; Ada, Linda e Pia, le più chiacchierone, proprio come le tre sorelle maggiori del nonno!
Dopo i saluti, Regina si portò al centro, circondata dalle altre, e pregando Ada, Linda e Pia di fare silenzio, iniziò a chiocciare con il nonno che, non solo la capiva, ma le rispondeva, anche lui chiocciando!
Trascorsi alcuni minuti a chiocciare versi incomprensibili e striduli, Ada, Linda e Pia zampettarono verso il fondo del pollaio. Solo a quel punto Alex si accorse che, lì, stava rannicchiato un gattino, che sembrava assomigliare molto alla gatta Nerina.
Il gatto venne avanti, lento e sospettoso, quasi temesse che qualcuno volesse fargli del male. Dopo essersi seduto accanto a Regina, questa cominciò nuovamente a chiocciare con il nonno. Tutti stettero in assoluto silenzio, incluse Ada, Linda e Pia.
Alex immaginò dovesse trattarsi di qualcosa di molto serio.
A un certo punto, il nonno si inginocchiò, prese il gatto in braccio con le sue grandi mani, usurate dal tempo e dalla fatica, e disse: “Alex ti presento Macchia”.
Nel tempo in cui nonno Felice si occupò di rifornire di cibo le mangiatoie, Alex e Macchia, superata la diffidenza iniziale, giocarono a rincorrersi per tutto il pollaio.
Quando fu tempo d’andar via, Alex fece i capricci: voleva stare ancora lì a giocare con Macchia.
Ma fuori il cielo indossava già il suo abito da sera, e lui doveva correr a far la doccia, cenare e poi andare a letto: l’indomani li aspettava un’altra intensa giornata di lavoro!
I tre giorni in campagna volarono via velocemente.
Era tempo di partire. Alex era molto triste: non voleva separarsi da Macchia. Si fece promettere dai genitori che lo avrebbero portato dal nonno ogni fine settimana.
Prima di andar via, il nonno lo accompagnò a salutare Nerina, i gattini, le galline e, soprattutto, Macchia.
“Perché Macchia non vuol più fare il gatto?”, chiese Alex al nonno, prima di salire in macchina.
“Perché ha scelto ciò che lo rende davvero felice! Lui non ama catturare i topi, anzi è loro amico. Finché gli altri gatti non lo accetteranno, vivrà con le galline, che gli hanno offerto comprensione e appoggio.”
“Anche io da grande potrò scegliere ciò che mi rende felice?”
“Sarai grande proprio nel momento in cui farai ciò che desideri realmente, non quello che gli altri si aspettano da te!”.
copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 5, Giugno 2021

