- Categoria: Problemi al Nido/Scuola dell'Infanzia
Non voglio andare all'asilo! - replica
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Gent.ma Dr.ssa Marchionne,
non so come ringraziarla della sua esauriente consulenza e volevo cogliere l'occasione per porle alcune altre domande.
Per quanto riguarda Francesco c'è da aggiungere che all'età di 6 mesi avevo deciso di lasciarlo con una baby-sitter per poter riprendere a lavorare. Mi ero accorta che qualcosa non andava perché quando lei entrava il piccolo urlava e si aggrappava a me, fino a che dopo un po' di tempo pareva si fosse rassegnato e si limitava a guardarla malissimo girandosi dall'altra parte. A detta delle mie amiche, che la controllavano ai giardini, pareva che la signora non considerasse minimamente il bambino e cosi dopo averla ripetutamente controllata abbiamo deciso di licenziarla dopo circa 20 gg. di lavoro.
Dopo di lei abbiamo assunto una signora sulla sessantina, voleva bene al bambino ma era veramente una persona ossessiva e non dava modo al piccolo di fare le sue prime esperienze (non lo lasciava salire nemmeno uno scalino per paura che si facesse male, era sopra di lui continuamente e guai se Francesco cadeva, era una tragedia!). E cosi, per paura che questi atteggiamenti potessero influire sullo sviluppo psicologico di mio figlio, dopo circa sei mesi ho deciso di rimanere con lui e ho smesso di lavorare.
All'età di due anni abbiamo pensato di prendere una ragazza alla pari in modo che io potessi tornare a lavorare. Pensavamo che questo fosse il modo migliore per conoscere la persona che si occupava di nostro figlio. Nonostante fosse alla sua prima esperienza la ragazza non era male e io ho fatto un periodo di adattamento con lei di circa un mese. Francesco l'aveva accettata come compagna di gioco, ma forse non troppo come la persona che si doveva occupare di lui. Proprio con lei è iniziato il suo rifiuto di fare pipi con estranei (anche se ritengo che la ragazza non centrasse minimamente, ma era forse Francesco che non l'accettava).
Comunque dopo un altro mese la ragazza è dovuta tornare improvvisamente a casa per motivi di famiglia e cosi ci siamo ritrovati di nuovo "a piedi". A questo punto non me la sono sentita di cercare un'altra baby-sitter e dover fare abituare Francesco ad una nuova persona e cosi sono rimasta a casa fino al suo ingresso alla scuola materna.
Devo aggiungere, come forse avrà capito, che sono molto esigente ed anche restia a lasciare mio figlio con estranei a meno che non abbiano certe caratteristiche, ma comunque trovare una persona valida, con sani principi è veramente difficilissimo!
Adesso siamo alla materna e i problemi che abbiamo glieli ho descritti nella mia precedente e-mail. Ritengo che le maestre di Francesco siano persone valide e la direttrice della scuola è una donna veramente stupenda, attenta in modo particolare alle esigenze ed ai bisogni dei bambini.
Sono d'accordo con lei quando dice che Francesco a scuola DEVE ANDARE, ma ho una domanda da porle. Io sono sicura che Francesco non voglia andare e pianga tutte le mattine perché è angosciato dal fatto che deve mangiare in mensa, anche perché prima di iniziare la mensa lui entrava ormai in classe senza più piangere. Iniziata la mensa sono cominciati i problemi, il perché non riesco a capirlo, forse per il fatto che in mensa sono 50 bambini delle varie età assieme, o forse perché quando i bambini entrano in mensa sono con altre maestre e non più con quelle che si occupano di loro durante la giornata.
Io e mio marito abbiamo allora pensato che lui potrebbe uscire alle 12 e andare a prendere Francesco in modo che cosi il bambino non resti in mensa.
Ho chiesto per questo consiglio alle maestre e loro dicono che non ci sono problemi, ma di lasciarlo almeno una volta alla settimana in mensa in modo che ci sia una certa continuità con l'atteggiamento fino ad ora adottato ed anche perché lui così non capisca che ha vinto per il fatto che ha pianto giorni e giorni. Sono d'accordo con loro, ma vorrei sapere cosa ne pensa lei. Spero di non sbagliare seguendo questa via, ma sono anche stanca di vedere mio figlio piangere tutti i giorni (anche se le maestre mi dicono che appena uscita io, lui si tranquillizza e partecipa alle attività). In effetti quando non mangia alla mensa e lo vado a prendere alle 11.30 il bambino è tranquillo, mentre quando vado a prenderlo dopo la mensa sul suo viso si legge l'angoscia e la rassegnazione.
Vorrei che lei mi potesse dire se faccio bene o se sto sbagliando tutto!
In attesa di una sua risposta le porgo i miei più cordiali saluti e la ringrazio anticipatamente.
Carissima Signora,
sono io a ringraziarla per avermi riscritto e per la fiducia accordataci.
Effettivamente i dati che lei così gentilmente mi permette di integrare con i precedenti, mi confermano la coerenza del comportamento di Francesco: il suo bambino, infatti, non ha fatto, un po' anche per sfortuna, delle esperienze tali che lo ammorbidissero nei confronti del distacco dalla sua famiglia. Anzi, molto probabilmente, purtroppo, le esperienze che ha fatto ancora gli impediscono una separazione accettata e perciò, in quanto tale, a suo modo consapevole, e serena.
Infatti, la prima persona, oltre e dopo di voi, che si è occupata di lui, se ne disinteressava; la seconda era un'iper-ansiosa; la terza probabilmente (e vorrei vedere, dopo queste due esperienze!) non è stata mai accettata dal bambino.
Soprattutto, però, sa qual è la nota che mi allarma più di tutte?
Il fatto è che questi tentativi, per un caso o per un altro, sono durati pochissimo e, alla fine, lei ha ceduto rinunciando addirittura a lavorare, almeno per un periodo.
E cosa sta succedendo adesso, ancora dopo tanto tempo?
Che Francesco sembra che si sia guadagnato una sorta di diritto ad andare alla scuola materna in "forma ridotta": infatti, le chiedo, è solo lui che ha diritto allo sconto sul pranzo, oppure, comunque, tutti i bambini dell'asilo che non frequentano il pomeriggio non pranzano? Anche perché andare alla scuola solo dalle 8.00 alle 11.30 è davvero un tempo irrisorio. Per quanto ne so io, i bimbi che frequentano solo la mattina, escono intorno alle 13, e in moltissime strutture, comunque, già con la pancia piena (più o meno, a seconda degli appetiti).
Avrà capito, insomma, che io sono in disaccordo rispetto a questo "trattamento differenziato": a questo, infatti, vengono sottoposti bambini con problemi molto seri, fisiologici, con l'impossibilità accertata di non poter sostenere tempi lunghi di impegno scolastico e di separazione da casa e sono, mi creda, dei casi rarissimi. E' vero che Francesco non è molto attrezzato in merito al distacco da casa sua, ma adattarsi non è una cosa impossibile per le sue risorse umane ed evolutive. Andare a scuola, poi, per meno di 4 ore, significa mantenere un ritmo da inserimento, e non potrà mica mantenerlo per tutto l'anno!
Comunque, vista la situazione attuale, io manterrei la coerenza e continuerei a mandarlo solo al mattino, anche se allungando, se possibile, il suo tempo di permanenza. Però, non lo lasciate a mangiare solo una volta, perché quel giorno continuerà a straziarsi e a prenderla veramente male: quell'unica volta non gli serve per adattarsi ma solo per star male, perché SA che gli altri giorni PUO' non rimanere. Non sottovalutate le sue conoscenze e le sue certezze!!
L'anno prossimo, quando si sarà più tranquillizzato, rassicurato ed adattato al suo tempo scolastico e a tutte le relazioni che gli gravitano intorno, riproverete, lasciandolo tutti i giorni a mensa, però senza retrocedere dopo un mese o giù di lì, perché le sue lamentele possono anche diventare strumentali, cioè farlo andare avanti con lo stesso tenore di strazio fino a che non cedete (ha cominciato a vederlo a 6 mesi, con tutti i buoni motivi che c'erano!!). Altrimenti, non vale nemmeno la pena di provare. Così non sottovaluterete nemmeno la sua intelligenza!
La saluto davvero caramente.
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 11, ottobre 2003

