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La legge n. 107 del 2015 anche detta "La Buona scuola", entrata in vigore il 16 luglio 2015. Fortemente voluta dal governo Renzi, questa riforma ha apportato parecchie modifiche al mondo della scuola. Una tra queste, è l’istituzione della Carta elettronica (prevista dall’art. 121 della legge n. 107 del 2015 ) per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
Con la pubblicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) e l’emissione delle linee guida da parte dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur), le università e le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) possono organizzare i corsi formativi, presumibilmente dal prossimo gennaio, necessari per l'abilitazione all'insegnamento nelle scuole secondarie di 1° e 2° grado.
‘Se smetti, si spegne’ è lo slogan scelto per promuovere la proposta di formazione continua per insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria coordinata dal prof. Girelli. Il progetto Dinamo raccoglie una serie di proposte formative brevi e master pensate per offrire un sostegno di qualità allo sviluppo professionale dei docenti. L’idea ha preso forma tra i docenti che insegnano nel Corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Verona. Le tematiche sono varie e spaziano dalla musica, all'educazione motoria, alla comunicazione, senza trascurare le scienze e la matematica. E’ possibile iscriversi per tutto il mese di gennaio utilizzando anche la carta del docente. I corsi saranno realizzati a partire da marzo per chiudersi a maggio. In allegato il programma formativo.
Ogni insegnante sa che i bambini che lo preoccupano per qualche forma di difficoltà sono in numero maggiore di quelli certificati dall’Azienda Sanitaria. Accanto ad alunni con patologie nell’apprendimento e nello sviluppo ve ne sono altri che hanno “soltanto” un apprendimento difficile e rallentato, o che mostrano difficoltà comportamentali e nelle relazioni, o che presentano difficoltà di origine familiare, sociale ed economica. Inoltre, in questi ultimi anni è cresciuto notevolmente il numero dei bambini che provengono da ambiti culturali e linguistici anche molto diversi. In ogni scuola ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.
L'articolo affronta una delle tematiche più discusse in ambito scolastico: il riconoscimento formale del middle-management. L'obiettivo è di proporre la costruzione di un vero e proprio comparto nel settore scolastico dedicato alle figure intermedie tra la direzione dell'istituto e il corpo docente, prevedendone la presenza all’interno del CCNL. Dopo aver illustrato l'evoluzione dei ruoli e i contributi offerti da numerosi studiosi, con un focus sulla distribuzione della leadership, viene proposto lo sviluppo di un’articolazione del middle-management, secondo un modello già in uso in Inghilterra.
Pietro Carmina, il docente morto nell'esplosione di un edificio a Ravanusa, aveva salutato così i suoi studenti dopo aver concluso, con la pensione, il suo lungo periodo di insegnamento. Il testo si commenta da solo e dovrebbe rappresentare per tutti, docenti e alunni, un atto di fede, dedizione, coerenza verso una professione spesso bistrattata o poco considerata. Tanti alunni, spesso quelli più problematici, lasciano il segno nella memoria dei docenti ma è vero anche il contrario, come in questo caso.
Non si insegna quello che si sa o si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è. (Jean Jaurès)
Gli studenti ritornano sui banchi di scuola con sentimenti contrastanti: timore, curiosità, timidezza, sfida, indolenza e, talvolta, anche una sorta di provocazione. Nella mia carriera ho visto ognuno di loro affrontare il nuovo anno in modo diverso manifestando emozioni, atteggiamenti e comportamenti tesi spesso a nascondere insicurezze e intime fragilità, segnali di un mondo interiore ancora tutto da scoprire e rivelarsi. Ho cercato sempre di sostenere il loro sguardo in modo aperto e accogliente, nelle mie lezioni non c'è mai stato spazio per un totale silenzio, forse più opprimente e pesante delle parole, ho ascoltato mille domande che sorgevano spontanee cercando di accompagnarle e sostenerle, inquadrarle e comprenderne la motivazione. Sì, perchè le domande degli alunni sono forse più importanti di tante risposte, riescono sempre ad esprimere il desiderio di conoscere, comprendere e andare a fondo di un contesto già definito e stigmatizzato.
È ormai imminente l'avvio del nuovo anno scolastico. La sede in cui dovrò prestare servizio è quella dell'anno scorso: dista pochi chilometri dal luogo in cui attualmente abito ed è un ambiente, tutto sommato, vivibile e pacifico. Almeno per il momento, gli effetti velenosi della "Buona Scuola" non sono stati inoculati. Ecco il punto che mi preme sollevare: la spinosa e famigerata questione della "Buona Scuola", com'è stata ribattezzata la "riforma" renziana della scuola.
L'Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di ripresa del paese - , bensì qualcosa da cui dipendono anche la politica e l'economia. Si chiama "educazione". Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perchè attraverso l'educazione si costruisce la persona, e quindi la società.
Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli. Per anni dai nuovi pulpiti - scuole, università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare adulti senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere.
Nata in Italia nel 1962 per dare a tutti conoscenze di base ed estendere l'obbligo, oggi la scuola media dovrebbe fare acquisire apprendimenti di qualità, accrescere la capacità di lavorare in autonomia, orientare a scelte di studio consapevoli. Secondo il rapporto della Fondazione Agnelli, da tempo la scuola secondaria di 1° grado fatica a svolgere i suoi compiti. In particolare, gli studenti imparano meno dei loro coetanei europei e degli altri Paesi avanzati e non riesce a calmierare le disuguaglianze sociali ed i divari territoriali come la scuola primaria.
La scuola è luogo di formazione, spazio di esperienze significative, ambiente intenzionalmente progettato per espandere le potenzialità delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi. Essa attua un processo di crescita che non è semplicemente la preparazione alla vita adulta, all’esperienza lavorativa futura. Il suo scopo è divenire essa stessa esperienza di vita, di ricerca di significato, di sviluppo di competenze e di costruzione di una cultura di base che includa la conoscenza della conoscenza. Perché una scuola possa essere promotrice di cambiamento è fondamentale partire da un’idea chiara, condivisa e concreta: una scuola-comunità in cui tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo possano lavorare sinergicamente, apprendendo attraverso una fitta trama di relazioni.
In un’intervista di qualche anno fa, chiesero a Reuven Feuerstein, padre della Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale, da dove provenisse il suo ottimismo, il professore rispose così: “Il mio ottimismo nasce dalla necessità, dal bisogno, dall’esigenza, da quello che si prova quando non c’è scelta. Per riuscire a cambiare qualcosa nell’essere umano devi averne la necessità, poi devi credere fermamente che sia possibile, anche se ti dicono che è impossibile, anche se ti dicono che non c’è più niente da fare, che stai, per esempio, dando false speranze […]. Nel dopoguerra, per esempio, ho lavorato con bambini appena usciti dall’inferno dell’Olocausto, bambini che avevano visto morire i loro genitori e fratelli, che vivevano solo il quotidiano e non credevano che potesse esserci un domani. Come potevo insegnargli a pianificare il futuro? A credere negli altri esseri umani? A sviluppare l’immaginazione? A dargli un senso di sicurezza? […] e io non avevo la minima prova che ci fosse alcuna possibilità di recupero, ma dovevo assolutamente aiutarli. E quando c’è la necessità ti metti a lavorare e fai lavorare gli altri e combatti e convinci e ti convinci e ci riesci”.
La società odierna ci pone di fronte a nuove sfide educative, spesso complesse, talvolta disorientanti. In questo scenario, la scuola continua a rappresentare uno dei pochi luoghi in cui è ancora possibile costruire legami autentici, formare coscienze, generare senso. Ma perché ciò avvenga, è necessario ripensare il ruolo dell’insegnante, della famiglia e delle relazioni che tengono insieme la Comunità scolastica. Quello che segue è il mio sguardo personale su questo mondo in cambiamento: un percorso fatto di esperienze vissute, di difficoltà incontrate, e soprattutto di convinzioni profonde sulla forza educativa della relazione e sull’urgenza di ritrovare un orizzonte condiviso di responsabilità, ascolto e presenza reciproca.
La formazione dei futuri docenti è costituita da un insieme di competenze complesse e articolate su diverse dimensioni: il sapere, il saper fare, il saper essere e il sapere stare con gli altri. Tali competenze sono orientate verso la costruzione di un fare progettuale, di un fare relazionalee di un fare riflessivo e sono essenziali per l’educazione delle nuove generazioni in un mondo complesso e multiforme, come quello che viviamo oggi. Formarsi comporta sempre un riflettere sul proprio agire, ponendosi nell’ottica del rivedere, trasformare e modificare i propri atteggiamenti. Il dialogo fra scuola e università nasce dall’importanza che riveste il tirocinio diretto all’interno del percorso di Studi in scienze della Formazione Primaria come spazio-tempo della riflessione sulla pratica educativa. Il tirocinio è un’opportunità per sperimentare, mettersi in gioco e partecipare attivamente alla costruzione della conoscenza.
Riordinando lo studio, mi torna tra le mani l’agenda 2019/20 ed un particolare mi balza subito agli occhi: la netta differenza di usura e di consistenza delle pagine da marzo in poi; un crescendo di appunti e appuntamenti che si intrecciano moltiplicandosi. Ricordi non lontani nel tempo riaffiorano alla mente, anche se sembra passato un secolo.
Inevitabile riconoscere il momento storico a cui mi riferisco: la pandemia covid 19. L’agenda è testimone fedele di cosa quel periodo abbia significato per me e per altri addetti al digitale nella scuola. Nel giro di pochi giorni, cercando di trasformare la difficoltà in opportunità, gli istituti dei vari ordini di scuola si sono dovuti reinventare logisticamente e didatticamente per poter continuare a garantire il servizio educativo ai milioni di bambine e bambini e ragazze e ragazzi italiani.
Le richieste che pervengono oggi alla scuola da una società che, ancorché liquida, si appresta ormai a diventare plasmatica, impongono l’urgenza di una riflessione pedagogica sulla nuova professionalità docente. Occorre fare il punto sulle pratiche didattiche degli insegnanti e sul portato del ruolo educativo del contesto scolastico. L’articolo propone una ridefinizione e una rivalorizzazione del ruolo sociale dei docenti, assumendo come prospettiva centrale del loro “mansionario” l’aspetto sistemico-relazionale e l’ottica dello sviluppo globale della persona. In questo senso, si profila una nuova concezione della figura dell’insegnante, inteso come traduttore di contenuti di valore da un ambito comunicativo ad un altro, di spazi d’azione e di riflessione dell’educazione scolastica.
Ho provato in prima persona, negli ultimi anni, un crescente disagio in cattedra. No, non esattamente in cattedra, lì sono sempre stata bene, ma appena fuori dalla classe. Per trovare soluzioni bisogna definire, dare un nome ai problemi - oggi si direbbe che è opportuno fare il problem setting - e così, con un po’ di lavoro, ho identificato le fonti del mio personale malessere, nel quale, credo, si possano riconoscere tanti insegnanti.
Il Gruppo di Lavoro Nazionale di Psicologia Scolastica presenta in questo ebook i risultati ottenuti dalla sua indagine del 2018 sulla percezione dello psicologo da parte degli insegnanti.
L'intento era quello di indagare le reali esigenze della scuola, attraverso chi la scuola la vive quotidianamente, in modo da poter pensare ed eleborare delle strategie di intervento che potessero essere veramente utili ed efficaci.
I bisogni principali che sono emersi da questa ricerca riguardano proprio la gestione delle classi difficili, con particolare attenzione ai temi del bullismo, dello stress lavoro-correlato, dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento e degli altri Bisogni Educativi Speciali.
E allora come può intervenire efficacemente lo psicologo scolastico?
Quali strategie possono essere suggerite agli insegnanti, in modo che possano avere strumenti efficaci e concreti per agire?
Come può svilupparsi una vera sinergia tra psicologi e docenti?
In questo ebook troverete le risposte. Per poterlo scaricare cliccate sul link: https://gdlpsicologiascolastica.wordpress.com/2019/12/20/ebook-strategie-di-intervento-per-le-classi-difficili/
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