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  • I bisogni di supervisione degli educatori professionali

    supervisioneL'articolo riporta i risultati di un'indagine che ha coinvolto 123 educatori professionali circa la necessità di una supervisione professionale, prevista nell’ambito del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023, alla Scheda LEPS 2.7.2.

  • I servizi terapeutici in neuropsichiatria infantile: il CSRTM e il Regolamento della Regione Puglia

    neuropsichiatriaNel corso degli anni, i regolamenti regionali, in accordo con la legislazione nazionale, hanno regolamentato la nascita, la gestione e la trasformazione dei servizi educativi e terapeutici di carattere sociale, sanitario e socio-sanitario. Un caso di particolare interesse è una realtà istituita dalla Regione Puglia con il Regolamento Regionale 8 luglio 2014, n.14 e efficacemente operante nel territorio: il CSRTM o centro semi-residenziale terapeutico per minori.

  • L'educatore professionale nei Servizi Sociali. La sfida di Napoli alla dispersione scolastica

    dispersione scolasticaL'articolo focalizza il ruolo dell'educatore all'interno della cornice istituzionale dei Servizi Sociali, partendo dall'esperienza maturata nel territorio di Napoli. Il dialogo educativo promosso con le famiglie segnate da un forte disagio economico vorrebbe far affiorare quelle capacità di riflessione e problematizzazione necessarie a un ripensamento generativo del proprio stile di vita. Infatti, se la povertà e i contesti sociali depauperati culturalmente ostacolano una visione prospettica e di profondità, gli operatori sociali alimentano, soprattutto negli utenti più giovani, quel pensiero progettuale e fiducioso delle proprie capacità e talenti che è condizione della frequenza scolastica.

  • L’educatore spezzato: cronache di una professione emergente

    educatoreQuella educativa è una professione (o come la definiremo più avanti, in termini sociologici, semi-professione o professione emergente) relativamente giovane, basti considerare che, seppure le funzioni educative siano innate nell’essere umano e indispensabili all’evoluzione della specie, l’educatore in quanto “mestiere” inizia ad essere immaginabile solo nel XIX secolo. Infatti, prima dell’ampio dispiegarsi del capitalismo nella storia degli uomini, le funzioni educative e di aiuto interpersonale avevano una gestione interna al gruppo sociale di appartenenza, dove ogni membro, secondo il ruolo ricoperto e l’età anagrafica, partecipava alla produzione e alla mutua assistenza del gruppo. Il capitalismo, invece, giacché sistema economico-sociale fondato sullo scambio di beni e servizi, ruppe tale meccanismo ancestrale e funzionante, creando disuguaglianze sociali che richiedevano forme organizzate di assistenza (Oggionni, 2014).

  • Professione educativa e questioni di genere

    montessori mariaNell’Ottocento, quando l’impulso capitalista portò alla nascita della maggior parte delle moderne professioni o produsse le basi e i bisogni sociali affinché altre emergessero nel secolo successivo (come è accaduto per la professione educativa in senso stretto), le professioni europee erano caratterizzate dal costituirsi come “un club di gentiluomini”. In questo club, tuttavia, non erano ammesse le donne per via di una regola implicita scaturita da una tradizione millenaria (Malatesta, 2006). Oggi molto è cambiato da allora, ma la strada percorsa dalle donne per accedere al mondo delle professioni è durata mezzo secolo ed è stata tortuosa e piena di ostacoli.

    La questione di genere

    Le donne che per prime sfidarono l’universo maschile e sfondarono quel muro che per secoli le tenne fuori dal mondo professionale sono passate alla storia con il termine di “pioniere”. Le pioniere lottarono controcorrente, adottarono strategie, furono delle “nomadi” (si spostavano da un’università all’altra, da un paese all’altro in cerca di un riconoscimento accademico) e militarono in quelli che si definivano movimenti emancipazionisti (Malatesta, ibidem). Nell’ambito delle professioni sanitarie e di aiuto, in particolare, la componente femminile incontrò una resistenza inferiore, ma i meccanismi di esclusione adottati dalla casta maschile furono di natura più culturale che istituzionale. È così che «il campo sanitario si strutturò su una gerarchizzazione di genere, relegando le infermiere e le ostetriche in funzioni secondarie» (Malatesta, ibidem, pag. 301-302). Tuttavia, la presenza femminile nel campo dell’assistenza e della cura innescò la scintilla del interesse delle donne per la medicina, fu così che in gran parte dell’Europa essa rappresentò la porta di ingresso delle donne nel club dei professionisti (Malatesta, ibidem). Un caso emblematico nel nostro paese fu Maria Montessori (1870 – 1952), medico e pedagogista, che entrò in ambito universitario grazie ai suoi studi e divenne uno dei pilastri internazionali nel mondo dell’educazione.

    La peculiarità della professione educativa

    La professione educativa, probabilmente per la funzione di accudimento che la caratterizza, ha sempre manifestato e continua a mostrare una maggiore trazione femminile, alla stregua di molte altre, basti pensare alla professione ostetrica. Non si vuole certo asserire che l'educazione sia una prerogativa esclusivamente femminile o legittimare razionalmente una sorta di relegazione del ruolo sociale femminile a un generico accudimento del prossimo. Dl'atra parte, è innegabile che vi siano settori professionali prevalentemente occupati dagli uomini ed altri dalle donne.

    A tal proposito, si riportano i dati raccolti dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea nell’anno di indagine 2020 relativi alla disparità di genere tra i laureati presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” (Uniba). Il campione preso in esame consta di 154 intervistati per il Corso di Laurea in Scienze dell’educazione e della formazione L-19 e 17 intervistati per il Corso di Laurea in Educazione professionale L-SNT2 (quest’ultimo è un CdL con accesso a numero programmato, dove il numero di posti messi a disposizione dalle università viene definito in sede di Conferenza Stato-Regioni in relazione alle stime del fabbisogno di professionisti sul territorio; ciò spiega l’esiguo numero di intervistati e laureati) (Nota Miur, 2017).

    I dati riportati nella Tabella 1 e rappresentati graficamente confermano la forte spinta femminile della professione educativa, specie per quanto concerne il dato relativo ai laureati del Corso di Laurea in Scienze dell’educazione e della formazione. Più attenuato, ma ugualmente significativo, è invece il dato scaturito dalla medesima indagine condotta da AlmaLaurea sui laureati del Corso di Laurea in Educazione professionale (afferente alla Scuola di Medicina e quindi al panorama delle professioni sanitarie della riabilitazione) nello stesso ateneo.

    Corso di Laurea

    Educazione professionale L-SNT2

    Scienze dell'educazione e della formazione L-19

    Percentuale laureati

    18,20%

    5,10%

    Percentuale laureate

    81,80%

    94,90%

    Tabella 1 – Percentuale laureati e laureate a confronto, anno d’indagine 2020, Uniba (www.almalaurea.it)

    La questione di genere incide anche nella retribuzione. Sempre dalle analisi condotte da AlmaLaurea nell’anno di indagine 2020 tra i laureati presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” proposti in Tabella 2 e rappresentati graficamente, gli uomini hanno una retribuzione mensile netta (in euro) mediamente più alta. Il dato relativo agli educatori professionali socio-sanitari (laureati in Educazione professionale) è decisamente più attenuato (con una differenza di poco più di cento euro tra educatrici e educatori) rispetto al dato rilevato, invece, tra gli educatori professionali socio-pedagogici (laureati in Scienze dell’educazione e della formazione), dove la differenza nella retribuzione mensile netta tra uomini e donne raggiunge circa i quattrocento euro. Ebbene, qualora non fosse già stato fatto, sarebbe interessante, nell’ottica di futuri eventuali approfondimenti della ricerca sociale in merito al tema, indagare su scala nazionale la ragione, o la conferma o disconferma, di tale disparità, soprattutto alla luce della numerosa e preponderante presenza femminile tra le fila dei professionisti dell’educazione italiani.

    Corso di Laurea

    Educazione professionale L-SNT2

    Scienze dell'educazione e della formazione L-19

    Retribuzione mensile netta uomini (€)

    1251

    1188

    Retribuzione mensile netta donne (€)

    1145

    789

    Tabella 2 – Retribuzione mensile netta uomini e donne a confronto, anno d’indagine 2020, Uniba (www.almalaurea.it)


    Riferimenti bibliografici e sitografici

    • Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. Reperibile all’indirizzo: www.almalaurea.it. Consultato 12 Luglio 2020, s. l.
    • Malatesta M., Professionisti e gentiluomini. Storia delle professioni nell'Europa contemporanea, Einaudi, Torino, 2006.
    • Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Professioni sanitarie: i posti per le immatricolazioni?Nota del 7 Luglio 2017.

    Autore: Roberto Di Luzio, educatore professionale socio-sanitario e Dottore magistrale in Management pubblico e dei sistemi socio-sanitari, opera da anni nell'ambito della riabilitazione e della valorizzazione delle divers-abilità con adulti e minori. 


    copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 7, Luglio 2021 
  • Una pedagogia digitale in risposta ad una emergenza educativa: analisi di una prima esperienza

    cru9 web


    L’articolo documenta la fase sperimentale di un’azione educativa rivolta alla vita on line di ragazzi ed adolescenti, promossa all’interno di un Distretto sociosanitario della provincia di Verona. Si tratta di un’emergenza educativa poiché riguarda un aspetto della crescita che non era presente nelle generazioni precedenti, che richiede modalità inedite di prevenzione ed intervento da parte degli educatori di professione.