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Il termine “bullismo”deriva dall’inglese “bullyng” con cui si indica la prepotenza che si esercita sugli altri,con diversi mezzi. Il termine si riferisce alla situazione nel suo insieme e comprende sia il persecutore che la vittima. E’ un fenomeno sociale da attenzionare e combattere perché la maggior parte delle volte si sviluppa proprio negli ambienti educativi:a scuola, nelle ludoteche,nei centri sportivi. I recenti dati sono allarmanti: il bullismo si manifesta in età sempre più precoce e la fascia a rischio è tra i 6 e i 13 anni.
Nei contesti scolastici accade di frequente che uno studente possa divenire oggetto di persecuzione da parte del gruppo dei pari. Questo fenomeno è universalmente diffuso: infatti, lo si ritrova in tutte le latitudini geografiche, sia nelle scuole pubbliche che in quelle private, al di là del contesto sociale di appartenenza.
La legge contro il cyberbullismo in Italia è realtà. Approvata all’unanimità dalla Camera, dopo un iter durato ben tre anni, con 432 voti favorevoli e un astenuto, prevede novità importanti per la tutela dei minori che subiscono aggressioni e abusi via Internet. Innanzitutto, il testo introduce per la prima volta nell’ordinamento legislativo la definizione di cyberbullismo.
A scuola insegniamo che il bullismo è un abuso di potere: pressione sistematica, isolamento, minacce, umiliazioni. Lo diciamo ai ragazzi con parole chiare. Poi, però, guardiamo la politica internazionale e facciamo finta di non vedere.
Dopo Arisia e Totti, arriva Alex Zanardi, il grande campione paraolimpico, a dire un forte "no" al bullismo, prestando il proprio volto e la propria voce alla campagna di Telefono Azzurro "Non stiamo zitti". E lo fa con un messaggio che richiama i valori dello sport, inteso come modello per "affermare se stessi" e "lasciare il segno", ma nel "rispetto delle regole".
Il bullismo a scuola esiste da tempo ma solo a partire dagli anni settanta è diventato oggetto di studi e ricerche. In Italia si inizia a parlare di bullismo alla fine degli anni 90 e la prima ricerca è del 1997, curata da Ada Fonzi. I dati che emergono sono allarmanti e testimoniano una diffusione massiccia del fenomeno nelle scuole. Il report Istat del 2014,“Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi” evidenzia che fra i bambini/ragazzi d’età compresa fra gli 11 e i 17 anni, 2 su 10 hanno subito atti di bullismo una o più volte al mese. Le prepotenze vanno dalla derisione agli insulti, dalle minacce alle aggressioni fisiche. Il dossier realizzato da Telefono Azzurro, relativo all’anno scolastico 2015-2016, parla di 270 casi gestiti, con bulli in prevalenza maschi (il 60% dei casi) e di un abbassamento dell’età delle vittime fino ad arrivare a bambini di 5 anni (22% dei casi).
Con il termine cyber-bullismo si intende una forma di prepotenza attuata attraverso l’uso di canali digitali. Come il bullismo tradizionale è una forma di oppressione reiterata nel tempo, eseguita da una persona o da un gruppo di persone più forti nei confronti di un’altra percepita come più debole, solitamente tra i pari età. A differenza del bullismo tradizionale, il persecutore spesso si nasconde dietro l'anonimato così da non essere facilmente identificabile. Il fatto che esista una barriera virtuale tra carnefice e vittima, fa sì che il bullo si senta ancora più potente e protetto dalle reazioni emotive "a caldo" della vittima, che sarebbero invece tangibili in un contesto reale. La barriera virtuale abbassa i freni morali e le inibizioni del bullo, e lo porta a considerare i propri atti alla stregua di un vero e proprio gioco virtuale.
Salve caro diario e buongiorno a tutti voi, amici lettori. Ho deciso di rendere pubbliche queste pagine per raccontare la mia storia.
Mi presento brevemente: mi chiamo Linda, ho undici anni e frequento la classe prima media. Abito con i miei genitori in un grande palazzo, alle porte di Milano. Sono un tipetto solare ed energico, vado volentieri a scuola, ho molti amici con i quali condivido numerosi interessi, come ascoltare musica, pattinare, fare passeggiate e collezionare adesivi dei cantanti preferiti.
Voglio presentarvi il mio migliore amico: si chiama Carlo e ha dieci anni. E’ un ragazzino molto dolce, un po’ timido, con due bellissimi occhi azzurri nascosti dietro un grande paio di occhiali. Lo scorso anno, su indicazione del dentista, ha inserito un apparecchio ai denti, con tanto di scure placchette.
La recrudescenza di atti violenti tra i giovani sembra un film già visto, anche se in questo periodo, in varie città italiane, si assiste sempre più spesso a scontri verbali e fisici molto accesi e incontrollati. Come sempre, nei dibattiti televisivi, ci si interroga sulle origini di questo malessere, di questa rabbia repressa che esplode e si configura come un trend quasi omologato, la accettata "normalità" che si manifesta nelle relazioni interpersonali e che dai ragazzi viene accolta senza riserve e perplessità, un modo di interagire spontaneo, la rottura di un fragile equilibrio nel quale la comunicazione appare uno strumento inutile e inadeguato.
Lunghi capelli corvini, incarnato di porcellana su cui troneggiano carnose le labbra, sguardo assente. E’ difficile captare i suoi pensieri, ma senz’altro qualcosa non va. Quanti adolescenti apparentemente sereni nascondono una drammatica condizione? E’ ciò che rilevano gli insegnanti sempre più frequentemente a scuola: peggioramento improvviso della condotta e del profitto, assenze strategiche, isolamento e nel peggiore dei casi lividi. Queste alcune delle avvisaglie di violenza nelle giovani coppie, un disagio sociale in crescita di cui spesso manca consapevolezza.
Il Gruppo di Lavoro Nazionale di Psicologia Scolastica presenta in questo ebook i risultati ottenuti dalla sua indagine del 2018 sulla percezione dello psicologo da parte degli insegnanti.
L'intento era quello di indagare le reali esigenze della scuola, attraverso chi la scuola la vive quotidianamente, in modo da poter pensare ed eleborare delle strategie di intervento che potessero essere veramente utili ed efficaci.
I bisogni principali che sono emersi da questa ricerca riguardano proprio la gestione delle classi difficili, con particolare attenzione ai temi del bullismo, dello stress lavoro-correlato, dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento e degli altri Bisogni Educativi Speciali.
E allora come può intervenire efficacemente lo psicologo scolastico?
Quali strategie possono essere suggerite agli insegnanti, in modo che possano avere strumenti efficaci e concreti per agire?
Come può svilupparsi una vera sinergia tra psicologi e docenti?
In questo ebook troverete le risposte. Per poterlo scaricare cliccate sul link: https://gdlpsicologiascolastica.wordpress.com/2019/12/20/ebook-strategie-di-intervento-per-le-classi-difficili/
Negli ultimi anni, in relazione all’uso sempre maggiore dei nuovi mezzi di comunicazione, il fenomeno del cyberbullismo ha assunto un grande rilievo tra adolescenti e pre-adolescenti. La comunicazione e le relazioni interpersonali sono processi molto complessi che richiedono l’impiego di strutture e componenti cognitive, tra cui la Teoria della Mente e il sistema dei neuroni specchio, entrambi ritenuti alla base dei meccanismi empatici. Poiché le aree cerebrali alla base della Teoria della Mente e del sistema dei neuroni specchio sono ancora in fase di sviluppo durante l’adolescenza, è plausibile che le abilità cognitive ad essi legate non siano ancora del tutto strutturate durante questo periodo dello sviluppo. L’articolo offre una lettura dell’aggressività agita on line a partire da tale prospettiva scientifica.
Dopo aver elaborato la distinzione tra conflitto e violenza, l’articolo approfondisce le diverse forme di violenza presenti nel contesto scolastico. La prospettiva teorica scelta è quella pedagogico-educativa, a partire dai contributi dei progetti nazionali e internazionali sul tema volti alla prevenzione e al contrasto delle forme di violenze a scuola. Infine, sono fornite anche delle possibili strategie da adottare nella pratica scolastica.
Sono la mamma di un bambino di dodici anni che ha diversi problemi a scuola. Partiamo dal fatto che io sono romena e il mio marito è italiano. Fin dal primo anno di scuola il bambino ha subito una discreta discriminazione fino ad arrivare adesso a subire veri e propri insulti.
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