Stop the genocide poster

Sulla mia pelle

sulla mia pelleHo riflettuto a lungo se raccontare questo frammento di estate per molti versi normale se si può considerare la normalità uno stato di regime forzato e di attentato costante e pervasivo alla libertà individuale. Poi ho pensato che le parole hanno ancora il retrogusto di libertà e sincerità, espressione di idee e pensieri che nascono perchè siano raccolti, come fiori sconosciuti che sorprendono e possono trasmettere ancora messaggi di autenticità e verità.

"Sulla mia pelle" è il titolo del film che hanno girato sulla tragica vicenda di Stefano Cucchi, non è mia intenzione paragonare la mia esperienza a quella di un giovane sfortunato, caduto suo malgrado nelle maglie di un esercizio del potere distorto e repressivo nei confronti dei più deboli, ma forse c'è un disegno comune che cerca di catturare, come in una ragnatela, i poveri malcapitati che faticano a trovare spazio e accoglienza in un sistema dove la giustizia, il dissenso, la fragilità diventano voci flebili e inascoltate. Non posso per varie ragioni entrare nel dettaglio ma ho sperimentato direttamente il silenzio omertoso di chi si è schierato, come in un clima di guerra, dalla parte del potere, l'autorità che tutto gestisce ed esercita senza ascoltare, valutare, accogliere e gestire con discrezione e affidabilità richieste di sostegno e di aiuto. Ora sono ancora fortunatamente qui a usare quelle parole nelle quali credo ancora e che mi danno il coraggio di guardare oltre, c'è una seconda pelle che è diventata una corazza contro apparati burocratici eretti come cattedrali nel deserto a diventare il miraggio di un bene comune, difficile da tutelare ma altrettanto importante da preservare e consolidare.

In questo clima di tensione e repressione dare la voce a chi non ha voce serve a discriminare, valutare, credere ancora che scienza e coscienza siano le radici di una cultura antica ma profondamente attuale. Dal giuramento di Ippocrate l'invito a considerare il paziente non un numero da registrare e catalogare ma: "stabilire con lui una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un'informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa. Giuro di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonchè a quelli civili di rispetto dell'autonomia della persona". Queste parole possono soltanto ricordarci che la salute non deve diventare un marchio di fabbrica da esibire e usare per l'inclusione sociale e l'esercizio della libertà ma il diritto-dovere al rispetto di norme e procedure sanitarie responsabili ed eticamente corrette nelle quali l'autonomia di scelte rende liberi da pregiudizi e condizionamenti.

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