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Immaginare il futuro, riflettere sul presente e costruire relazioni autentiche: “Cena di Classe a Teatro” è stato un viaggio orientativo che ha guidato gli alunni a scoprire loro stessi e il proprio potenziale. Realizzato nell’arco di sei mesi, il progetto ha trasformato una classe complessa e diversificata in una compagnia teatrale, offrendo a ogni studente l’opportunità di essere protagonista del proprio percorso di crescita sul palco e tra i banchi.
Nel progetto, sono stati utilizzati il medium del teatro e le metafora del lavoro della compagnia teatrale per strutturare un atelier educativo. Le necessità che hanno portato a questo percorso sono state molteplici: tessere relazioni, esplorare identità e sviluppare competenze sociali e personali fondamentali. L’obiettivo? Non solo scrivere e realizzare una performance teatrale su un futuro in cui i talenti e sogni degli alunni trovassero spazio e valore, ma costruire un’esperienza formativa capace di dimostrare cosa potessero creare collaborando e utilizzando le proprie abilità, spesso celate.
L’articolo presenta un’esperienza didattica, nell’ambito delle Scienze della Terra, che consente di comprendere come possa essere utilizzato il metodo del Problem posing a scuola. Si tratta di un approccio basato sui principi del costruttivismo che permette di adottare una efficace applicazione del metodo scientifico nell’insegnamento.
Tiziano Gorini
Il professore riluttante
Armando, Roma, 2019
pag. 127, 12 Euro
L'articolo affronta una delle tematiche più discusse in ambito scolastico: il riconoscimento formale del middle-management. L'obiettivo è di proporre la costruzione di un vero e proprio comparto nel settore scolastico dedicato alle figure intermedie tra la direzione dell'istituto e il corpo docente, prevedendone la presenza all’interno del CCNL. Dopo aver illustrato l'evoluzione dei ruoli e i contributi offerti da numerosi studiosi, con un focus sulla distribuzione della leadership, viene proposto lo sviluppo di un’articolazione del middle-management, secondo un modello già in uso in Inghilterra.
La dicotomia fra corpo e mente è da ascriversi alla filosofia di Cartesio. Secondo le teorizzazioni del filosofo francese, ogni uomo possiede due entità separate con differenti funzioni, ovvero il corpo che presiede al movimento e la mente che ha la funzione di pensare e di imparare. Questa ideologia dicotomica ha influenzato i sistemi di istruzione nell’ambito della cultura occidentale. Tutto ciò si riflette nella quotidianità scolastica: durante lo svolgimento delle lezioni, gli alunni devono obbligatoriamente restare seduti. In altre parole, mentre la mente è impegnata a lavorare, il corpo svolge una funzione passiva, quasi di asservimento e di non disturbo al lavoro della mente.
Sembra essere in atto, oggi, un massiccio ripensamento dell’intera esperienza del Sessantotto e del modello di scuola che da quel processo culturale è scaturito. In discussione, tra l’altro, vi è l’idea, condivisa tra gli studiosi, che dalla contestazione la scuola abbia ricevuto la spinta per un profondo processo di riforma delle proprie finalità e del proprio statuto. Una parte dell’opinione pubblica sostiene, al contrario, che il Sessantotto rappresenti il momento genetico dei mali della scuola (e più in generale dell’educazione) di oggi. A partire dall’esperienza di Barbiana, l’articolo si propone di ripercorrere e mettere a fuoco il cambiamento di paradigma che, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, ha trasformato la scuola, il suo statuto, il suo ruolo e le sue finalità.
Dopo il giro di boa di ferragosto, è tempo di pensare al rientro a scuola. Tante le domande, molte ancora le incertezze. Per questo il Ministero dell'Istruzione ha predisposto una pagina web dedicata: https://www.istruzione.it/rientriamoascuola che contiene i documenti e i materiali utili per le scuole, per il personale e anche per le famiglie, per la ripresa e la partenza dell'anno scolastico 2020/2021.
Tanti anni fa, nei pressi di una piccola città del Nord dell’Alaska, tra le montagne, sorgeva un villaggio nascosto dietro una fitta boscaglia, così fitta che chiunque passasse nelle sue vicinanze non riusciva a scorgere altro che arbusti, rovi, cespugli di rose selvatiche e grandi alberi di querce.
Non era molto lontano dalla città; dalla strada principale si poteva raggiungere percorrendo per circa dieci chilometri un sentiero molto stretto che poche persone conoscevano. Poveri viandanti, vecchi pastori e uomini disperati lo avevano attraversato in cerca di fortuna; a distanza di tempo, il bosco sembrava quasi aver “risucchiato” quella parvenza di strada che consentiva l’accesso al villaggio, ed il sentiero era completamente ricoperto di rovi.
Dopo una cornice teoretica di ampio respiro, l’articolo sviluppa il tema del team building nelle attività motorie e sportive, non mancando di proporre una serie di attività utili a migliorare la coesione del gruppo, anche in ambito scolastico.
Anche nella scuola, così come in molti altri ambiti della società contemporanea, nulla sembra più prezioso del tempo. Nei documenti alla base del progetto educativo e del piano dell’offerta formativa elaborati dalle istituzioni scolastiche si trovano frequenti riferimenti al “tempo dell’educazione”, inteso come tempo fecondo attraverso il quale valorizzare e far fiorire le età dell’infanzia, della fanciullezza e dell’adolescenza. Appare però sempre più evidente che il tempo, risorsa preziosa e indiscutibile per la scuola, rappresenti anche un problema: se ne avverte costantemente la mancanza o, quantomeno, l’insufficienza. Il personale scolastico sperimenta spesso l’ansia del “non avere tempo” e del “non fare in tempo”; l’agire entro scadenze prestabilite e, di conseguenza, l’avere fretta sembrano ormai caratterizzare la vita ordinaria della scuola. Ciò è in linea con quanto Joan Domènech Francesch sostiene nel suo Elogio dell’educazione lenta, dove afferma che nella società, nella vita quotidiana e nella scuola vi sia un crescente bisogno di lentezza. L’articolo propone una riflessione sulle criticità legate ai fattori temporali della vita personale e scolastica, anche attraverso riferimenti al pensiero di filosofi, pedagogisti e studiosi, per sostenere la necessità di proposte formative sulla gestione del tempo, orientate alla promozione del benessere e alla piena riuscita del progetto educativo.
Pietro Carmina, il docente morto nell'esplosione di un edificio a Ravanusa, aveva salutato così i suoi studenti dopo aver concluso, con la pensione, il suo lungo periodo di insegnamento. Il testo si commenta da solo e dovrebbe rappresentare per tutti, docenti e alunni, un atto di fede, dedizione, coerenza verso una professione spesso bistrattata o poco considerata. Tanti alunni, spesso quelli più problematici, lasciano il segno nella memoria dei docenti ma è vero anche il contrario, come in questo caso.
Il Tinkering è una metodologia didattica che promuove l'apprendimento attraverso l'esplorazione, la sperimentazione e la costruzione di oggetti concreti. Si concentra sull'apprendimento basato sull'azione e sull'esperienza pratica, incoraggiando gli studenti a fare ipotesi, ad affrontare problemi reali e a trovare soluzioni creative; consiste nell'utilizzare in modo creativo oggetti di facile reperibilità, oppure riciclare materiali e costruire ex novo degli apparati. L'obiettivo principale è stimolare la curiosità, la creatività e la capacità di problem solving degli studenti.
Dalla passione per la musica di Biagio, studente con sindrome di Asperger, è nata una canzone sull’autismo che ha trasformato la classe in un laboratorio di autentica inclusione.
La musica, linguaggio educativo e universale, ha stimolato collaborazione, empatia e partecipazione, migliorando il clima scolastico e mostrando il valore della diversità come strumento di coesione e crescita comune, capace di far emergere talenti, costruire legami e dare un senso profondo all’essere insieme a scuola.
L’articolo analizza alcune delle maggiori criticità del presente e del futuro nell’occupazione giovanile, individuando nell’orientamento e nella formazione professionale i dispositivi pedagogici per affrontare e cercare di superare tali criticità. In una lettura educativa della situazione trova spazio la categoria della speranza, intesa in senso attivo, come disposizione interiore necessaria ad affrontare una delle principali sfide dell’adultità: quella del lavoro.
In ambito scolastico l'errore è spesso fonte di ansia e stress per gli alunni, può essere una delle cause che porta all’insuccesso; anche gli studenti migliori non di rado hanno paura di commettere errori. D’altra parte per gli insegnanti non è facile individuare l’errore e i diversi fattori che a più livelli si intersecano e si integrano tra loro. Il proposito di questo articolo è di analizzare il ruolo significativo dell’errore nel processo di apprendimento e individuare le metodologie didattiche d’intervento per lo sviluppo di conoscenze e competenze da parte degli alunni nelle attività motorie e sportive.
Mi trovavo in un grande giardino, in cui c’erano tanti alberi, una fattoria con un pollaio e un porcile con tanti maialini. Mi piaceva tanto guardare quei maialini: li vedevo così strani, con quella pelle così rosa e quei peli così bianchi, quella coda così piccola e attorcigliata e quel grugnito che sentivo di continuo “Rum, rum, rum”. Come era bello stare lì all’aperto e guardare tutte quelle meraviglie del creato! Quello che più mi colpì fu un vecchio albero di ciliegie, era così grande e carico di frutti che, avvicinandomi, sembrava mi dicesse “Mangiami”. Così mi accostai per prendere qualche ciliegia, ma a un certo punto sentii delle voci che si avvicinavano sempre di più, e mi nascosi per vedere chi fosse.
L'articolo documenta un'esperienza di didattica inclusiva realizzata in una classe prima della scuola secondaria di primo grado, dove la metafora del viaggio e lo studio dell'Odissea sono diventati strumenti per promuovere competenze relazionali ed emotive. Il percorso interdisciplinare ha integrato teatro, tecnologie digitali e metodologie collaborative, valorizzando i talenti individuali e rispondendo ai bisogni specifici di un alunno con disabilità. La realizzazione di uno spettacolo teatrale arricchito da scenografie multimediali ha evidenziato come il riconoscimento delle risorse di ciascuno possa trasformare le criticità in opportunità di crescita collettiva.
E' accaduto a Caserta: un alunno di 17 anni sfregia il volto di un'insegnante con il coltello. Proviamo a farne una lettura oltre il fatto di cronaca.
Il clima di violenza gratuita sparge nella nostra società i semi di un sordo rancore e aggressività repressa, le armi di una guerra senza nome che esplode come una diaspora contaminando le idee, i pensieri di giovani e adulti intrappolati in una rete di incomunicabilità e insofferenza.
Molte Scuole secondarie di secondo grado, dopo il riordino del 2010, hanno provato a cimentarsi con la didattica per le competenze, mantenendo però, di fatto, invariato il curricolo e le modalità di valutazione. Talvolta, in vista del colloquio multidisciplinare, si è fatto convergere verso lo stesso oggetto di studio le diverse discipline: un grosso fraintendimento che fa coincidere la didattica per le competenze con l’interdisciplinarità. La riforma dell’Esame di Stato può essere l’occasione giusta per riflettere sulle distinzioni necessarie tra saperi e conoscenza, che poi è la differenza che passa tra le scienze, in senso lato, e la conoscenza intesa come consapevolezza dei saperi, tra sapere scientifico e sapere umanistico, tra sapere e fare. Perché “umanesimo” non è studiare le lettere, ma tradurre gli studi, tutti gli studi, in atti umani. La letteratura, la storia dell’arte, ad esempio, sono l’attuazione del pensiero, della cultura, del sapere di un tempo dato in opere concrete. E la piccola rivoluzione può essere l’occasione giusta anche per riflettere su parole, e quindi su rappresentazioni, come disciplinarità, interdisciplinarità, multidisciplinarità, transdisciplinarità usate a volte come intercambiabili - ma che intercambiabili non sono - e sul loro rapporto con lo sviluppo delle competenze.
Non è cambiando o ampliando gli oggetti dell’apprendimento che si sviluppano competenze, ma lo si fa pensando in modo diverso al soggetto che apprende, agli strumenti di cui ha bisogno per rapportarsi autonomamente allo studio e alla realtà in cui vive. Se, cioè, cambiano le modalità di lavoro, il tipo di prestazioni richieste e le situazioni in cui le si chiede, nonché il compito che si propone. Non solo apprendimento e restituzione, quindi, ma utilizzo autonomo, intenzionale e consapevole di quanto appreso.
Oltre 300mila studenti protagonisti e quasi 16.500 classi coinvolte. Sono i numeri che descrivono la partecipazione delle scuole all’iniziativa Programma il Futuro, lanciata a settembre scorso dalla collaborazione tra il Miur e il Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) per introdurre i primi rudimenti della programmazione informatica, il #coding, tra i banchi in maniera semplice, divertente e accessibile.
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