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L'efficacia e l'inclusività di una proposta didattica sono intrinsecamente legate alla sua capacità di suscitare engagement, coinvolgimento e interesse negli studenti. In tale prospettiva, l'opera dantesca, “La Divina Commedia”, si rivela una risorsa pedagogica straordinariamente attuale e interessante. Nella proposta didattica di seguito delineata, si dimostra come questo capolavoro letterario, fonte inesauribile di riflessioni sulla condizione umana, possa essere utilizzato come strumento per affrontare le sfide della società contemporanea, offrendo spunti di analisi critica e favorendo un apprendimento inclusivo e coinvolgente.
Femminicidio, suicidio, ludopatia, disturbi alimentari, furto d’identità temi che, pur radicati nella storia umana fin dal Medioevo, assumono oggi rilevanza fondamentale nel contesto adolescenziale. In un'epoca caratterizzata da crescente complessità sociale e tecnologica, i giovani si trovano spesso a confrontarsi con una vulnerabilità accentuata, un senso di isolamento e un bisogno profondo di figure di riferimento capaci di offrire orientamento e supporto.
L’articolo presenta un percorso realizzato nella scuola primaria, con l’obiettivo di sviluppare quelle competenze socio-emotive sempre più necessarie per la vita di relazione ed il benessere individuale.
La scuola dell’infanzia si colloca all'inizio del percorso formativo di base, è la scuola dei bambini e delle bambine, fondata sull’accoglienza, il rispetto delle diversità, sul riconoscimento e la valorizzazione dei pensieri, delle idee, dei sentimenti e delle emozioni di ciascuno, sulla possibilità di organizzare spazi adeguati e tempi distesi in cui ogni alunno possa riconoscersi.
Oltre 19 milioni di euro in materiale didattico e digitale donato alle scuole italiane: è il bilancio della prima edizione della campagna "Amici di Scuola" Esselunga del patron Bernardo Caprotti, che si è svolta da settembre a novembre 2015 coinvolgendo circa 10.000 istituti, dalle scuole materne alle scuole medie.
Gli studi di matrice etnografica sul mondo della scuola hanno avuto uno sviluppo particolarmente forte negli ultimi anni, seguendo le tracce di una disciplina, l’antropologia dell’educazione, che è andata assumendo una propria definizione anche a livello accademico.
In questo articolo si intende delineare alcune piste di ricerca a partire dalle posizioni di autori che hanno aperto significative connessioni tra antropologia e pedagogia.
Nel recente volume di Alessandro Simonicca, Antropologia dei mondi della scuola. Questioni di metodo ed esperienze etnografiche, sono presentati i risultati di una osservazione condotta negli anni 2004/2005 presso la Scuola Elementare “Gaetano Pieraccini” del comune di Poggibonsi (SI).
Un film degli studenti del Corso A - IC3 Don Bosco D'Assisi Con il sostegno del MIC e SIAE nell'ambito del programma "Per chi crea".
Giorni fa ho partecipato come genitore ad una riunione insegnanti. Ascoltando le parole di diversi docenti sono stato colto da un profondo senso di amarezza. Mi sono chiesto qual è la mission pedagogica oggi di un docente. L'alibi principale rimane quello del programma da perseguire, mentre il tempo è il vero tiranno. Mentre l'insegnante in questione ha sempre poche ore disponibili. Chiariamo subito ogni dubbio: non sto accusando “quel” maestro.
Il progetto "FARE per gli altri e con gli altri" nasce dalla convinzione che l'apprendimento significativo si realizzi attraverso la partecipazione attiva e la responsabilità sociale condivisa. L'esperienza si è sviluppata in una classe seconda della scuola secondaria di II° grado, con particolare attenzione a un'alunna, che chiameremo A., seguita per un disturbo del linguaggio. L'approccio progettuale ha privilegiato la flessibilità: molte delle idee iniziali hanno subito modifiche in itinere per rispondere più efficacemente alle esigenze del gruppo classe.
Siamo prossimi all'inizio della scuola ed è curioso scoprire come funzionano le scuole nel resto del mondo. La comparativa è di idealo.it, mentre i fatti curiosi e divertenti sui modelli scolastici nel mondo sono dalla giornalista Olga Mecking e da un suo articolo apparso prima su The European Mama e poi sullo Huffington Post l’anno scorso.
Le funzioni esecutive comprendono una serie di capacità che svolgono un ruolo chiave nel dirigere i comportamenti, le emozioni e i pensieri. Le funzioni esecutive sono importanti per l’adattamento alle nuove situazioni, che richiedono una certa dose di flessibilità. Esse comprendono tre capacità, ovvero l’inibizione o controllo inibitorio, la memoria di lavoro e la flessibilità cognitiva. L’inibizione consente di focalizzare la propria attenzione su di un elemento, eliminando tutti gli altri stimoli che fungono da distrattori. La memoria di lavoro è quella capacità che consente di ricordare per un breve periodo tutte le informazioni che sono necessarie a svolgere un compito. La flessibilità di risposta cognitiva è quella abilità che permette di cambiare i propri pensieri e comportamenti in base alle sollecitazioni dell’ambiente.
L'anno scolastico è appena iniziato e già suona l’allarme dispersione scolastica. A livello nazionale, sono circa 110mila i giovani fra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi dopo il diploma di terza media, pari al 17% in questa fascia di età – con un picco del 22,2% in Campania.
E’ nella nostra natura imparare a conoscere il mondo attraverso il gioco: in questo modo riusciamo a comprendere meglio anche i concetti più astratti e impegnativi perchè siamo mossi dall’esplorazione e dal piacere. Questo principio è alla base di un progetto realizzato nella scuola Primaria.
Di fronte al lungo elenco degli episodi di violenza (soprattutto tra adulti) che si ripetono nelle scuole in tutta Italia sotto forma di insulti, minacce, episodi rabbiosi a danno dei professori è lecito fare qualche riflessione. «La colpa non è dei maestri, degni di rimprovero sono i genitori che non esigono per i loro figli una severa disciplina dalla quale possono trarre giovamento. Essi devono abituare gradualmente i giovani alle fatiche, lasciare che si imbevano di letture serie e che conformino gli animi ai precetti della sapienza... invece i fanciulli nelle scuole giocano».
Frequentemente gli adolescenti provano un senso di noia nei contesti scolastici che frequentano. Le ragioni di tale tedio possono essere molteplici. Spesso i programmi scolastici sono lontani dai problemi e dalle tematiche che caratterizzano i ragazzi contemporanei. Altre volte i docenti non riescono a creare l’intrigo giusto che può coinvolgere i propri alunni. In alcune circostanze, i ragazzi, in virtù del vissuto depressivo che sovente caratterizza questa fascia di età, appaiono poco interessati a qualsiasi cosa.
Il MIUR con nota n.6082/15 ha invitato le scuole, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si terrà il prossimo 16 ottobre, a svolgere tutta una serie di attività volte a sensibilizzare gli alunni riguardo all'importanza della corretta alimentazione e di uno stile di vita sano.
Mandare i bambini in primina non è sempre una buona idea. Perché può metterli a rischio stress e depressione negli anni a venire. A dirlo, uno studio dell’Università di Exeter, che ha indagato sulle conseguenze delle iscrizioni premature dei piccoli alla scuola elementare.
Questa volta ero dall'altra parte, seduta tra gli alunni e i genitori. Sono in pensione ma ho voluto, nonostante tutto, essere presente agli esami dei ragazzi ai quali ho insegnato per due anni. Ho cercato di vivere le emozioni assieme a loro, guardando con occhi diversi la realtà di un passaggio obbligato e comunque necessario, il momento in cui le domande diventano, come per incanto, un ponte di comunicazione tra il prima e il dopo, il passato e il futuro.
Carlo Salvitti
Gli stili di apprendimento a scuola
Youcanprint, Tricase (Le), 2018
pag. 86, 12 Euro
Era sul finire del 2022 quanto l’INVALSI introdusse i nuovi indicatori di fragilità, avviando una profilazione di massa per “individuare precocemente gli studenti che maggiormente sono esposti ai rischi connessi all’insuccesso scolastico”. In seguito, dopo l’accertamento della preparazione in italiano, matematica e, per alcune classi, inglese attraverso le note prove standardizzate, l’INVALSI ha inviato a tutti gli Istituti i dati sulla fragilità/disagio (classificati con livello 1 o 2 o disagio potenziale) di ogni studente che abbia fallito i test. Il “bollino” si guadagna se si ricade nella coda dei peggiori nello svolgimento delle prove, il cui contenuto non è noto a nessuno, se non a colui che ha svolto il test e a coloro (chi sono?) che lo hanno corretto (semiautomaticamente). Se l’intento è dichiaratamente “preventivo”, vi sono alcune questioni rimaste a lungo aperte: il bollino di fragilità resterà nel curriculum scolastico, visto che è associato al codice SIDI? Influenzerà l’accesso all’Università? Cosa accadrebbe se i dati personali della supposta fragilità di apprendimento venissero utilizzati all’esterno delle scuole? Le famiglie i cui figli risulteranno schedati dall’INVALSI come potranno esercitare un controllo su questa sorta di “certificazione di disagio”? Inoltre, è stato osservato che gli studenti che ricevono la patente di disagio e fragilità di Stato sono in larga percentuale appartenenti a precise categorie sociali, aggravando la legittimità dell’operazione.
Secondo i dati diffusi dal MIUR, le performance scolastiche degli alunni italiani sono migliorate. Tra i maturandi aumentano quelli che conseguono il diploma con una votazione sopra il 70 (dal 59,6% al 62,2% dello scorso anno), con un leggero incremento delle lodi (dallo 0,8% allo 0,9%) e una consistente diminuzione della votazione minima che è pari a 60. Anche i 100 sono di più, passando dal 4,5% al 4,9%. Le Regioni con il maggior numero di diplomati con lode sono: la Puglia (788), la Campania (455), la Sicilia (372) e il Lazio (345).
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